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Circolo UAAR di Padova, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, www.uaar.it/padova/

EDITORIALI


Editoriale 28 luglio 2015

È passato quasi un anno dall'’ultimo editoriale. Un tempo troppo lungo. Ma l’UAAR è un’associazione di volontariato i cui soci rubano tempo alla famiglia e alle proprie attività per dedicarsi a quella che è ritenuta una giusta causa. E questo rende l’attività dell’associazione dipendente dalla disponibilità dei soci. Disponibilità che talvolta può venire meno. Pazienza. L'UAAR fortunatamente è vitale e i motivi per darsi da fare non mancano. La politica è sempre più prona e succube alle spinte clericali e allora è l’attività giudiziaria che deve supplire al servilismo dei politici (con qualche eccezione che vedremo). In questo periodo ci sono stati motivi di soddisfazione per chi si batte per la laicità dello Stato.

Cominciando dalla recente sentenza della CEDU (la Corte Europea dei Diritti Umani) che in seguito al ricorso presentato da tre coppie gay ha condannato l’Italia per il mancato rispetto dei diritti fondamentali sanciti dall’articolo 8 della Convenzione Europea: Diritto al rispetto della vita privata e familiare. Su questa sentenza la nostra Adele Orioli ha scritto un editoriale comparso sul blog di Micromega a cui rimando per un approfondimento: http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/07/24/uaar-le -promesse -sugli-sposi.

Di venerdì 24 luglio invece la notizia della sentenza della Corte di Cassazione che condanna le scuole private a pagare l’ICI. Eh sì, perché, guarda un po’ la sorpresa, finora ne erano esentate. E con quale motivazione? Perché lavorerebbero in perdita! E quali sono state le reazioni alla sentenza? A noi interessano poco le prevedibili reazioni dei diretti interessati; ci interessano invece le reazioni dei politici che sono a dir poco sconcertanti:

«La sentenza della Cassazione, a cui è ricorso il Comune di Livorno, avrà come effetto quello di far chiudere istituti scolastici che operano da secoli. Non solo, qui si mette in serio rischio la parità scolastica, garantita in Italia dalla legge 62/2000: non si capisce il motivo per cui la scuole pubbliche statali non debbano pagare l’Ici e le scuole pubbliche paritarie debbano pagarla». Lo affermano i consiglieri regionali Fi Stefano Mugnai (capogruppo) e Marco Stella (vicepresidente dell’Assemblea toscana).

È interessante notare il riferimento a una legge dello Stato che a nostro parere stride fortemente con una legge più importante, la Costituzione (che questi esponenti non ricordano) che all’articolo 33 dice: Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. È evidente che l'’esenzione da una tassa è un onere per lo Stato e finalmente un atto della magistratura pone un limite allo scempio che negli ultimi anni è stato perpetrato ai danni dell’articolo 33.

E poi, a dimostrare la trasversalità dello schieramento clericale, c'è anche la reazione di un deputato del Pd: «La sentenza della Cassazione sull’Ici per le scuole paritarie rischia di mandare a zampe per l’aria non pochi istituti. Questi istituti vengono assimilati a realtà commerciali, ma in realtà svolgono un servizio pienamente pubblico, spesso laddove lo Stato non riesce ad arrivare». Afferma il deputato del Pd Edoardo Patriarca, componente della Commissione Affari Sociali. «Rispettiamo la legge, ma evitiamo che chiudano istituti, che migliaia di persone rimangano senza lavoro, e che si perda un patrimonio culturale - continua Patriarca - Cerchiamo di tutelare questi soggetti».

Viene da chiedere a questo deputato del Pd, vista la ristrettezza delle casse dello Stato, se gli obiettivi che lui pone andrebbero ottenuti a scapito della scuola pubblica a cui vengono sottratte continuamente risorse mentre le scuole private ricevono finanziamenti sempre più cospicui.

Ma fortunatamente, e questa è la buona seppur “piccola” notizia, non tutti i politici si comportano in maniera così succube davanti alle richieste di ambienti clericali. In provincia di Padova il sindaco Enoch Soranzo non cede alle pressioni della curia padovana e pretende la riscossione dell’ICI sull'’ex seminario di Selvazzano. Un edificio di culto e come tale esentato dalla tassa, affermano in vescovado. Un edificio non più utilizzato a scopi religiosi da anni, afferma invece il sindaco, e sottoposto a speculazione di natura immobiliare, visto che da anni si parla di trattative per la sua vendita. Adesso la parola è ancora alla magistratura che dovrà pronunciarsi. E ci auguriamo che sarà fatta rispettare la legge.

In questo susseguirsi di sentenze e vicende processuali, che dimostrano chiaramente come le esigenze espresse e portate avanti dagli esponenti della religione cattolica siano conseguenza di spinte economiche ben più che spirituali, si inserisce l’infelice uscita di Stefano Casali, capogruppo della Lista Tosi all’assemblea regionale del Veneto che ha affermato: «Ho notato con imbarazzata sorpresa che in tutto il Consiglio Regionale non esiste un solo crocifisso ed è un assenza grave: non sapevo che il segno di duemila anni di storia fosse stato espulso dalla più prestigiosa sede istituzionale del Veneto. Ci faremo portatori, presso il presidente Ciambetti e presso l’Ufficio di presidenza, di una richiesta precisa affinché il crocifisso possa rientrare a Palazzo, collocato almeno in aula di Consiglio e nelle sedi delle Commissioni, in quanto segno non discutibile di quella tradizione di storia e cultura che ha fatto grande la nostra regione nei secoli».

Sarebbe il caso che questo consigliere regionale, che ricordiamo essere pagato con i soldi di tutti i veneti e non solo dei cattolici, andasse a sostenere la sua iniziativa nei luoghi devastati dalla tromba d’aria lungo la riviera del Brenta per vedere se i suoi abitanti considerano l’iniziativa “politica” proposta da Casali una priorità della Regione Veneto.

Padova, 28 luglio 2014

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Editoriale 12 settembre 2014

Si è svolta mercoledì 10 settembre l'annuale assemblea del Circolo UAAR di Padova per il rinnovo delle cariche istituzionali.

L'UAAR è un'associazione nazionale con una diffusa presenza territoriale, come si può vedere guardando la cartina dei circoli locali: http://www.uaar.it/uaar/circoli.

