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Chi ha paura dell'UAAR

Giovedì 16 febbraio prossimo alle ore 21 alla Sala degli Anziani del Comune di Padova, il segretario nazionale dell'UAAR Raffaele Carcano, presenterà il suo libro “Liberi di non credere”. Ci sembra già di sentire i detrattori: “Eccoli quelli dell'UAAR che se la cantano e se la suonano. Invitano il loro segretario che a sua volta sponsorizza il proprio libro”. In realtà le cose non stanno esattamente così, o meglio, l'idea primigenia non era quella di fare da eco al lavoro di Carcano (che peraltro sta andando benissimo in libreria) ma di mettere il nostro segretario in una più ampia tavola rotonda con esponenti di diversi orientamenti religiosi. Un incontro a cui il nostro circolo aveva lavorato per mesi ma evidentemente la serata non s'aveva da fare. Ci si sarebbe dovuti misurare su temi “sensibili” afferenti alla laicità, alla libertà di coscienza, all'etica.
Fatti salvi i legittimi impedimenti del rabbino capo della comunità ebraica di Padova e del rappresentante di quella islamica vicentina, l'unica disponibilità è venuta dalla pastora valdese patavina. Ma una serata sul dialogo interreligioso non poteva certo scalzare il mondo cattolico così preponderante e pervasivo in un Paese come l'Italia (dove comunque cresce la secolarizzazione e molti tra i credenti si definiscono “non praticanti”). Abbiamo così cercato un contatto con la Curia Vescovile scrivendo almeno tre volte non ricevendo alcuna risposta. Abbiamo poi contattato il referente diocesano per il dialogo ecumenico, anche lui ha declinato l'invito. Si è pensato di chiamare un prete rappresentativo della realtà padovana, che pur dichiarando l'interesse per la serata, ha rinunciato perché il suo sarebbe stato “un punto di vista personale”. Prendiamo atto che un sacerdote, sia pure con alta visibilità per il suo impegno “sociale”, non possa rappresentare il proprio punto di vista senza urtare la sensibilità della Curia il cui silenzio è apparso a molti come un vero e proprio diktat: con l'UAAR non si deve parlare. Per poi riempirsi la bocca, quando si tratta di improbabili “Cortili dei Gentili” (alludiamo al progetto voluto dal papa di un luogo di discussione e di incontro tra credenti e non credenti). Salvo poi mettere nella blacklist di coloro che non potevano farvi parte proprio l'UAAR, unica associazione in Italia che rappresenta gli ateo-agnostici.
Ancora una volta la Chiesa Cattolica sfugge al confronto probabilmente per paura di dovere rendere conto delle molte sue ambiguità su temi delicati. Da parte nostra non ci negheremo mai quando si tratterà di partecipare ad incontri e confronti pubblici dove poter esprimere i nostri punti di vista. L'ateismo mal si concilia con il totalitarismo. Quanti poi pensano di “oscurarci” si rassegnino: siamo caparbi ed appassionati. E molti segnali ci inducono a considerare che l'intolleranza e il fondamentalismo non abbiano futuro perché anche in Paesi come il nostro, sempre di meno sono quelli disposti ad essere gregge e sempre di più quanti vogliono pensare con la propria testa.
Padova 10/02/2012