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Ora pro nobis

È rimbalzata su alcuni quotidiani nazionali la notizia che in un liceo classico di Genova un'intera classe ha chiesto di non frequentare l'ora di religione. Non è il primo caso invero. Ci sono segnali sempre più indicativi di un crescente disinteresse dei giovani verso la religione. Probabilmente è l'effetto boomerang rispetto ad un indottrinamento che si pretende già debba partire nella prima infanzia. Un tema comunque che suscita sempre più un dibattito secondo noi positivo, comunque la si pensi. Nella nostra recente assemblea annuale di Circolo, diversi soci e simpatizzanti, presenti per la prima volta, hanno parlato della difficoltà di vedersi garantire l'ora alternativa per i propri figli, della tendenza conformistica e acritica di molti genitori che chiedono la religione per i propri figli perché “così fan tutti” salvo poi criticare la Chiesa Cattolica per questo o quello. Una battaglia, per l'UAAR, coronata dalla storica sentenza del Tribunale di Padova che obbliga le scuole pubbliche a istituire l'ora alternativa qualora sia richiesta anche da un/a solo/a alunno/a. Ma possiamo testimoniare che esistono ancora molte zone franche, disinformazione diffusa, malafede da parte di organi preposti a dare informazioni corrette ed imparziali. Esistono anche genitori che non si lasciano intimidire e rivendicano i propri diritti e sognano un'Italia sempre più laica. Che siano anche iscritti all'UAAR o che si appoggino anche all'UAAR è per noi motivo di orgoglio. E dà senso al nostro operare come unica associazione italiana che mette insieme atei ed agnostici e che chiede per loro uguale “cittadinanza”. Scusate se è poco.