La funzione dei circoli è così determinata dal nostro statuto:

- I circoli sono ramificazioni territoriali che rappresentano l’UAAR a livello provinciale, nonché presso tutti i comuni della provincia della quale riuniscono i soci;

- Svolgono la loro attività adoperandosi per il perseguimento degli scopi dell’UAAR sul territorio di propria competenza.

Il circolo di Padova ha una storia gloriosa.

- L'UAAR infatti nasce a Padova nel 1986.

- Patavino è il suo principale fondatore e primo segretario, Martino Rizzotti.

- Sempre a Padova, nel marzo 1991 l'associazione si costituisce formalmente.

- Patavini sono stati due segretari nazionali che sono succeduti a Rizzotti: Luciano Franceschetti e Giorgio Villella.

- Da Padova viene la prima vittoria legale dell'UAAR quando nel 1999, in seguito a un'iniziativa di Luciano Franceschetti, il garante per la privacy obbliga la Chiesa cattolica ad annotare sul registro dei battezzati le volontà di chi non si ritiene più cattolico.

- Sempre dal circolo di Padova è partita l'iniziativa volta a eliminare l'esposizione obbligatoria del crocifisso negli edifici scolastici che è approdata nel 2009 fino alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

- Ancora nel 2011 il Tribunale di Padova accoglie un ricorso dei genitori di una coppia alla cui figlia era stata negata l'ora alternativa alla religione cattolica. Il successo del caso-pilota stabilisce un precedente: l'ora alternativa deve ora essere garantita a chiunque ne faccia richiesta.

Insomma, Padova e il suo circolo hanno dato molto all'UAAR.

Sarà difficile mantenere un tale livello qualitativo e quantitativo di iniziative, ma l'importante sarà impegnarsi. La presenza di un nuovo sindaco di Padova, così clericale da dimostrarsi più papista del papa, visto che è riuscito a farsi bacchettare perfino dal vescovo e dal clero locale, non potrà che essere stimolante, anche se certo non mancheranno le difficoltà.

Con l'amministrazione precedente si era arrivati a ottenere una nuova prestigiosa sala del commiato, che permette di effettuare funzioni funebri dignitose non religiose; e sempre dietro nostra pressione si è ottenuto che il nuovo cavalcavia in zona Padova Est fosse intitolato a Darwin.

È quantomeno improbabile sperare che la nuova amministrazione, così protesa nella difesa del crocifisso e del clericalismo delle istituzioni, possa avere qualche slancio di laicità, parola che sembra non far parte del vocabolario di Massimo Bitonci. Perciò, malgrado la nostra associazione sia tesa a costruire, a proporre e ad agire in positivo, temiamo che dovremo prepararci soprattutto a difendere la laicità e a negare i tentativi di clericalizzazione che sono già stati proclamati da questa amministrazione.

Ma noi non ci tireremo indietro: cercheremo di essere sempre presenti e propositivi. Per farlo avremo bisogno dell'aiuto di tutti.

Alla riunione annuale del circolo di mercoledì 10 abbiamo ricevuto segnali positivi con la partecipazione di soci giovani che hanno dimostrato la loro disponibilità.

Il circolo di Padova è sempre vivo e con l'aiuto di tutti sapremo dimostrarlo.

Seguiteci sul sito: www.uaar.it/padova

su Facebook: www.facebook.com/uaar.padova

Padova, 12 settembre 2014

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Massimo Bitonci neosindaco di Padova

Il neosindaco di Padova ha celebrato la vittoria con tre pellegrinaggi, è intervenuto alla processione per Sant’Antonio chiedendo l’intercessione del santo e ha delegato l’assessore Alessandra Brunetti ai ‘rapporti con il mondo religioso’. Ma già nel 2009, commentando l’iniziativa giuridica di una socia Uaar contro la presenza del crocifisso negli edifici pubblici, chiese “di revocare la residenza alla famiglia italo-finlandese che ha inferto una tale ferita alla civiltà cattolica”, aggiungendo che “se questi signori dovessero passare per Cittadella potrebbero trovare i loro faccioni attaccati ai muri con la scritta ‘wanted’. L’ex sindaco di Cittadella ed ex capogruppo al Senato per la Lega non è dunque uno sprovveduto: vanta un cursus honorum clericale di tutto rispetto. È un cristianista disposto a tutto, o quasi: di fronte alla denuncia della famiglia Albertin, si rifugiò dietro l’immunità parlamentare. È stata “Roma ladrona” a salvargli la ghirbona. Con tali credenziali la sua nuova prodezza non può dunque sorprendere. Bitonci ha gioiosamente annunciato sui social network: “‎Padova:‬ ‎ora‬ in tutti gli edifici e scuole un bel ‎Crocefisso‬ obbligatorio regalato dal ‎Comune‬!”. Con tanto di maledizione annessa: “‪‎Guai a chi lo tocca‬”. La nuova Lega non sembra quindi molto diversa da quella vecchia, che il crocifisso lo distribuiva gratis e lo voleva persino sulla bandiera italiana: la differenza è semmai che il “crocifisso per tutti”, anche per chi cattolico non è, sarebbe pagato dal Comune, e quindi anche da chi cattolico non è. L’onda lunga del partito: dal dio Po al dio imposto con la forza a tutti. Bitonci è del resto sulla stessa lunghezza di Salvini che ha commentato su Facebook la rimozione di un crocifisso in un seggio di Noale (VE) descrivendola come una “FOLLIA. Fosse stato per me, il Crocifisso stava al suo posto, e quel tizio la scheda elettorale se la poteva ingoiare”. Un’icona né laica né unanimamente cristiana, visto che la sua presenza negli edifici pubblici non piace né a chi non crede, né ai credenti non cristiani, e nemmeno ai protestanti.

Il crocifisso non dà fastidio, precisiamolo ancora una volta: lo dà semmai il fatto che un simbolo di parte troneggi in spazi che sono di tutti. È la stessa sensazione che si ebbe ad Adro (BS), quando il sole della alpi leghista fu usato per tappezzare una scuola statale. Anche in seguito all’indignazione del capo dello Stato quei simboli padani furono rimossi: i crocifissi, addirittura imbullonati alle pareti per evitare ogni ‘tentazione’, a quanto pare no. Il crocifisso è dunque assurto a simbolo dell’identitarismo padano nel silenzio complice delle gerarchie ecclesiastiche, che non hanno nulla da obiettare, e non sembrano provare vergogna nel vedere il proprio simbolo usato come clava da cotanti energumeni. Evidentemente il gioco continua a valere la candela come dai tempi di Costantino: in hoc signo vinces. Tanto i politici passano, le religioni con il loro armamentario di simboli restano.

