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L’ossessione del crocifisso

Ce n’eravamo fatti una ragione. La sentenza della Corte di Strasburgo sul crocifisso, pensavamo mettesse fine ad una lunga querelle, che aveva visto un piccolo Davide ovvero una famiglia di nostri soci, contro il “Golia” Vaticano, governo Italiano, e altri Paesi – che in verità non brillano per tolleranza riguardo alle minoranze -.
Stavolta però Golia ha vinto. Con la sensazione, singolare, che alla fine a “difendere” il crocifisso siano stati gli atei-agnostici. Non sembri un paradosso. Abbiamo sempre pensato che essendo un simbolo religioso, dovesse stare nelle chiese non nelle aule scolastiche di uno stato laico, quindi pluralista. Sono gli altri che hanno voluto fare del crocifisso una simbolo politico ed identitario, confondendo Dio con Cesare. Nelle ultime settimane si sono visti in Veneto presidenti di Regione, assessori regionali e provinciali, indossare i panni dei “crociati”. Si sono anche presi la briga di spendere soldi pubblici per acquistare crocifissi artigianali da regalare ai presidi. Un’operazione propagandistica che ha visto, giustamente, l’indignazione dei credenti “veri”, che non ci stanno a vedere un simbolo che amano buttato nell’agone delle campagne elettorali.
Per quanto ci riguarda, continueremo a dire che quel simbolo non ci rappresenta, e al contempo invitiamo certi politici -politicanti a fare meno professioni di fariseismo e ad occuparsi dei problemi veri della collettività.
PD 21/05/2011