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I limiti dell'autoreferenzialità

Questo mese di ottobre ha visto grandi meeting attorno a tematiche, per così dire, alte. Ad Assisi nel giorno del laico Francesco d'Assisi, si è addirittura organizzato un incontro che ha messo confronto i credenti con i non-credenti (anche qui, sembra che la parola “ateo” sia anatema). Ma come per il “cortile dei gentili” la longa manus del card. Ravasi ha fatto in modo che i figuranti non fossero troppo sgraditi al Magistero cattolico. Naturalmente in queste occasioni nessuno ricorda che in Italia esiste un'unica associazione che interpreta la sensibilità, oltre che a difenderne le ragioni, di atei ed agnostici e che si chiama UAAR. In tono meno maestoso, l'Accademia Galileiana di Padova, ha organizzato un convegno su Il pensiero laico. Ieri ed oggi, che ha , tra gli altri, nomi prestigiosi come lo storico Isnenghi (che con il nostro Circolo ha già tenuto una conferenza) o il sociologo Allievi (che non le manda a dire alle incongruenze della gerarchia cattolica). Anche il nostro Circolo è stato invitato. La sensazione che abbiamo avuto è però quella di una discussione “chiusa”, accademica, forse un po' retrospettiva. L'UAAR, che pure ha una casa editrice che si chiama Nessun dogma e fa spesso da cassa di risonanza ai grandi temi del dibattito scientifico, culturale e filosofico del nostro tempo, ricorda, spesso come voce nel deserto a dispetto degli oltre 11 milioni di non credenti presenti in Italia, che difendere la laicità oggi significa prima di tutto vedere le ricadute che la sua violazione comporta nella vita concreta delle persone. Molti gli esempi: la spending review che incide profondamente sulle tasche dei cittadini e al contempo non si riesce, anche solo per cavilli legulei, a far pagare l'IMU alle molte proprietà milionarie della Chiesa Cattolica italiana. Le difficoltà di garantire, tra conformismo asettico e disinformazione colpevole, l'ora alternativa all'insegnamento della religione cattolica nelle scuole a partire da quelle d'infanzia a salire. Ed ancora i persistenti ritardi della politica sulle leggi per diritti civili, per il fine-vita, per la par condicio a favore del pensiero non clericale nei mezzi di informazione (i garanti in Italia sono molto distratti benché siano molto ben pagati), all'assistenza non confessionale negli ospedali, ai funerali civili e così via. Temi su cui l'UAAR è impegnata quotidianamente.
Ben vengano dunque i convegni, anche noi ne facciamo e ne faremo. Il 31 ottobre prossimo, per esempio, vedi in primo piano/agenda sul nostro sito. Necessari per formare una coscienza laica. Talvolta però non sufficienti. La laicità ha versanti decisamente più pratici che toccano l'esistenza delle persone. Sarebbe bene non dimenticarlo.
Padova 12/10/12