Padova, 30 giugno 2014

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Lettera aperta al neosindaco

L'UAAR è un'organizzazione filosofica non confessionale, democratica e apartitica. In quanto Associazione di Promozione Sociale svolge attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi. Dopo il ballottaggio dell'8 giugno poniamo perciò alcune domande inerenti le nostre tematiche statutarie alneosindaco di Padova:

- In campo educativo, sociale e sanitario cosa pensa della sussidiarietà, in particolare quando il privato sociale esprime una visione religiosa?

- In un momento di ridotta disponibilità di risorse, cosa risponde a chi invita a recuperarne dalla rinegoziazione delle convenzioni stipulate dal Comune con FISM e SPES, che vincolano al sostegno economico di scuole dell'infanzia e nidi integrati di matrice confessionale, oltre che dai tagli ai contributi per l'edilizia di culto, dalla rigorosa applicazione della normativa tributaria sulle proprietà immobiliari riconducibili alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, e dal blocco dei finanziamenti a realtà confessionali già sostenute da Stato e Regione?

- Considerata l'avanzata secolarizzazione della nostra società ritiene possibile, per la celebrazione di funerali civili, offrire l'utilizzo oltre alla Sala del Commiato di Chiesanuova, di spazi opportunamente allestiti presso centri civici e sociali, in prossimità dei luoghi in cui si è vissuto? Analogamente, di ampliare orari e giorni per la celebrazione dei matrimoni, e di concedere altri spazi, oltre alla Sala Paladin e alla Sala Cerimonie di piazza Capitaniato, del patrimonio monumentale della città a questo fine?

- Come valuta la presenza di simboli religiosi (eccetto quelli storici di valore artistico) nelle sedi di istituzioni e servizi pubblici, la celebrazione di atti di culto negli stessi ambiti e il coinvolgimento attivo di funzionari pubblici in riti confessionali?

- Cosa risponde a chi ritiene che oggi una delle maggiori responsabilità di un amministratore, anche locale, è di salvaguardare e rispettare i diritti e i doveri individuali degli amministrati, senza incentivare pericolose forme di comunitarismo identitario?

- In una visione di pari opportunità e rispettosa di ogni appartenenza e posizione sociale, politica e culturale, è disponibile a farsi promotore per l'istituzione di una Festa del neonato, come celebrazione pubblica di tutte le nascite e riconoscimento del neonato quale nuovo cittadino?

- Cosa pensa sia la laicità?

Padova, 11 giugno 2014


Il vuoto oltre la religione

Caro Augias,

qualche giorno fa vi siete occupati del battesimo dei figli dei non credenti: “Due amiche alle prese con il battesimo dei figli”.

Secondo l’Istat in Italia nel 1964, quando mi sono sposato io, i matrimoni civili, erano l’1,2% del totale. Si sposavano in municipio solo i pochi valdesi o ebrei, qualche raro straniero e i pochi “matti” come me e mia moglie. Le coppie che convivevano senza sposarsi erano “inesistenti” e “tutti” i bambini venivano battezzati. Il vescovo di Belluno disse ai miei suoceri, che volevano battezzare di nascosto i miei figli, che non si poteva fare perché il battesimo dei neonati può essere dato solo con la certezza di una educazione religiosa.

Sempre secondo l'Istat, nel 2012 i matrimoni civili in Italia sono saliti al 41%; i nati da coppie non sposate al 24,8%. Buona parte di quelli sposati in chiesa lo hanno fatto per non dispiacere ai parenti, per non perdere l'eredità, perché la cerimonia religiosa è più romantica, per conformismo. Il che comporta che tre quarti degli attuali giovani genitori sono persone poco o per nulla cattoliche per cui i figli cresceranno senza concreti riferimenti cattolici in famiglia.

Giorgio Villella

Repubblica, martedì 22 aprile 2014, pagina 26.

Risposta di Augias e successive repliche


Strane commistioni

Non siamo fissati, ma continuiamo a non abituarci a un certo andazzo che vede contaminazioni nulla affatto scontate tra istituzioni laiche e confessioni religiose (in particolare una, indovinate quale!). Recentemente l'Ufficio Scolastico Territoriale di Padova (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca) ha inviato una lettera ai dirigenti della Scuole Statali e Paritarie, in cui ha rinnovato la proficua collaborazione con l'Ufficio Scuola della Diocesi di Padova (istituzione religiosa, privata, rappresentativa solo di chi ci crede) per un convegno dal titolo “Scuola e Chiesa: insieme per educare” con la presenza del vescovo di Padova Mattiazzo che sarebbe intervenuto nell’esercizio del suo magistero. Temiamo anche che possano essere stati spesi soldi pubblici per l'evento.

Altra chicca, segnalataci da un socio, riguarda il Comune di Selvazzano Dentro, che in occasione della Festa delle Associazioni (di tutte le associazioni, anche laiche) che si terrà in maggio, prevede anche l'usuale Messa. Stessa cosa avviene ogni anno al Parco Etnografico di Rubano (facemmo un editoriale anche su questo) nell'analoga festa delle associazioni (non solo cattoliche).

Davvero in questo Paese così clericalizzato solo la Magistratura può imporre qualcosa di laico? Si vedano recenti pronunciamenti sulla (fortunatamente defunta di fatto) legge 40 (fecondazione eterologa) e sulla trascrizione di un matrimonio tra due persone di orientamento gay fatto all'estero. La necessità di avere un'associazione come l'UAAR che faccia da sentinella e da volano culturale in un contesto così sclerotizzato appare imprescindibile.

Nel nostro piccolo, come Circolo UAAR di Padova, nella conferenza sulla legge 194, lo scorso sabato 12, abbiamo scritto una bella pagina di laicità. E tra breve, chi non ha potuto presenziare, potrà vederla in video on line su questo sito.

Padova 15/04/2014

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Obietto ergo... non sum?

