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Barricate per il Santo? No, grazie

E chi siamo noi, direbbe qualcuno. Se i napoletani insorgono per la cancellazione della festa in onore di San Gennaro, i padovani dovrebbero fare altrettanto per lo spostamento della prossima festa in onore di Sant'Antonio che il prossimo 13 giugno 2012 cadrebbe di mercoledì e così verrebbe celebrata la domenica successiva. Questo almeno nei desiderata di qualche presidente dell'Arca (non quella di Noé) del Santo, di religiosi a vario titolo (e con vari interessi presumiamo), e magari in attesa del solito appello dell'immancabile vescovo Mattiazzo, i quali tentano di dar fuoco alle polveri per lo scippo della festa che la manovra del Governo impone in piena logica di austerity.
Per dirla tutta, con eccezione del Santo Patrono, il Governo ha confermato tutte le feste religiose ("intoccabili perché prevista dal Concordato" secondo il ministro Tremonti) mentre saranno cancellate le feste della Repubblica come il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. Con la differenza che queste ricorrenze sono davvero deposito dell'intera Nazione e rappresentano tutti e non solo una parte (i credenti). Il vero vulnus, ove vi fosse, sarebbe proprio al carattere laico, parola sempre più vituperata in Italia, di queste festività. Senza negare, a meno di ipocrite finzioni, che le stesse ricorrenze religiose in realtà di "religioso" hanno sempre meno e diventano occasione di mero svago e diversivo della quotidianità. E va bene così. In fondo anche il Padreterno si riposò il sabato. Ma lui non aveva problemi di far quadrare i conti.
Insomma va bene tutto, ma con i molti problemi che affliggono la nostra città patavina, non chiedeteci di fare le barricate per Sant'Antonio. Lo spostamento alla domenica? Ce ne faremo una ragione.
Padova 22/08/2011