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La strana coppia

Non c'è che dire. L'idillio tra il sindaco padovano Zanonato e il vescovo diocesano Mattiazzo continua in un dialogo di amorosi sensi.
A suggello è giunto l'incontro di qualche giorno fa al Centro Altinate, dove giunta e consiglio (e persino il prefetto…) sono stati convocati per un dialogo tra ecclesia e amministrazione cittadina. A dir la verità più che di incontro tra pari è sembrato di assistere ad una lezione impartita dall’episcopo, alla quale qualche politico locale si è detto perfino ansioso di partecipare.
E non ne capiamo il motivo, in tutta franchezza.
Uomini e donne di fede, inclusi gli amministratori pubblici, hanno la facoltà di ascoltare omelie, e poi di seguirne i dettami, in uno qualsiasi dei luoghi di culto, il cui accesso non ci pare loro precluso. Bastava andare al Duomo, come ha detto qualcuno.
Quali inediti princìpi, inesplorate linee-guida, irrinunciabili direttive, si sono schiuse agli occhi, e alle orecchie, di Ruffini e co.? Non avevano chiaro che il rispetto della legalità è un valore assoluto, che le tasse le devono pagare tutti, o che l’acqua è bagnata ed il ghiaccio freddo?

A noi pare che un evento del genere sia la spia di una concezione distorta della democrazia. Nessuna componente sociale può essere accreditata gratuitamente e illimitatamente di uno status di autorità morale, tanto meno nei confronti delle istituzioni civili democraticamente elette. E’ una “patente” che non preclude la strada agli abusi.
Visto che in quell’occasione si è parlato della grave crisi economica incipiente, hanno Zanonato e Ruffini chiesto alla Chiesa cattolica locale di fare la sua parte, magari cominciando a pagare l’Ici sulle proprie attività commerciali o rinunciando ai 300.000 euro all’anno per l’edilizia di culto? Un “sindaco di tutti”, in un dialogo alla pari, questo avrebbe potuto fare.

Certe rappresentazioni pubbliche di una contingente alleanza politica, perché di questo si è trattato, ad esclusivo uso mediatico, ripropongono la pochezza del nostro ceto politico.
Che neanche si avvede che il contraente più scaltro sa, alla fine, come mantenersi le mani libere, a dispetto dei “doni” che riceve e riceverà.
Padova 17/12/2011

Commenti

Non si tratta precisamente di un matrimonio dettato da passione, ma è spinto da interesse. La Curia, forte del suo sterminato patrimonio immobiliare (esentasse per lo più) gode anche dei “oneri di urbanizzazione secondaria”, soldi dei cittadini a cui il Comune rinuncia per girarli a parrocchie e oratori E assicura il suo sostegno elettorale al primo sindaco comunista (e autodefinitosi “non credente”) della storia padovana (che pure ha sdoganato parecchi personaggi vicini alla Compagnia delle Opere, quella santissima congrega che di tanto in tanto incappa nel codice penale, incidenti di percorso). Come non ricambiare. E dire che Zanonato, come tutti i sindaci eletti, si adegua alla proclamazione della formula invalsa per la quale si è “sindaco di tutti”, salvo poi genuflettersi davanti al pastore di anime non dando esattamente prova di salvaguardare la laicità delle istituzioni. Sia chiaro, un sindaco deve ascoltare tutti, e il vescovo come rappresentante della comunità cattolica, deve potere dire la sua. Ma accorrere con Consiglio al seguito, e con il Prefetto (che passava di lì, probabilmente) con cotanta sollecitudine per ascoltare il verbo del monsignore, sa molto di farisaica ricerca di consenso; Daniela Ruffini, ha rivolto il vibrante saluto “a nome dei laici” (coniando la categoria dei laici devoti, dopo quella degli atei devoti). Tutto molto suadente. Sottotitolo “naturalmente tra le tasse da pagare non quelle che servono alla costruzione del Regno e passi anche qualche licenza dello IOR e di Propaganda Fide”. Qualcuno ha detto che bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. A Padova, Dio voracemente pensa di potere usare Cesare come chierichetto e sembra che Cesare ne vada pure fiero.