Il cardinal Bagnasco è un simpatico mattacchione che ama i paradossi. Qualche tempo fa aveva replicato al giornalista che gli chiedeva se non sarebbe stato giusto restituire i soldi non dovuti dell'otto per mille di quanti non scelgono nessuna destinazione e che la Chiesa Cattolica si distribuisce in base alla percentuali di quanti la scelgono (è periodo di dichiarazioni dei redditi meglio non dimenticarsene), principio contrario ad ogni logica e morale, sostenendo che "la Chiesa restituisce molto di più di quanto prende" e noi chiosammo che avrebbe potuto restituire di meno e anche nulla se avesse ab initio rinunciato a soldi a lei non spettanti.

Qualche giorno fa l'ineffabile cardinale ha tuonato contro quanti (in Europa, visto che in Italia si è abbastanza "proni" alle direttive ecclesiastiche) hanno messo sul "banco degli accusati"; gli obiettori di coscienza, ovvero medici e operatori sanitari che si rifiutano di praticare e di fare assistenza a quante decidono l'interruzione volontaria della gravidanza. L'Europa aveva giustamente strigliato il nostro Paese riguardo le difficoltà di applicare una legge dello Stato, la 194/78 nata per contrastare la piaga dell'aborto clandestino. L'anomalia, e il cardinale non può far finta di non saperlo, non è l'obiezione di coscienza che ormai è fenomeno di massa che garantisce spesso la carriera di quanti ne fanno una bandiera, ma il fatto che alle donne sia negato il diritto all'autodeterminazione laddove, come spesso abbiamo ricordato anche in questo editoriale, ci sono ospedali dove gli obiettori rappresentano il 100% dei ginecologi. Sarà ma noi, che rispettiamo le scelte di tutti, guardiamo sempre con simpatia quanti per le loro scelte dissonanti pagano di persona non chi dietro il paravento della coscienza fa scelte opportunistiche. Naturalmente non neghiamo che ci possano essere persone che vivono secondo quanto detta la loro fede ma riteniamo quantomeno che non si può fare il medico ginecologo se si hanno remore sull'applicazione della 194, allo stesso modo, ci si permetta la boutade, di chi non debba fare il panettiere se ha allergia alla farina!

Per parlare di quanto succede in Italia, della difficoltà che si vive oggi negli ospedali e di come ci sia il continuo tentativo di delegittimare una legge utile e benemerita come la 194/78 che ha consentito una notevole diminuzione degli aborti, abbiamo pensato di fare una conferenza (che non a caso si chiama "C'era una volta la 194") giorno 12 aprile qui a Padova, con la Laiga (Libera Associazione Italiana Ginecologi per Applicazione legge 194) facendo parlare alcune protagoniste, donne-ginecologhe della complessa questione. Per i riferimenti si veda la nostra agenda e l'ultima newsletter sempre in questa home page.

Il nostro Circolo si augura che anche stavolta vorrete essere numerose/i.

Padova 02/04/2014

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Ex cathedra... o quasi

Non ci uniremo neanche stavolta al coro unanime di consensi riguardo alla solita esternazione papale. Nei giorni scorsi, con un intervento ad un'iniziativa di Libera, per ricordare le vittime delle mafie, il pontefice ha detto rivolgendosi ai criminali “Convertitevi” rammentando loro che se non avverrà ad aspettarli sarà la dannazione eterna. Naturalmente telegiornali, agenzie e carta stampata hanno fatto a gara per dare a questa notizia “inaudita” tutto lo spazio possibile. Chissà perché ma non ci siamo entusiasmati più di tanto a questa ennesima uscita papale. A dirla tutta, come ha osservato acutamente un nostro socio, sarebbe stato meglio che Francesco I avesse detto “Costituitevi” magari “vuotando il sacco”. Ci sembra che il papa abbia sbagliato due volte. La prima nell'aver per l'appunto posto l'accento sul peccato più che sul reato. La seconda perché invero i mafiosi non hanno bisogno di alcuna conversione ostentando una grande devozione per santi e madonne e siamo certi anche siano ligi nel santificare le feste.

L'ambiguità forse inconsapevole dell'espressione “convertitevi” la dice lunga sulla difficoltà da parte del Magistero ecclesiastico di barcamenarsi sul crinale tra intima spiritualità e responsabilità. La gestione, per esempio, della questione pedofilia all'interno della Chiesa Cattolica, è stata pessima proprio in ragione di un approccio moralistico sulla questione (il segreto da mantenere per evitare lo scandalo) che ha sottovalutato le gravi ripercussioni penali (la recidiva dei soggetti, il danno causato alle vittime).

No, caro Bergoglio, perdono e contrizioni personali sono questioni che riguardano la coscienza e la sensibilità personale. La collettività deve esigere giustizia e adeguata pena per il reo. Nel nome delle vittime. Il Regno di Dio può attendere, ci accontentiamo di rendere più vivibile quello degli uomini.

Padova 25/03/2014

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Se la cerimonia è laica

A Padova alla fine di marzo si svolgerà l'ultimo dei tre incontri del corso per "celebranti laici"; fortemente voluto dall'UAAR, per fornire a quanti non si riconoscono nei riti religiosi, figure professionali di celebranti molto diffusi in altri Paesi in particolare quelli anglosassoni. Dal Circolo UAAR di Padova sono tre i soci che hanno accettato questa sfida su territori in cui le religioni e in particolare la confessione cattolica hanno l'esclusiva e l'imprimatur. La presenza di una sala del commiato degna di questo nome al Cimitero Maggiore di Padova, per la quale il nostro Circolo si è speso, la maggiore propensione rispetto al passato della scelta della cremazione rispetto alla tumulazione della salma, una maggiore sensibilità rispetto alla diffusa laicità nei convincimenti e nei comportamenti dei cittadini (gli atei sono almeno un sesto della popolazione italiana) può senz'altro legittimare la presenza di celebranti laici che operano per conto e sotto la garanzia dell'UAAR (che ricordiamo ha attivato anche assistenza laica in alcuni ospedali italiani). La necessità di elaborare il lutto in senso umanista, valorizzando l'importanza del tempo finito senza promesse ultraterrene, con la gratitudine di essere stati e di continuare a vivere nel ricordo di chi ci vuole bene, è sicuramente uno dei compiti più alti del cerimoniere laico ma certamente questo non esaurisce la possibilità di rivolgersi a lui per i namings, le feste di benvenuto dei neonati o per matrimoni civili magari tra persone dello stesso sesso o tra quanti vogliono dare un'impronta ateistica al lieto evento.

