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Un film già visto

Un nostro socio ci scrive: “Ho fatto una visita medica al presidio ospedaliero dell’Arcella e durante l’incontro ho notato che nell’ambulatorio campeggiava un crocifisso. Alla dottoressa ho chiesto come mai in un ufficio pubblico venisse esposto un simbolo di fede così privato. Lei ha risposto di non essersi neanche accorta della sua presenza e che era l’altra collega che probabilmente l’aveva voluto. Ho ribadito che in una società laica e plurale un ufficio pubblico non dovrebbe privilegiare simboli religiosi e o politici discriminandone altri e dovrebbe rimanere neutrale. Lei ha allargato le braccia dicendo che di queste cose si occupa la Direzione Sanitaria”.
Ci risiamo insomma. Quello che fa specie è che in queste situazioni può più l’abitudine e il laissez faire che non l’integralismo di chi deve per forza sventolare a tutti che “siamo un Paese cattolico” o che “il cristianesimo fa parte della nostra cultura”.
La corsia preferenziale di cui gode la confessione religiosa che fa capo alla Chiesa Cattolica stride fortemente con la nostra Costituzione; sono concetti più volte ripetuti. Al battage mediatico sull’opera pia svolta dalle associazioni che alla Chiesa Cattolica fanno riferimento, rispondiamo che i contribuenti italiani danno alla CCAR molto di più di quanto ricevano in carità tra contributi dell’8 per mille non dovuti, oneri di urbanizzazione secondaria, insegnanti di religione, cappellani nelle caserme e negli ospedali, ecc.
E non ci stancheremo di ripeterlo. Intanto valuteremo come Circolo se intervenire presso la Direzione Sanitaria per la storia del (o dei?) crocifissi esposti.