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La banalità del male

Le parole sono pietre, scriveva Simone Weil, e le pietre, si sa, possono uccidere. In queste ore c'è un'ondata di giusta indignazione per il post di Doleres Valandro che si chiedeva perché nessuno “violenti il ministro Kyenge”. Parole talmente miserabili che hanno tutto il nostro disprezzo. Sorprende che tra quanti hanno stigmatizzato l'infelicissima uscita ci sia anche l'ex sindaco di Cittadella Bitonci, che ha definito le parole della sua compagna di partito “stupide, violente ed inopportune”. E' lo stesso Bitonci che, non molto tempo fa, aveva fatto mettere il “Wanted” contro Massimo Albertin, reo di avere portato avanti la battaglia laica contro la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche? E' lo stesso Bitonci che aveva detto al collega sindaco di Abano che bisognava togliere la cittadinanza agli Albertin? Il quale a seguito della campagna di aggressione ha subito minacce e per un certo periodo ha avuto bisogno della protezione della polizia nelle sue uscite pubbliche? Insomma, Bitonci non è certo la persona migliore che possa dare lezioni di stile e di moralità alla Valandro; non ci risulta che abbia mai fatto le scuse ad Albertin.
Strano Paese questo dove il politicamente corretto e il lessico penalmente rilevante vale per persone nere o per gli omosessuali (e ce ne rallegriamo) e sembra non valere per gli ateo-agnostici che possono anche essere definiti al TG 1 "disabili del cuore", e attaccati da papa e vescovi senza contraddittorio.
Per intanto, la nostra vicinanza come Circolo UAAR di Padova, al ministro Kyenge così barbaramente insultata.
Un nostra più siderale distanza verso i politicanti ipocriti e doppiopesisti.