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Padova città del Santo? Sì, no, forse

L'annuale sacra kermesse delle celebrazioni antoniane di giugno con annessi e connessi si è conclusa con il consueto bagno di folla. Ancora l'anno scorso ci eravamo espressi riguardo al cosiddetto 'culto delle reliquie' attraverso una lettera inviata al Mattino, suscitando la reazione indignata di un lettore al quale abbiamo, o meglio avremmo voluto, controreplicare. Trovate tutto su questo sito nella sezione Contributi. Questa volta abbiamo preferito glissare. Conosciamo la posizione di quanti, pur riconoscendo qualche eccesso devozionale alla festa del Santo che la assimilerebbe più a folklore che ad opera di culto, sostengono che le celebrazioni sono occasioni per richiamare turismo a Padova. Certo, ma allora se il problema ruota tutto attorno al fattore pecunia, la festa in onore a sant'Antonio non sarebbe molto diversa da una qualsiasi sagra della salsiccia o di un concerto della popstar di turno. Quello su cui cerchiamo di porre all'attenzione, e ci auguriamo che questo non dispiaccia ai credenti più sinceri, è il discorso sulla qualità dell'evento più che sulla quantità di incassi e/o prenotazioni.
E negli stessi giorni in cui a Padova si concludevano le celebrazioni, in una chiesa della California veniva trafugata – come per la 'lingua' qualche anno addietro – una preziosa reliquia del Santo che ha gettato nello sgomento la comunità dei devoti. Il rettore della Basilica del Santo di Padova ha voluto, con una nota alla stampa, lanciare un appello perché se il gesto è stato compiuto a fini estortivo-criminali stavolta non venga chiesto alcun riscatto senza escludere che possa trattarsi del gesto di uno squilibrato. Ci verrebbe da optare per la seconda possibilità. Se fosse verosimile un furto su commissione finalizzato alla richiesta di un riscatto dovremmo poi considerare l'eventualità che altri 'squilibrati' potrebbero essere disposti a pagare una somma per reimpossessarsi del feticcio dai magici poteri, all'alba del terzo millennio.
Nulla di personale, davvero, con sant'Antonio da Padova, che pure è un santo che ci piace – provate a leggere i suoi sermoni contro l'opulenza degli ecclesiastici: chissà oggi cosa direbbe – ma continueremo, come atei e agnostici, a preferire che Padova non sia considerata solo la città del Santo; questa è anche la città di Galileo, insigne scienziato che traghettò il Seicento nella modernità, di Pomponio de Algerio, giovane studente messo al rogo dall'Inquisizione per le sue convinzioni che non volle mai abiurare e di cui una targa al Bo ne ricorda il sacrificio e molti altri che troviamo nel mausoleo di Prato della Valle.
Allora...W il Santo, ma viva anche tutti gli uomini liberi che, in nome della scienza e delle proprie idee filosofiche, hanno onorato questa città rendendo un po' migliore il mondo.
PD 21/06/2011