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Massimo Bitonci neosindaco di Padova

Il neosindaco di Padova ha celebrato la vittoria con tre pellegrinaggi, è intervenuto alla processione per Sant’Antonio chiedendo l’intercessione del santo e ha delegato l’assessore Alessandra Brunetti ai ‘rapporti con il mondo religioso’. Ma già nel 2009, commentando l’iniziativa giuridica di una socia Uaar contro la presenza del crocifisso negli edifici pubblici, chiese “di revocare la residenza alla famiglia italo-finlandese che ha inferto una tale ferita alla civiltà cattolica”, aggiungendo che “se questi signori dovessero passare per Cittadella potrebbero trovare i loro faccioni attaccati ai muri con la scritta ‘wanted’.
L’ex sindaco di Cittadella ed ex capogruppo al Senato per la Lega non è dunque uno sprovveduto: vanta un cursus honorum clericale di tutto rispetto. È un cristianista disposto a tutto, o quasi: di fronte alla denuncia della famiglia Albertin, si rifugiò dietro l’immunità parlamentare. È stata “Roma ladrona” a salvargli la ghirbona.
Con tali credenziali la sua nuova prodezza non può dunque sorprendere. Bitonci ha gioiosamente annunciato sui social network: “‎Padova:‬ ‎ora‬ in tutti gli edifici e scuole un bel ‎Crocefisso‬ obbligatorio regalato dal ‎Comune‬!”. Con tanto di maledizione annessa: “‪‎Guai a chi lo tocca‬”.
La nuova Lega non sembra quindi molto diversa da quella vecchia, che il crocifisso lo distribuiva gratis e lo voleva persino sulla bandiera italiana: la differenza è semmai che il “crocifisso per tutti”, anche per chi cattolico non è, sarebbe pagato dal Comune, e quindi anche da chi cattolico non è. L’onda lunga del partito: dal dio Po al dio imposto con la forza a tutti.
Bitonci è del resto sulla stessa lunghezza di Salvini che ha commentato su Facebook la rimozione di un crocifisso in un seggio di Noale (VE) descrivendola come una “FOLLIA. Fosse stato per me, il Crocifisso stava al suo posto, e quel tizio la scheda elettorale se la poteva ingoiare”. Un’icona né laica né unanimamente cristiana, visto che la sua presenza negli edifici pubblici non piace né a chi non crede, né ai credenti non cristiani, e nemmeno ai protestanti.
Il crocifisso non dà fastidio, precisiamolo ancora una volta: lo dà semmai il fatto che un simbolo di parte troneggi in spazi che sono di tutti. È la stessa sensazione che si ebbe ad Adro (BS), quando il sole della alpi leghista fu usato per tappezzare una scuola statale. Anche in seguito all’indignazione del capo dello Stato quei simboli padani furono rimossi: i crocifissi, addirittura imbullonati alle pareti per evitare ogni ‘tentazione’, a quanto pare no.
Il crocifisso è dunque assurto a simbolo dell’identitarismo padano nel silenzio complice delle gerarchie ecclesiastiche, che non hanno nulla da obiettare, e non sembrano provare vergogna nel vedere il proprio simbolo usato come clava da cotanti energumeni.
Evidentemente il gioco continua a valere la candela come dai tempi di Costantino: in hoc signo vinces. Tanto i politici passano, le religioni con il loro armamentario di simboli restano.