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Una lezione di laicità

Piero Tortolina, fondatore di Cinemauno, recentemente scomparso, era un uomo schivo e poco appariscente. Sconosciuto ai più era un nome fondamentale per cineasti e cinefili della generazione dei cineclub tra gli anni Settanta e gli anni Novanta, ai quali forniva film altrimenti introvabili, lui che vantava una collezione che arrivava alle 35.000 pellicole, poi donate alla Cineteca di Bologna.
Martedì 2 ottobre, al Porto Astra c'è stata la prima del film documentario “L'uomo che amava il cinema”, che ne ricorda l'opera e la personalità appassionata, a cura del regista Marco Segato (che l'aveva presentato anche alla Mostra di Venezia). Segato, lo ricorderanno gli assidui delle iniziative del Circolo di Padova, quest'anno aveva presentato “Kadosh” alla nostra rassegna cinematografica al Fronte del Porto. Nel film il ritratto di Tortolina viene fuori con grande nitidezza, anche grazie ai contributi di molti suoi allievi (Carlo Mazzacurati, Enrico Ghezzi giusto per fare qualche nome). Una cosa ci ha colpito. L'amore di Tortolina per il cinema era pressoché totale. Chi lo accusava di dirigismo o di essere un dittatore era fuori strada. Tortolina amava dire che lui non ha mai chiesto soldi alle amministrazioni pubbliche, che il suo cinema guardava solo alla qualità, che non gli interessava fare la rivoluzione con i film che proponeva, che non avrebbe mai messo le sue rassegne al servizio della lotta contro il cancro e che non avrebbe mai preso ordini da nessun politico. Altro che sussidiarietà.
Per il suo funerale non volle alcuna cerimonia religiosa. Non dichiarò mai pubblicamente il suo, probabile, ateismo. Poco importa. Ma, lui che volle fare qualcosa di diverso del solito cinema parrocchiale, fu senz'altro un uomo equidistante. Quindi libero. Ovvero, profondamente...laico.