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Agli iscritti ed agli elettori del Partito Democratico di Padova

Il patrimonio di discredito tristemente accumulato negli ultimi vent'anni da partiti e forze politiche nel nostro Paese ha origine per lo più in cause che poco hanno a che fare con le tematiche strettamente contemplate dallo Statuto di un'associazione come la nostra.

Purtuttavia a volte anche le evenienze minori in cui ci imbattiamo, i fatterelli più innocui, fungono da cartina di tornasole ed hanno la capacità di dissipare le nebbie evidenziando aspetti sostanziali della realtà magari, ahinoi, poco gradevoli.

Capita così che il nostro locale circolo padovano, con congruo anticipo sui tempi e allegata, ad abundantiam, corposa documentazione, abbia presentato all'organo di gestione politica del vostro partito (la segreteria provinciale attraverso l'attuale segretario) una formale richiesta di contatto, con l'ipotesi di accoglimento della presenza di un nostro tavolo informativo alla Festa Democratica in programma per il successivo settembre al Parco delle Mura, e iniziata proprio in questi giorni. Ad essa, e al successivo sollecito, non è giunta nessuna risposta.

Sottolineiamo come sia prassi comune, per associazioni e realtà di base, utilizzare certi appuntamenti, organizzati da enti di natura anche molto differente (pubblici o privati, organizzazioni politiche, o altre diverse realtà associative), nella reciproca autonomia, per trasmettere alla cittadinanza i contenuti della propria attività e i tratti dei propri principi.

Facciamo presente che:

- siamo un'associazione di promozione sociale, esponenziale degli interessi dei cittadini atei ed agnostici, impegnata contro le discriminazioni di cui sono oggetto;

- abbiamo bilanci finanziari pubblici;

- intratteniamo rapporti con Istituzioni centrali e periferiche dello Stato Italiano e a livello europeo;

- non facciamo riferimento ad alcuno schieramento o formazione politica, valorizzando altresì tutte le iniziative che promuovono il supremo principio costituzionale della laicità delle Istituzioni, da qualsiasi parte siano portate avanti.

Tutto ciò premesso, non potendo rubricare l'episodio in oggetto come mera maleducazione (tra galantuomini non è ammesso...) nel farvi partecipi di quello che riteniamo un consapevole segnale politico, un paio di domande non retoriche vorremmo porvele:

- può un partito di grande radicamento, “a vocazione maggioritaria”, candidato al governo del Paese, continuare a coltivare, e non solo in ossequio a problematici equilibri interni ma per scelta politica esplicita, rapporti privilegiati con curie locali e vertici ecclesiastici senza pagarne il conseguente prezzo, e senza fare strame dei principi incardinati dalle più avanzate democrazie occidentali a cui afferma di ispirarsi (salvaguardia dei diritti individuali e laicità delle Istituzioni, per citarne un paio)?

- siete consapevoli che l'idea di società futura che ne deriva, frutto di subordinazione acritica alle più svariate istanze di stampo clericale, rischia di portare, più che alla salvaguardia delle diverse culture, ad un letale multiconfessionalismo? Include, essa, la legittimità della presenza di posizioni laiciste a salvaguardia di un ordinato sviluppo della società?
Per parte nostra, ci rammarichiamo di aver perso questa occasione di confronto con voi (di qualsiasi orientamento filosofico siate), e siamo certi non vi sareste scandalizzati a sentir parlare di assistenza morale non confessionale, spending review, funerali civili o dell'attività della nostra casa editrice.

No, le discriminazioni non hanno a che fare solo con la melanina o con l'orientamento sessuale.

Padova, 02/09/2012