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Ex cathedra... o quasi

Non ci uniremo neanche stavolta al coro unanime di consensi riguardo alla solita esternazione papale. Nei giorni scorsi, con un intervento ad un'iniziativa di Libera, per ricordare le vittime delle mafie, il pontefice ha detto rivolgendosi ai criminali “Convertitevi” rammentando loro che se non avverrà ad aspettarli sarà la dannazione eterna. Naturalmente telegiornali, agenzie e carta stampata hanno fatto a gara per dare a questa notizia “inaudita” tutto lo spazio possibile. Chissà perché ma non ci siamo entusiasmati più di tanto a questa ennesima uscita papale. A dirla tutta, come ha osservato acutamente un nostro socio, sarebbe stato meglio che Francesco I avesse detto “Costituitevi” magari “vuotando il sacco”. Ci sembra che il papa abbia sbagliato due volte. La prima nell'aver per l'appunto posto l'accento sul peccato più che sul reato. La seconda perché invero i mafiosi non hanno bisogno di alcuna conversione ostentando una grande devozione per santi e madonne e siamo certi anche siano ligi nel santificare le feste.
L'ambiguità forse inconsapevole dell'espressione “convertitevi” la dice lunga sulla difficoltà da parte del Magistero ecclesiastico di barcamenarsi sul crinale tra intima spiritualità e responsabilità. La gestione, per esempio, della questione pedofilia all'interno della Chiesa Cattolica, è stata pessima proprio in ragione di un approccio moralistico sulla questione (il segreto da mantenere per evitare lo scandalo) che ha sottovalutato le gravi ripercussioni penali (la recidiva dei soggetti, il danno causato alle vittime).
No, caro Bergoglio, perdono e contrizioni personali sono questioni che riguardano la coscienza e la sensibilità personale. La collettività deve esigere giustizia e adeguata pena per il reo. Nel nome delle vittime. Il Regno di Dio può attendere, ci accontentiamo di rendere più vivibile quello degli uomini.