In tutto questo si esalta il carattere dell'UAAR come associazione di promozione sociale al servizio dei non credenti e che nella sua mission vede nella laicità l'humus indispensabile per la convivenza delle diverse culture del nostro variopinto tessuto sociale, all'insegna del rispetto e della tolleranza. Senza primati etici ed ontologici derivanti da presunte predilezioni divine ed investiture carismatiche.


The great religious swindle?

Parafrasando un celebre (brutto) film sull'epopea del gruppo punk dei Sex Pistols, The great rock'n'roll swindle (cioè la grande truffa del rock'n'roll), sostituendo a rock'n'roll l'aggettivo religious, vorremmo rendere in qualche modo palpabile il senso del grande tam tam mediatico, riguardo alle presunte apparizioni della madonna a Medijugorie, che continuano da ben 33 anni. Dal nostro, sommesso, punto di vista. Questo sconosciuto villaggio della Bosnia Erzegovina, con soli 4 mila abitanti, è divenuto ormai una enclave italiana e veneta in particolare. E siamo letteralmente circondati da vicini di casa, colleghi che si prendono intere settimane di ferie, tutti che ci vanno e tutti che “sentono” qualcosa che non sanno descrivere. Sarà questione di endorfine, che si scatenano nei luoghi affollati (sarebbe da rileggere quanto scrisse parecchi lustri fa il medico e sociologo Gustave Le Bon prima ancora di Freud che lo cita nel saggio “Psicologia delle masse e analisi dell'io”) non diversamente dall'emozione che si “sente” al torneo del 6 Nazioni di rugby o ad un concerto di Bruce Springsteen, tant'è. Ognuno sia libero di fare e andare dove vuole ma qui, se non si vuole essere irrimediabilmente sprovveduti, ci sono tutti gli elementi per pensare all'abuso della credulità popolare. Di miracoli non se ne vedono, anzi a dirla tutta un prete di 54 anni è morto durante una Via Crucis il venerdì santo nel santuario, in compenso ci sono molti cosiddetti “pellegrini” che tornano con seri problemi agli occhi per avere mirato a lungo il sole alla ricerca di strani giochi di luce (si veda il sito medico on line MED, per chi è interessato ad approfondire). Inoltre, come testimonia una recente inchiesta del Venerdì di Repubblica, si scopre che una delle veggenti è intestataria dell'ostello che accoglie i pellegrini. Veggenti vere superstar, con security al seguito, tengono famiglia, vanno in giro e raccolgono laute mance, e le loro performance (la madonna che appare solo a loro) sono in vendita in dvd poche ore dopo a 15 euro in tutti i negozi di Medjugorje.

Un (brutto) film già visto. Come ben scritto nel libro “L'imbroglio di Medjugorje” di Raffaele Ascheri per la Kaos edizioni. Che non troverete però presso le libreria delle Edizioni Paoline.

Padova 02/03/2014

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Beata Opulenza

Scrivemmo Sancta Pecunia in un vecchio editoriale e torniamo a parlare di Beata Opulenza designando con tale espressione quel fiume di danaro che ruota attorno alla Chiesa Cattolica che, naturalmente viene “sopportato” a fin di bene, o almeno così la fanno passare. Quando poi si spende e spande per le “cose divine” tutto si giustifica. Per dare qualche ordine di idea ai nostri lettori, una stima prudenziale vuole che la holding vaticana abbia un patrimonio stimato attorno ai due mila miliardi di euro. Una recente inchiesta ha invece stimato il tesoro di sant'Antonio su “soli” 100 milioni di euro tra immobili, terreni, partecipazioni societarie varie; l'economo della Veneranda Arca ha tenuto a precisare che tutti gli investimenti sono “puliti”, una sorta di excusatio non petita.

I fedeli per non essere da meno, riescono a essere degni membri di tale congrega di sciuponi. A Villaguattera di Rubano la statua di sant'Antonio con annesso altarino e struttura con panche di cemento armato è costata 30.000 euro.

Qualcuno dovrebbe spiegare alle 94 lavoratrici dell'Istituto Santa Tecla, fondazione ecclesiastica, licenziate alla vigilia di natale, data scelta simbolicamente disumana, come mai per loro non si siano trovati i soldi. Il fiume di denaro che transita nei molti gangli delle strutture ecclesiastiche sembra avere altrove i suoi delta e i suoi estuari.

Oggi l'UAAR ha depositato in Parlamento le 20.000 firme della petizione on line per l'abolizione di un anacronistico Concordato. Davvero, da qualche parte si deve cominciare, in tempi di crisi.

Padova 18/02/2014

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Elezioni ammninistrative 2014 - Comune di Padova

L'UAAR è un'organizzazione filosofica non confessionale, democratica e apartitica. In quanto Associazione di Promozione Sociale svolge attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi.

In questa occasione intende raccogliere e diffondere attraverso i propri canali informazioni che si ritengono utili nella vicina scadenza elettorale amministrativa. Abbiamo inviato perciò alcune domande inerenti le nostre tematiche statutarie ai candidati Sindaco per il Comune di Padova, a partire dalla prossima scadenza delle primarie dello schieramento di centro-sinistra, e che riproporremo in seguito agli altri protagonisti della contesa elettorale.

Il questionario è stato e verrà inviato ai candidati di cui si sia trovato un pubblico indirizzo e-mail, ovvero indirettamente tramite le segreterie organizzative della relativa lista, ovvero tramite il capolista.

Rispettando i propri soci e simpatizzanti, ritenendoli capaci di ragionare con la propria testa, l'UAAR durante le campagne elettorali a ogni livello, laddove è possibile, raccoglie le parti dei programmi elettorali delle varie liste relative ai propri scopi sociali, mettendole a disposizione di tutti i cittadini attraverso i propri canali informativi. Cerca inoltre di entrare in contatto con un insieme plurale e trasversale di candidati, di tutte le liste, rivolgendo loro le stesse domande, specifiche sui temi statutari, e impegnandosi a diffondere le risposte che giungeranno, usando i canali informativi a disposizione (siti internet, blog, notiziari via email, riunioni, ecc.).

