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And no religion too?

Alcune ricerche sui media indicano che i programmi di cronaca nera sono quelli più visti dagli italiani. Sarebbe già per noi questa una ragione sufficiente per non occuparcene. Se lo facciamo questa volta, malvolentieri, in primo luogo perché il fatto truculento riguarda la nostra città e in secondo luogo per la circostanza che più che il fatto in sé – la morte di una giovane mamma scannata dal marito geloso, le dichiarazioni allucinanti di un mediatore culturale sulla lapidazione poi ritrattate su cui stendiamo un velo pietoso, pensando in particolare alla vittima e alle vittime 'collaterali', la figlia di 6 anni di Fatima Chabani - ci preme sviluppare delle riflessioni che sgorgano spontanee.
Sappiamo già a quello a cui state pensando: la solita litania contro le religioni. Sì, ma non solo. Crediamo di essere intellettualmente onesti nel considerare come una storiaccia come questa, o come quella di due genitori musulmani che circoncidono un bambino in casa mettendo a repentaglio la sua vita di cui abbiamo parlato in un editoriale precedente, se riguarda immigrati presenti nel nostro Paese non ci spinge a speculazioni di sorta. Nella 'civilissima' Italia, un giovane 'normale' può, come è successo pochi giorni fa, uccidere a coltellate un caro amico, e violentare e soffocare la sua ex fidanzata senza un apparente 'perché'. La carrellata degli orrori, basta leggere i quotidiani che con gusto quasi maniacale vi ci soffermano, non è esclusiva di alcune etnie o classi sociali. Ma, chissà perché – lo diciamo con ironia amara – dove la provenienza culturale collima con un forte influsso della religione, la violenza è quasi 'naturale' e facilitata. Il virus incubato dalla religione si chiama patriarcato e cioè misoginia, prepotenza maschile in famiglia e in società. Le religioni monoteistiche, in particolare la triade Ebraismo-Cristianesimo-Islam, in questo realizzano un “ecumenismo” insperato: il disprezzo per la donna, la sua inferiorità rispetto all'uomo, la sua subalternità nella scala sociale è sancito dalle Scritture, dove stupro, incesto, lapidazione per la donna infedele, poligamia in un'unica direzione – sempre a favore dell'uomo – è consuetudine a meno di improbabili arrampicate sugli specchi.
Lo Stato laico, per sua stessa natura, è tollerante e “relativista” riguardo alle scelte etiche dei singoli. Ma, come ha spiegato efficacemente in un articolo sull'Ateo n. 3/2004 Valerio Pocar uno dei nostri presidenti onorari, lo Stato laico se è neutrale rispetto alle opinioni dei singoli, che possono decidere se essere integralisti o tolleranti nella loro vita privata, non può esserlo riguardo ai comportamenti che, come quelli integralisti, possono mettere a repentaglio le regole costituzionali su cui si fonda la libertà collettiva.
Ecco perché le nostre riserve sulla religione, sulle religioni in generale, in particolare riguardo a quelle come quella cristiano-cattolica o musulmana che pretendono di sancire per tutti convinzioni che appartengono alle opinioni di alcuni, non devono essere scambiate per disprezzo contro le singole persone. E in ogni caso, nessuna violenza, in nome di alcun dio, può essere mai tollerata. Ma temiamo bisognerà ancora aspettare che il mondo si liberi dalle sue paure perché la profezia lennoniana del 'and no religion too' si avveri.
Da parte nostra se pure crediamo che ci sia del vero nell'espressione homo homini lupus, riteniamo altresì come atei ed agnostici che extra hominem nulla salus, l'unica salvezza possibile per l'uomo può venire dall'uomo e dall'esercizio prudente e saggio della sua facoltà più nobile: la Ragione.
Padova 01/07/2011