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Beata Opulenza

Scrivemmo Sancta Pecunia in un vecchio editoriale e torniamo a parlare di Beata Opulenza designando con tale espressione quel fiume di danaro che ruota attorno alla Chiesa Cattolica che, naturalmente viene “sopportato” a fin di bene, o almeno così la fanno passare. Quando poi si spende e spande per le “cose divine” tutto si giustifica. Per dare qualche ordine di idea ai nostri lettori, una stima prudenziale vuole che la holding vaticana abbia un patrimonio stimato attorno ai due mila miliardi di euro. Una recente inchiesta ha invece stimato il tesoro di sant'Antonio su “soli” 100 milioni di euro tra immobili, terreni, partecipazioni societarie varie; l'economo della Veneranda Arca ha tenuto a precisare che tutti gli investimenti sono “puliti”, una sorta di excusatio non petita.
I fedeli per non essere da meno, riescono a essere degni membri di tale congrega di sciuponi. A Villaguattera di Rubano la statua di sant'Antonio con annesso altarino e struttura con panche di cemento armato è costata 30.000 euro.
Qualcuno dovrebbe spiegare alle 94 lavoratrici dell'Istituto Santa Tecla, fondazione ecclesiastica, licenziate alla vigilia di natale, data scelta simbolicamente disumana, come mai per loro non si siano trovati i soldi. Il fiume di denaro che transita nei molti gangli delle strutture ecclesiastiche sembra avere altrove i suoi delta e i suoi estuari.
Oggi l'UAAR ha depositato in Parlamento le 20.000 firme della petizione on line per l'abolizione di un anacronistico Concordato. Davvero, da qualche parte si deve cominciare, in tempi di crisi.