Padova 23/01/2014

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Una polemica... a lieto fine

Riguardo la nostra ultima newsletter, nonché prima del nuovo anno (per l'appunto 1/2014) che periodicamente inviamo, un lettore ci ha scritto dichiarando il suo disappunto circa una notizia sulla botte kasher che a suo dire prendeva in giro usanze del culto ebraico. Il nostro coordinatore di Circolo ha ritenuto doveroso replicare e chiarire il senso di quel riferimento. Il lettore ha controreplicato ringraziando e comprendendo il nostro punto di vista. Riportiamo alcuni passi salienti della nostra lettera:

«Il notiziario informale, saltuario che inviamo a una piccola platea variegata di simpatizzanti, neutrali e curiosi anche avversi alle nostre tesi, risulta giocoforza il più delle volte denso di tematiche toste e impegnative. Quando c'è l'occasione si cerca di renderlo più "lieve" con espedienti vari; può essere una battuta, un link, un'annotazione particolare. Ci sembra poco consono limitare l'orizzonte "a prescindere", quando si usa comunque l'avvertenza di lasciare fuori dalla porta trivialità o aggressione gratuita (abbiamo "persino" parlato dei difetti e dei vizi degli atei; chissà se qualcuno si sarà risentito ... :-) ). Ciascuno poi legge e interpreta, ovviamente, a partire dal proprio bagaglio personale. In giro c'è persino chi ha avuto il coraggio di bollare come "vilipendio alla religione" uno slogan innocuo portando in tribunale un nostro socio... Quello che facciamo comunque fatica a capire è perché, in una realtà in cui tutto si può criticare, tutto può essere oggetto di critica, scherno, e anche attacco frontale, alle religioni dovrebbe essere riconosciuta una sorta di immunità. Accettando questa logica la nostra associazione non avrebbe nemmeno dovuto programmare la mostra di vignette satiriche che ha appena cominciato a girare l'Italia, che contiamo di portare prima o poi a Padova e alla quale diamo appuntamento».

Padova 18/01/2014

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Ancora il diavolo!

Ammettiamo di essere recidivi come Circolo UAAR di Padova. Già nell'aprile 2012, si consulti la sezione Attività del sito, avevamo parlato del diavolo. Lì l'abbiamo fatto in modo ironico più che altro per sottolineare come tra esorcisti televisivi e credenze paranormali si sfiora spesso il grottesco. Stavolta il tema è serissimo. Non che come razionalisti ci siamo bevuti il cervello, anzi a dirla tutta se esistesse il povero Satanasso (“origine e causa di tutti i mali” dice la liturgia cristiana, manco le attenuanti generiche) lo accoglieremmo come socio onorario, più che altro per il fegato dimostrato a sfidare il Creatore. Strano creatore poi che punisce ciò che ha creato. Per molto meno in questo eone, un ingegnere e un architetto risponde sempre delle sue opere imperfette. Tant'è. La serata che Claudio A. Barzaghi, apprezzato critico d'arte, il prossimo 15 gennaio ci presenterà farà emergere un diavolo inedito, dalle multiformi apparizioni, dall'orrido al romantico. Perché dunque il diavolo dovrebbe interessarci? La risposta è che in fondo il diavolo è sempre stato insidia e giustificazione del sacro, e attraverso la catechesi pittorica, nelle more di un generale analfabetismo nei tempi passati, è stato veicolo per terrorizzare le coscienze e giustificare ogni malefatta (vedasi caccia alle streghe) di un potere ecclesiastico in combutta con il potere civile (vedasi inquisizione) a cui si è demandato il compito di “condonare” colpe e offrire la remissione dei peccati magari in cambio di lauti compensi (vedasi simonia e mercato delle indulgenze). Un diavolo parafulmini insomma, un povero diavolo magari che vorremmo cominciare a conoscere meglio. Barzaghi ci aiuterà in questo viaggio attraverso l'itinerario artistico. E ci auguriamo che vorrete essere numerosi ad applaudirlo.

Padova 25/12/2013

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Prosit...

anche se senza il Deo Gratias, come vuole la formula alla fine della celebrazione liturgica nel rito romano. Ci riferiamo alla splendida serata di mercoledì 11 dicembre scorso, con Telmo Pievani che ha presentato il volume da lui curato, “Lettere sulla religione” di Charles Darwin insieme a Maria Turchetto, direttrice dell'Ateo e anche lei appassionata ricercatrice. La Sala degli Anziani sita nel Municipio di Padova era gremita con, praticamente, tutti i posti disponibili occupati. Il video con la registrazione dell'evento è già disponibile su questa stessa pagina per quanti non hanno potuto presenziare. Un'occasione straordinaria per parlare di Scienza e filosofia della scienza, di morale religiosa ed etica laica, con, sullo sfondo, la rivoluzione darwiniana come momento di rottura rispetto ad un antropocentrismo becero e arrogante e punto di partenza per affermare che homo sapiens è certo una figura singolarissima ma anche il frutto della contingenza che non è esattamente puro caso o capriccio e neanche mero determinismo finalistico, ma è retta da regole interne e esorta l'uomo alla responsabilità, figlia della sua libertà. A fronte di tutto ciò, la figura di dio come ipotesi ardita e non necessaria, spesso abnorme se, come scriveva Darwin, ha realizzato una natura piena di falli e sprechi e inutili sofferenze. Temi niente affatto scontati, considerando la vivacità del dibattito che ne è conseguito. Il bisogno di credere come strategia adattativa ma sicuramente frutto di elaborazione biologica per dissimulare la paura della nostra finitezza, ecco il punto di vista di Pievani. Accettare i propri limiti senza proiezioni metafisiche, rappresenta il punto di partenza per incamminarsi sui sentieri dell'ateismo ma anche su quelli di una sana ricerca scientifica autorevole dunque autonoma da ingerenze e sempre perfettibile.

Padova 13/12/2013

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Un film già visto

Un nostro socio ci scrive: “Ho fatto una visita medica al presidio ospedaliero dell’Arcella e durante l’incontro ho notato che nell’ambulatorio campeggiava un crocifisso. Alla dottoressa ho chiesto come mai in un ufficio pubblico venisse esposto un simbolo di fede così privato. Lei ha risposto di non essersi neanche accorta della sua presenza e che era l’altra collega che probabilmente l’aveva voluto. Ho ribadito che in una società laica e plurale un ufficio pubblico non dovrebbe privilegiare simboli religiosi e o politici discriminandone altri e dovrebbe rimanere neutrale. Lei ha allargato le braccia dicendo che di queste cose si occupa la Direzione Sanitaria”.

