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Riflesso condizionato

La recente iniziativa del Consorzio di Promozione Turistica di Padova che ha messo a punto la diffusione del bollino “gay friendly” per quegli esercizi che volessero favorire una sorta di turismo omosessuale ha suscitato dure critiche da parte della chiesa locale che ha bollato l'idea come propagandistica e provocatoria. Francamente non sappiamo quanto un bollino possa aiutare il turismo ma plaudiamo comunque alla possibilità, almeno immaginata, di visite alla città che non abbiano solo scopi eminentemente religiosi, senza peraltro dimenticare che molti omosessuale si definiscono “cattolici”.
Un fatto, però, ci preme stigmatizzare: passi che i religiosi locali possano sempre e comunque avere un microfono aperto per dire di chicchessia o di talaltra faccenda attraverso media compiacenti, abituati a mettere in prima pagina anche la visita pastorale del vescovo. Passi pure che come atei-agnostici, non siamo pregiudizialmente contrari ai contenuti espressi in questo o quell'intervento da qualunque parte provengano. E' che nei confronti di santa romana chiesa abbiamo una sorta di riflesso condizionato. E sovente, aldilà delle intenzioni, ci sembra di cogliere l'ipocrisia gesuitica per cui la stessa istituzione ecclesiastica che tuona contro l' l'omosessualità poi è la stessa che dice che bisogna accogliere tutti, omosessuali compresi.
Classica distinzione errante/errore? Nulla di tutto questo. La verità che la Chiesa Cattolica, anacronisticamente e caparbiamente, considera l'omosessualità una malattia, nonostante il parere autorevole dell'OMS che dice il contrario.
Sul dizionario enciclopedico di teologia morale si legge alla voce omosessualità: “L'omosessualità e qualunque altra aberrazione sessuale che impedisca ad una persona di raggiungere la sua completezza nell'amore matrimoniale o in una vita celibe equilibrata costituisce una grava remora ed un ostacolo allo sviluppo e alla gioia normali”.
Ancora il documento “Homosexualitatis problema” della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1986 (con prefetto l'attuale papa) recita a proposito dell'inclinazione omosessuale che “deve essere considerata oggettivamente disordinata”. A fare eco il n. 2358 del Catechismo della Chiesa Cattolica che ribadisce l'inclinazione “oggettivamente disordinata”. Anche questa espressione rivela una profonda (mala)fede, un modo per non dire “peccato”. Pensate se ad un mancino dicessimo: “non c'è niente di anormale nel tuo mancinismo ma la tua inclinazione per la sinistra è oggettivamente disordinata”!.
L'omosessualità, ci dicono gli etologi, pare sia molto diffusa in natura. Il celibato non ci risulta. Non per questo diciamo ai preti che devono essere trattati con compassione per la loro “condizione”, come i preti dicono degli omosessuali. Quando finiranno i religiosi di occuparsi delle questioni che riguardano la camera da letto delle persone? Ne avrebbero di questioni (la Trinità, i miracoli, il primato del papa...) teologiche, mai completamente chiarite, su cui dibattere