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Gentile signor sindaco

Gentile signor Sindaco,
capita abbastanza spesso al sottoscritto, volendosi aggiornare sulle faccende cittadine, di approfittare delle registrazioni delle sedute del consiglio comunale, a disposizione agevole sul portale del Comune. Fruendo così di una fonte diretta, ed evitando il lavoro di interpretazione delle cronache di stampa. Mi è capitato anche in questi giorni, per l'ultima seduta del 28 maggio, soffermandomi in particolare sul punto all'ordine del giorno riguardante la ricorrente ripartizione della quota degli oneri di urbanizzazione secondaria destinata agli edifici di culto.
Premetto che non mi scandalizzo se un'amministrazione pubblica riconosce una qualche dimensione sociale alle confessioni religiose presenti nel territorio, quando esse operano nel rispetto della legge e della convivenza. Piacerebbe magari che le eventuali spese disposte di conseguenza, fossero correlate al contingente e reale stato di cassa dell'ente, senza penalizzare altri ambiti di intervento più opportuni. E che, soprattutto, fossero rapportate a tutti i capitoli che prevedono contribuzioni per i medesimi destinatari.
Sorvolerò sulla presunta inevitabilità delle erogazioni considerate, disposte sì da una legge regionale, la 44/87, ma anche agevolmente evitabili, mi pare, con un minimo di volontà politica (e di coerenza laica), considerato che già la modifica del titolo V della Costituzione ha sancito l’autonomia di entrata e di spesa dei Comuni e la legge di delega sul federalismo fiscale (n. 42 del 5.5.2009), in attuazione dell'art. 119 della Costituzione, ha ribadito tale autonomia. I Comuni hanno la facoltà di stabilire le priorità, privilegiando gli ambiti di intervento che ritengono. In altre parole una legge regionale non può imporre la destinazione di somme derivanti da entrate proprie e non da trasferimenti della Regione.
Soprassediamo anche sulla prevedibile, illimitata, straripante apertura di credito nei confronti della CCAR – Chiesa Cattolica Apostolica Romana - grondante dagli interventi dei consiglieri nella seduta (sussidiarietà docet...), e sul rammarico dispensato a piene mani, per un contributo considerato esiguo. Questi 129.099 euro rappresentano sì, causa la flessione del gettito collegato, un importo minore rispetto alle annualità precedenti. Ma contribuiscono comunque a portare il totale degli ultimi dieci anni di questo capitolo a 2.646.542 euro. Una briciola, per le disponibilità del più grande proprietario immobiliare in circolazione, e per le esigenze di manutenzione delle sue proprietà. Che a qualcos'altro avrebbero potuto servire, in tempi di tagli milionari ai bilanci.
Passiamo oltre anche all'avvilente subalternità esibita da chi è attento al galateo dei tagli di nastro ma non trova nulla da ridire sulla duplicazione dei contributi; alla mancanza di emendamenti, neppure sulla linea di quelli da lei sollecitati (non si possono certo mettere in discussione le direttive della Curia...), fino alla totale assenza di voci critiche che richiamassero, terra-terra, ad un più auspicabile utilizzo delle risorse.
Quello che ha fatto trasecolare il sottoscritto signor sindaco, me lo consenta, sono state alcune parole della sua replica che spero ancora di aver mal interpretato. Quando lei illustra le metodologie possibili per dar seguito a questo genere di delibere dà l'idea, se la lingua italiana ha un senso, di indulgere in una visione semplificata della società nella quale, per rimanere al nostro orticello, vivrebbero 214.099 cittadini - il 100% dei residenti lattanti inclusi - di comprovata fede cattolico-romana, depurati da ben identificati quantitativi di adepti di altre fedi.
“Undicimila islamici”, lei dice. Non sono forse, più precisamente, undicimila cittadini provenienti da aree e Paesi a presenza di cultura islamica?
Se vogliamo dare i numeri, caspiterina, perfino la conferenza dei vescovi del Triveneto quantifica in meno del 20% i credenti cattolici “senza riserve” (quelli che utilizzano gli edifici di culto, per intenderci), nel 13% i cittadini liberi da credenze, nel 3% gli altri cristiani, nell'1 gli aderenti ad altre fedi!
Ma soprattutto esistono corpose, approfondite analisi sulla secolarizzazione della società, i cui indicatori mandano in frantumi, oltre che le semplificazioni, pure la cosiddetta sbandierata “rinascita del sacro”. A Padova sono quattro anni ormai, per dirne una, che il numero di matrimoni civili è superiore a quello dei matrimoni religiosi. E sono sempre di più i genitori che sorvolano sulla convenzione di sottoporre i figli al rito iniziatico del battesimo. Qualcosa vorrà pur dire.
Maggior prudenza, quindi, sarebbe adeguata per amministratori e funzionari pubblici.
E' possibile mantenere un profilo dialogante, non clientelare, aperto con tutte le componenti sociali, garantendo e difendendo a spada tratta l'esercizio dei diritti individuali ed esigendo in maniera altrettanto intransigente il rispetto delle regole comuni, ma evitando al tempo stesso pericolosi incentivi ai comunitarismi, pietra tombale della convivenza.
Cominciando magari da un controllo più rigoroso dei cordoni della borsa.
Marco Ferialdi
Padova 11/06/2012

Video dell'intervento del sindaco in consiglio comunale

Delibera consiglio comunale del 28/05/12