Ci risiamo insomma. Quello che fa specie è che in queste situazioni può più l’abitudine e il laissez faire che non l’integralismo di chi deve per forza sventolare a tutti che “siamo un Paese cattolico” o che “il cristianesimo fa parte della nostra cultura”.

La corsia preferenziale di cui gode la confessione religiosa che fa capo alla Chiesa Cattolica stride fortemente con la nostra Costituzione; sono concetti più volte ripetuti. Al battage mediatico sull’opera pia svolta dalle associazioni che alla Chiesa Cattolica fanno riferimento, rispondiamo che i contribuenti italiani danno alla CCAR molto di più di quanto ricevano in carità tra contributi dell’8 per mille non dovuti, oneri di urbanizzazione secondaria, insegnanti di religione, cappellani nelle caserme e negli ospedali, ecc.

E non ci stancheremo di ripeterlo. Intanto valuteremo come Circolo se intervenire presso la Direzione Sanitaria per la storia del (o dei?) crocifissi esposti.

Padova 04/12/2013

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Riflessioni post congressuali

Il X Congresso dell’UAAR, svoltosi il 2 e 3 novembre a Roma, ha sancito le linee guida per l’attività dell’associazione fino al prossimo congresso con un nuovo Comitato di Coordinamento e la conferma di Raffaele Carcano come segretario.

Si riparte insomma. Con entusiasmo e realismo di fronte di un Paese che sta cambiando ma che fatica ad uscire da un clericalismo invadente. Non che gli atei e agnostici rischino la pelle, come purtroppo avviene in altre realtà, ma certamente si cerca di instillare l’idea che ateismo e agnosticismo debbano essere confinate nella sfera privatissima delle persone, mentre lo spazio a riti e outing della religione dominante è sempre sovrabbondante.

Proviamo a fare la nostra parte. Come Circolo a breve partiremo con le conferenze, come da tradizione, perché il terreno della cultura ci sembra importante per seminare consapevolezza laica. Laicità che oltre ad un modo di essere dovrebbe rappresentare il modus operandi delle istituzioni nelle società democratiche e liberali. C’è da lavorare. Noi ci siamo. Attendiamo nuovi soci e militanti che vogliano mettersi in gioco.

Padova 16/11/2013

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Siamo tutti gay!

Ma siamo anche tutti neri, zingari, trans, clandestini, ebrei e palestinesi all'occorrenza! Volevamo solo ricordare che poche ore fa un giovane di 21 anni si è suicidato perché si sentiva vittima dell'omofobia. E che attendiamo che un papa così sensibile e rivoluzionario come Francesco dica qualcosa sulla responsabilità morale della Chiesa Cattolica rispetto al clima di caccia alle streghe, complici i politici devoti, contro le minoranze di questo Paese ancora ben lungi da avere gli standard delle democrazie liberali occidentali. Conformismo ed omologazione sono la prassi. Non passo lo straniero, o chiunque proponga pascoli non ancora battuti. Nel nostro piccolo, un socio ci segnala che in una classe V della scuola Primaria dell'hinterland padovano, la maestra di religione aveva proposto di studiare “le altre religioni per capire le altre culture”. Alla richiesta di un genitore di parlare anche di “ateismo” come corrente di pensiero non religiosa ma ugualmente rappresentativa di una fetta della popolazione mondiale, una mamma ha detto: “Eh no, se si parla di ateismo succede la rivolta!”. Il riflesso condizionato del clericalismo e del bigottismo vuole che l'ateismo abbia un rapporto quasi organico con l'immoralità. Prima ancora di capire cosa l'ateismo propone e chi sono gli atei. Un po' cominciamo a vergognarci di questo Paese.

Padova 30/11/2013


Attenti alle reliquie!

La trasferta del vice sindaco reggente Ivo Rossi, con delegazione formata dal rettore della Basilica di Sant'Antonio padre Enzo Poiana e da Lella Zanonato, moglie del ministro dello Sviluppo Economico, che di recente ha consegnato la reliquia del Santo a Mazara del Vallo, con celebrazione solenne, ha avuto un finale inatteso e quasi tragicomico. I convenuti infatti, dopo la cena di rito, hanno accusato malesseri e son dovuti ricorrere all'ospedale. All'origine dell'inconveniente pare una pietanza a base di funghi crudi, sui quali era rimasta qualche traccia di terra, che ingerita ha provocato i problemi. Si potrà comunque gridare al miracolo: in primis per i soldi pubblici magnificamente trovati per questo genere di viaggi utilissimi alla collettività, e in secondo luogo perché i funghi non erano avvelenati o se lo erano, Sant'Antonio (più volte a cena dal truce Ezzelino che tentò di avvelenarlo) ha certamente limitato i danni: già che c'era poteva assicurare una buona digestione, ma, come si dice, troppa grazia Sant'Antonio!

Padova 21/10/2013

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Ora pro nobis

È rimbalzata su alcuni quotidiani nazionali la notizia che in un liceo classico di Genova un'intera classe ha chiesto di non frequentare l'ora di religione. Non è il primo caso invero. Ci sono segnali sempre più indicativi di un crescente disinteresse dei giovani verso la religione. Probabilmente è l'effetto boomerang rispetto ad un indottrinamento che si pretende già debba partire nella prima infanzia. Un tema comunque che suscita sempre più un dibattito secondo noi positivo, comunque la si pensi. Nella nostra recente assemblea annuale di Circolo, diversi soci e simpatizzanti, presenti per la prima volta, hanno parlato della difficoltà di vedersi garantire l'ora alternativa per i propri figli, della tendenza conformistica e acritica di molti genitori che chiedono la religione per i propri figli perché “così fan tutti” salvo poi criticare la Chiesa Cattolica per questo o quello. Una battaglia, per l'UAAR, coronata dalla storica sentenza del Tribunale di Padova che obbliga le scuole pubbliche a istituire l'ora alternativa qualora sia richiesta anche da un/a solo/a alunno/a. Ma possiamo testimoniare che esistono ancora molte zone franche, disinformazione diffusa, malafede da parte di organi preposti a dare informazioni corrette ed imparziali. Esistono anche genitori che non si lasciano intimidire e rivendicano i propri diritti e sognano un'Italia sempre più laica. Che siano anche iscritti all'UAAR o che si appoggino anche all'UAAR è per noi motivo di orgoglio. E dà senso al nostro operare come unica associazione italiana che mette insieme atei ed agnostici e che chiede per loro uguale “cittadinanza”. Scusate se è poco.

