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Paradossi

Nelle settimane scorse c'è stato un gran battage davanti alle parrocchie per raccogliere le firme contro i grandi magazzini aperti alla domenica. E' arrivato anche, il giorno della kermesse alla festa dell'Immacolata davanti alla statua della madonna dei noli a Padova, con solita parata di ordinanza (sindaco compreso), il verbo del vescovo di Padova Mattiazzo che ha tenuto a precisare di “stare con le commesse” (non confondetele naturalmente con quelle del direttore del Messaggero di Sant'Antonio che è stato sospeso dall'Ordine dei Giornalisti del Veneto perché nei suoi articoli si faceva pagare per fare pubblicità occulta, stante le accuse). Parliamoci chiaro: con la crisi finanziaria cogente che si respira, l'apertura dei grandi supermercati la domenica può rappresentare finanche un'opportunità per tanti giovani che fanno fatica a sbarcare il lunario. In tempi in cui ci si lamenta della mancanza di lavoro. E dove, anche qualche ora di straordinario può tornare utile anche agli stessi lavoratori. Se poi la gente anche la domenica riempie queste nuove cattedrali e non va più o messa è un problema che riguarda, nel linguaggio del mercato, la legge della domanda e dell'offerta. Forse certe liturgie, trite e ritrite non sono più appetibili. Si tratta di rinnovare il prodotto insomma, vorremmo dire al Mattiazzo. Quanto al “Giorno del Signore”, (che da miscredenti riteniamo dovrebbe essere “tutti i giorni”), proviamo ad immaginare cosa succederebbe se anche i musulmani, cominciassero a chiedere anche il venerdì di astenersi dal lavoro in nome della libertà di religione. E gli ebrei dove li mettiamo? Il sabato non è pure da rispettare?
Paradossi, davvero. Come paradossali sono le religioni e i loro mentori.