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Si sono "sbattezzati" quarantotto padovani

Il Gazzettino 26/10/2008

«Io mi sbattezzo nel nome del padre Darwin, di Porta Pia e dello spirito laico». La formula suonerebbe così, se soltanto esistesse un contro-rito del Battesimo. Invece non c'è nessuna liturgia: soltanto un modulo da compilare e inviare, via raccomandata e con fotocopia di documento d'identità, alla parrocchia dove si è ricevuto il sacramento. Che non si annulla, sia chiaro. Come non è possibile cancellare il fatto che quel giorno, complici genitori e padrini, un celebrante ha versato acqua benedetta sulla fronte, tracciato il segno della croce, compiuto un'unzione con l'olio santo. Tutto si risolve in un'annotazione sul registro dei battesimi conservato in canonica. Prende atto della «inequivocabile volontà di non essere più considerato aderente» alla Chiesa. Una battaglia vinta per l'Uaar , l'unione degli atei, agnostici e razionalisti. Ieri ha portato in tutta Italia lo Sbattezzo day. Per il gruppo, oltre 600 italiani hanno deciso nell'occasione di sbattezzarsi; 48 soltanto a Padova, dove l'Uaar è nata vent'anni fa su iniziativa di un professore di Biologia, Martino Rizzotti. La compagnia si è diffusa per la Penisola: adesso i soci sono 2.800 e 32 i circoli provinciali. Il segretario è Raffaele Carcano (coautore di un libro significativamente intitolato Uscire dal gregge) mentre la lista dei presidenti ha nomi come Margherita Hack, Danilo Mainardi, Piergiorgio Odifreddi, Sergio Staino. Tra le iniziative, il contrasto ai crocifissi nei luoghi pubblici, l'opposizione all'otto per mille, la creazione di sale del commiato. E lo sbattezzo, appunto. Celebrato ieri perché il 25 ottobre 1958, cinquant'anni fa, la Corte d'Appello di Firenze assolse il vescovo di Prato per aver definito pubblicamente due giovani «concubini e peccatori». Poteva farlo, sentenziò il tribunale, in quanto «suoi sudditi, perché battezzati». «Dunque il nostro non è un atto goliardico o vendicativo, ma il riconoscimento di un diritto per chi, nella sua quotidianità, non vuole essere considerato cattolico», dice Giorgio Villella, segretario Uaar fino all'anno scorso. È anche un modo per ricordare al Vaticano di non diffondere statistiche che considerano cristiani tutti i battezzati. Il Garante della privacy ha riconosciuto il diritto a sbattezzarsi nel 1999. «Non abbiamo un dato di tutti gli sbattezzati da allora. Però 2.500 persone al mese afferma Villella - scaricano il modulo dal sito Uaar .it. Vorrà pur dire qualcosa». Léon Bertoletti

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Il giorno dello «sbattezzo» per settanta padovani

Il mattino 26-10-2008

Sono già 70 i padovani che si sono «sbattezzati» perché non intendono più essere considerati, giuridicamente e religiosamente, cattolici. Fanno parte dell’associazione Uaar (Unione atei agnostici razionalisti) e ieri mattina hanno partecipato in massa al cosiddetto «sbattezzo-day», tenendo anche un’affollatissima conferenza stampa a Palazzo Moroni, alla quale erano presenti anche la sindacalista della Cgil Liliana Frascati, Marco Ferialdi e Giorgio Villella. L’Uaar ha in tutta Italia 37 circoli. Tra i più attivi ci sono quelli di Treviso, Venezia, Verona e Padova: tra i presidenti onorari figurano anche Margherita Hack, Laura Balbo, Carlo Flamigni, Danilo Mainardi, Piergiorgio Odiffreddi, Pietro Omodeo, Floriano Papi, Valerio Pocar, Emilio Rosinie Sergio Staino. In città sono in forte crescita. Recentemente hanno chiesto a Zanonato d’intitolare una strada a Carl Darwin: «La chiesa cattolica da sempre diffonde dati falsi sul numero dei suoi fedeli - ha detto Villella - Nelle sue statistiche annuali cambia sempre le carte in tavola. Per noi il vero cattolico è solo quello che frequenta assiduamente la chiesa e la parrocchia». Alle 11,30 gli attivisti dell’Uaar hanno deposto una corona di fiori al monumento di via XX Settembre, che ricorda la breccia di porta Pia a Roma nel 1870, mentre a mezzogiorno hanno spedito i nuovi moduli alle rispettive parrocchie per essere sbattezzati. (f.pad.)

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