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Il sindaco e il “buon senso”

L'ordinanza del prefetto di Padova datata 4 luglio 2011 ha suscitato qualche malumore rispetto alla blindatura di alcune piazze del Listón e il rispetto del diritto costituzionale alla libertà di espressione. Il provvedimento distingue tra manifestazioni “statiche” e “dinamiche” e per quelle statiche contempla limitazioni per numero di partecipanti. Quanto a Piazza Erbe, Frutti e dei Signori, si legge che le iniziative di carattere politico verranno limitate a determinati orari e giorni e i cortei limitati alla sola zona viaria. L'ordinanza va nella direzione della salvaguardia della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica ed anche in quella di permettere la libera circolazione del tram. Non siamo, in linea di principio, contrari a che le nostre piazze vengano tutelate come bene della collettività. Facciamo però osservare che in linea di massima le manifestazioni e i cortei “dinamici” più di routine hanno carattere eminentemente religioso, festa del Santo docet. Siccome nel documento prefettizio si parla genericamente di manifestazioni “politiche” c'è da credere che i cortei religiosi sfuggano a questa categoria. Almeno sulla carta. Perché chiediamo: il Family Day, organizzato dalla Chiesa Cattolica con preti e suore al seguito, era o no una manifestazione politica? Insomma, ci sembra, ancora una volta che in questo Paese ogni occasione è buona per ricordare che ci sono cittadini di serie A – i credenti cattolici e i loro mentori – e cittadini di serie B – tutti gli altri, segnatamente i laici e non credenti.
Poi è arrivata la parola risolutiva del sindaco Zanonato a rassicurare tutti. L'ordinanza del Prefetto era “un atto dovuto” ma non cambia nulla. Per quanto riguarda permessi e diritto di manifestare, ci si regolerà come sempre. E qui si conia una nuova categoria nell'ordinamento giuridico: il “buon senso”. Che ci ricorda troppo da vicino quello che viene, ancora, chiamato il “comune senso del pudore” che nessuno ha mai capito chi lo stabilisca.
In uno Stato a sovranità limitata come VaticanItalia, anche una parola innocente come “buon senso” rischia di essere pericolosamente ambigua. Uno Stato autenticamente laico dovrebbe avere regole certe, restrittive od estensive, erga omnes. Ma dopo l'approvazione alla Camera della legge sulla tortura di Stato, altrimenti chiamata Calabrò, siamo ancora uno Stato laico?
Padova 16/07/2011