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Miracoli, paranormale religioso, fedi, scienza

Miracoli, paranormale religioso, fedi, scienza

Per diverse ragioni, da sempre, le predicazioni religiose hanno cele­brato da un lato miracoli e prodigi come prova oggettiva delle verità della fede, dall'altro ne hanno messo in risalto l'elemento soggettivo rife­rendosi a "tutto ciò che appare oltremodo difficile o insolito, che va al di là delle aspettative o delle facoltà di chi ne rimane sorpreso" (Agostino da Ippona, De utilìtate credendi).
Fra presunta oggettività (dominante nel passato) e inesplora­bile soggettività (prevalente oggi) si dipana la storia dei mira­coli e dei prodigi nelle religioni; una sterminata casistica in perenne rinnovamento, a misura dell'abbandono di antiche cer­tezze, rimpiazzate da sempre nuovi racconti di meraviglie ap­parentemente inesplicabili, oggi pressoché tutte sul piano me­dico. Se un tempo erano le insufficienti conoscenze scientifiche a giustificare certi slanci, oggi a mantenere in voga il "miraco­loso" è più spesso l'insufficienza critica, o il bisogno di dare comunque un precostituito "senso" a ciò che non si spiega con im­mediatezza, con tutti gli usi ed abusi che ne conseguono. Si ha, infatti, sempre una gran voglia di miracoli, come testimoniano gli strilli giornalistici e le adunate di fedeli acclamanti, davanti ad ogni stranezza che sappia di intervento soprannaturale. Anche l'antichità greco-romana, è vero, guardava al prodigio: ma come ordinaria azione di un dio concreto e non piuttosto come fatto oltre natura, da collocare nel metafisico.
Nonostante i lumi della modernità, la cultura popolare e la stessa cultura "dotta" religiosa continuano a nutrirsi e compiacersi delle proprie antiche radici, senza problemi di commistione con il magico ed il superstizioso: da qui la fede nelle reliquie ed il loro commercio, la partecipazione a riti paganeggianti che accompagnano un presunto prodigio, i pellegrinaggi terapeu­tici. Non si tratta, in molti casi, di semplice collocazione dell'immaginario nel contesto della teologia o sem­plicemente del folclore; quasi sempre è possibile ricostruire un preciso itinerario che parte da un fatto {vero, falso, presunto o frainteso che sia), ma che di esso si ap­propria stravolgendolo, modificandone la memoria, forzandolo, adattandolo a quanto al momento conviene, "pro bono fidei".