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Il dolore clandestino

Di recente la lista Coscioni ha messo in rete un video che recitava “ammalati terminali cercasi” che ha fatto molto discutere. La modalità è potuta apparire a molti brutale ma spesso le provocazioni possono essere foriere di riflessioni e determinazioni positive.
In questo Paese, dove scelte pietose vengono comunque osservate quotidianamente negli ospedali (con l'imperativo "si fa ma non si dice"), non si può neppure parlare di eutanasia
Come un tempo esisteva l'aborto (clandestino) ma era vietato parlarne, finché una legge ci ha messo una pezza. Inizio e fine-vita sembra, in questo Paese, appannaggio delle religioni e dei loro riti. E' giunto il momento di “disappaltare” la cappa che imprigiona il dolore degli individui che può essere lenito solo rispettando la loro volontà (nessuno parli in loro vece, il galantuomo Englaro docet) e dando loro voce. Troppe volte, in nome della religione, vengono violati diritti elementari delle persone già ferite da sofferenze indicibili. Così, tornando agli ospedali, si vedono preti che a madri che hanno bambini in pericolo di vita dicono se “li vogliono battezzare affidandoli a Dio”, genitori convinti a celebrare “funerali” a feti abortiti da zelanti esponenti del “Movimento per la Vita”. E si vedono, e qualcuno di noi ha visto e sentito in corsia, anziani intubati e piene di piaghe che gridano a voce alta “Fatemi morire” e qualcun altro che dice “questo lo decide solo il Signore”, e questo “Signore” sembra un sadico che si diverte a prolungare inutili sofferenze.
L'Italia è in ritardissimo su questi fronti, dalle terapie contro il dolore al diritto all'eutanasia (anche solo passiva). Un Paese che affida alla religione la gestione dei purgatori terreni (ci riferiamo ai religiosi assunti dalla Regione Veneto e pagati coi soldi dei cittadini anche non credenti) e non alla scienza medica e è un Paese incivile. Un governo che invece di stanziare fondi per i disabili discute di tagliarne i benefit salvo poi finanziare viaggi della speranza a Lourdes, è un governo che si dovrebbe vergognare. Fare uscire il dolore dalla clandestinità è il primo passo per combatterlo. E che la “volontà di Dio” non valga solo per i poveracci che non possono permettersi di “andare alla casa del Padre”.