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Visti da fuori

Nel corso dei consueti banchetti che come Circolo siamo soliti fare nel periodo estivo, ospiti di associazioni, partiti o istituzioni – gli inviti per fortuna non mancano, talvolta però pesano anche gli “inviti mancati”, ma non ci teniamo a essere simpatici a tutti – ci è capitato più di una volta di imbatterci in persone che più di altre esprimono sorpresa nell'incontrarci.
In particolare ci vengono in mente tre incontri. Il primo con un ragazzo italiano “cervello in fuga” in Belgio, Paese di comprovata laicità, che prima di augurarci “buona fortuna” ha sottolineato come nella realtà che lo ospita, pure in preda a mille problemi – da molti mesi manca un governo che metta d'accordo le due enclave – con una tradizione cattolica consolidata, la Chiesa è molto sensibile alle pressioni dell'opinione pubblica, con riferimento espresso alla torbida vicenda degli abusi sessuali di matrice ecclesiastica, con vescovi e sacerdoti sotto inchiesta, costretti quanto meno alle dimissioni.
Il secondo incontro è stato con una ragazza spagnola, talmente meravigliata che “nel Paese che ospita il Vaticano” possa militare un'associazione atea che ha voluto a tutti i costi immortalarci a mo' di souvenir. Ci raccontava poi che in Spagna, dove pure c'è una gerarchia cattolica molto forte che tenta in ogni modo di contrastare il governo di Zapatero, benché quest'ultimo sia un po' in affanno, è sicura che i “diritti civili conquistati” non verranno messi in discussione da alcun successore, neanche il più conservatore.
Il terzo incontro è avvenuto con un attempato e simpatico signore originario di un Paese arabo-mediterraneo, da tempo residente in Italia, il quale avvicinatosi al nostro banchetto ha detto con un certo orgoglio: “Sono arabo ma anche ateo” e “sono felice di poterlo dire qui perché altrove rischierei la pelle”. Ci ha poi spiegato come, nel suo Paese di origine, se è consentito essere più o meno “laici” e cioè più o meno devoti rispetto al culto e alle pratiche religiose, essere atei è ancora un tabù. Perfino qualcuno di noi, caduto nella trappola arabo = musulmano, ha avuto modo di meravigliarsi della sua meraviglia.
Riflessione, amara, a tergo. Rispetto a Belgio e Spagna ci siamo sentiti in un altro...pianeta. Quanto al Maghreb, sembra più vicino che mai; anche da noi essere dichiaratamente atei – fatto per lo più tollerato se circoscritto alla sfera privata – è ancora un tabù.
Motivo in più perché l'UAAR continui a esistere.
Padova 26/06/2011