Circolo UAAR di Padova, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, www.uaar.it/padova/

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Lettera dalla stampa locale

Nelle vicende che girano attorno al decreto 133 (cosiddetto “Gelmini”) riguardante scuola e formazione, in pratica l'unanimità degli osservatori concorda sulla necessità di arrivare quanto prima ad una razionalizzazione delle spese e quindi ad un miglior utilizzo delle risorse pubbliche. E' curioso osservare che, a parte qualche giornalista, e qualche forza politica o sindacato minoritari, nessuno si soffermi sugli sprechi originati dalla presenza del confessionalismo nel sistema scolastico nostrano. Non ci sono solo i 500 milioni di euro annui di contributi statali alle scuole paritarie (e quelli incalcolabili da Comuni, Province e Regioni). Su 8 miliardi di tagli e 130 mila esuberi dichiarati, non un euro o un posto riguarda l'insegnamento di una materia facoltativa (superflua e discriminatoria**) come “Religione cattolica”. Un approccio un po' più pragmatico e meno ideologico della questione porterebbe qualsiasi governo ad una riflessione su quel miliardo di euro l'anno buttati tra stipendi e spese indotte. Senza contare il fatto che quei 26 mila dipendenti privati entrati (miracolosamente) negli organici dello Stato, e sul cui meccanismo di reclutamento anche l'Unione Europea ha chiesto chiarimenti, sono gli unici a poter fare lezione davanti a classi composte anche da un solo studente, perchè per loro l'accorpamento è, nei fatti, vietato. Ma il ministro si affretta a precisare che in quella direzione nulla verrà toccato (trasmissione televisiva “Porta a Porta” - settembre 2008). E per quale motivo, di grazia? Bruno M.

Il Comitato sui diritti dell'infanzia UNICEF, nelle Osservazioni 2003 rivolte all'Italia rileva:

Il Comitato esprime preoccupazione relativamente al fatto che, come indicato nel rapporto dello Stato parte, i bambini, soprattutto nelle scuole elementari, possano essere emarginati se si astengono dall’insegnamento religioso, incentrato essenzialmente sulla confessione cattolica....

Lettera pubblicata da quotidiani locali sull’insegnamento della religione cattolica (IRC)

Leggo su “La Difesa del Popolo” del 16.01 alcune osservazioni di mons. Costa, responsabile dell’ufficio scuola diocesano, inerenti la contrazione di adesioni da parte delle famiglie padovane nella frequenza delle ore di religione cattolica. Egli intende ribadire la validità di quella proposta anche per “chi muove da altre sponde ideali e religiose, di credenza o di non credenza”, non avendo l’obiettivo di convertire chicchessia.

La cosa risulta apprezzabile, ma forse solo per chi non ha letto i testi delle intese sottoscritte, ultime quelle tra ministro Moratti e card. Ruini il 23.10.2003 e il 26.05.2004 per la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, nelle quali si fissano gli obiettivi specifici di apprendimento, e che connotano l’i.r.c. come un continuum col corso di catechismo parrocchiale.

Comunque stia tranquillo, monsignore: le ore di i.r.c. non cadranno nell’oblio come lei teme, paventando persino in conseguenza a ciò “la fine della nostra civiltà”. Almeno fintantoché il conformismo diffuso che ne garantisce una seppur poco convinta adesione, è supportato dalle scelte di un mondo politico così permeabile alle richieste di privilegi che dalla sua parte provengono.

E dei quali proprio le intese citate e le recenti assunzioni di 15.366 nuovi docenti di religione cattolica sono esempi illuminanti.

(Marco Ferialdi)