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Calabrò o colabrodo?

Ritorniamo a parlare di testamento biologico. Lo facciamo perché passata appena qualche settimana dalla mozione del Consiglio Comunale di Padova che chiede: "Al Sindaco e alla Giunta Comunale di disporre, presso la Segreteria Generale, la raccolta e la conservazione delle attestazioni dei cittadini del Comune di Padova che dichiarino di aver depositato la propria dichiarazione anticipata di trattamento presso un fiduciario", in molti si chiedono se, alla luce dell'iter del ddl Calabrò sul fine vita (meglio chiamarlo "contro" il fine vita) passato al Senato e in discussione prossimamente alla Camera, con buone probabilità che venga approvato, quanto deciso da Padova o da altri comuni possa avere ancora senso o si tratta di una battaglia solo di principio. La risposta è decisamente sì. Ha ancora senso.
L'eventuale approvazione della Calabrò, aprirebbe una marea di ricorsi con ottime possibilità che ad averla vinta sia l'autodeterminazione dell'individuo. Perché, prima di tutto, la Calabrò confligge gravemente con l'articolo 32 della Costituzione che stabilisce che a nessuno può essere imposto un trattamento sanitario contro la sua volontà. E quanto ciascuno ha depositato, nel pieno possesso delle sue facoltà, riguardo alla scelta di, per esempio, farsi idratare o procedere alla nutrizione forzosa in caso di situazioni irreversibili, rimane presidio irrinunciabile di libertà e ci pare assurdo che una legge possa decidere sulla pelle di un cittadino, sulla sua coscienza e le sue scelte di vita, assurdo che un medico non debba tenere conto delle volontà del malato. La verità, lo diciamo fuori dai denti, è che il ddl Calabrò è un manifesto ideologico, una sorta di revanscismo clericale postumo contro una società sempre più secolarizzata (per fortuna diciamo noi), alla quale non si perdona di avere vinto battaglie di civiltà come il divorzio e la regolamentazione dell'aborto.
Come UAAR, insieme alle altre associazioni laiche impegnate su questo fronte, difenderemo con i denti le nostre conquiste civili. E se il ddl Calabrò-colabrodo, passasse, speriamo che ci pensi la Corte Costituzionale a stabilirne l'illegittimità.
Padova 10/10/2011