Padova 14/10/2013

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Succede a Noventa Padovana

Il Mattino di Padova di giovedì 26 settembre 2013, riporta un grottesco e lunare dibattito tra un consigliere comunale e il sindaco di Noventa Padovana a proposito dell’assenza di crocifissi dalle pareti della locale scuola Anna Frank. Anche nel dare resoconto del fatterello si sfiora il ridicolo laddove si paventa il rischio di caratterizzare, per scelta deliberata (!), una scuola pubblica in quanto laica. Vorremmo ricordare a tutti che, come da Costituzione, la scuola “è” laica, e che l'anomalia semmai è la presenza dell'insegnamento della religione cattolica in orario curriculare laddove la stessa non è da tempo più religione di Stato. Questo implica che le istituzioni pubbliche devono essere neutrali rispetto alle convinzioni filosofiche di ciascuno. A quanti invocano il rispetto della tradizione e della volontà della maggioranza dei cittadini, andrebbe ricordato che nel nostro Paese la componente cattolica praticante è già in minoranza superata dalla quota di scettici, indifferenti e diversamente credenti, e che i segnali di secolarizzazione della società sono inequivocabili (matrimoni e funerali civili, credenti non allineati con direttive ecclesiastiche, bambini non battezzati, ecc.). Di questo molti sono già consapevoli, come l'Unione degli Studenti che in un recente documento scrive “non possiamo più permettere che all'interno delle nostre scuole si riproducano discriminazioni su base culturale o religiosa. Pensiamo appunto che questa sia una misura di civiltà e di buonsenso per dare finalmente alle nostre scuole un profilo laico, multiculturale, aperto alle differenze”. Ci sembrano parole in linea con la realtà che ciascuno di noi vive nella quotidianità, e che solo pregiudiziali e strumentali punti di vista si ostinano a non rilevare.

Padova 09/09/2013

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L'UAAR che verrà

In agenda della home page di questo sito trovate un appuntamento importante il prossimo 25 settembre. Il Circolo di Padova si riunisce infatti per il rinnovo delle cariche annuali e per eleggere i rappresentanti al prossimo congresso nazionale. Si tratterà su scala micro e macro di delineare l'UAAR che verrà. Non potendo contare su scienza infusa e tradizione millenaria basata su testimonianze carismatiche, molto più semplicemente la nostra associazione si affida al più classico ed empirico degli strumenti: la democrazia. E una democrazia a più voci, come in un orchestra sinfonica, si sa che funziona meglio. Ecco perché non ci stanchiamo di invitare i nostri molti iscritti a venire a questo appuntamento. Vogliamo incrinare le nostre certezze, seguire percorsi nuovi, c'è bisogno sempre di rinnovarsi e nuove teste per noi vuol dire nuove idee e nuovi percorsi. Ci sforziamo come soci militanti di fare del nostro meglio. Ci sorprende sempre quando ai banchetti qualcuno dice “finalmente vi vedo”. Vorremo poter dire altrettanto ai tanti che ci seguite su questo sito, che leggete la nostra newsletter, o ci incontrate su Facebook: le nostre porte sono spalancate. Nella riunione annuale faremo il punto su quanto fatto ma soprattutto cercheremo di delineare il programma del nostro impegno nei prossimi mesi. E quello che l'UAAR diventerà, con le sue pretese laiche e la sua resistenza contro l'invadenza di quanti con le loro onerose scelte esistenziali pretendono privilegi dallo Stato, dipende in special modo da quanti come voi che state leggendo, hanno intenzione di combattere la battaglia di una società più egualitaria e plurale. Noi ci contiamo. Speriamo vivamente che siate dei nostri in modo più attivo e militante.

Padova 19/09/2013


Ci scrive un nostro socio

«Mi trovo a Sirolo nelle Marche. All'arrivo in uno dei più vecchi e rinomati camping del posto, tra gli avvisi in bacheca spicca quello relativo alla “Santa Messa” prevista ogni domenica. Decido di parlare con la direzione per esprimere il disagio nel vedere una funzione religiosa davvero “fuori luogo”. Mi dicono che devo scrivere due righe e che verrò contattato. E' quello che faccio. Il giorno dopo uno della proprietà mi manda a chiamare e vuole parlare della faccenda. Esordisce dicendo di essere sorpreso di questa mia sortita, ancorché era la prima volta che veniva sollevata una questione del genere. Faccio la mia professione di ateismo dichiarando la mia totale tolleranza verso qualsiasi espressione filosofica o religiosa ma aggiungo di ritenere “invasiva” alla propria sfera vitale vacanziera, la presenza di una celebrazione religiosa che dovrebbe tenersi nelle apposite sedi. Il mio interlocutore parte sulla difensiva dicendo che la sua è una struttura privata e quindi lui invita chi vuole e stabilisce chi debba entrare e chi no a casa sua. Replico serenamente che non ne faccio una questione di legalità ma di sensibilità. Che, per esempio, io non ho nulla in contrario verso chi pratica il nudismo integrale, ma che troverei discutibile che uno lo facesse fuori dagli spazi ad esso destinati, senza una condivisione con chi il nudismo non lo pratica. Chiedo se la necessità della liturgia sia stata discussa con tutti gli ospiti o se è un'iniziativa partita dalla proprietà unilateralmente. Qui il mio interlocutore annaspa un po': prima dice che c'è stata una sollecitazione da parte di alcuni ospiti più anziani abituati a santificare le feste; poi confessa che “il religioso che viene è un mio caro amico”, ma non è il “solito prete”, che non ha nulla a che spartire con “quelli del Vaticano”, che “c'è Chiesa e Chiesa” e che su molti aspetti concorda con il “mio anticlericalismo”. Ribatto che io non ho formalizzato alcun anticlericalismo di principio, semmai ritengo che la Chiesa Cattolica in Italia abbia già sufficienti spazi in tv, negli ospedali alla scuola e in ogni dove, gode di un regime privilegiato in uno Stato che si professa laico, e non si capisce perché debba avere una corsia preferenziale anche dentro ad un camping. Aggira il mio rilievo dicendo che nel suo camping ha avuto anche gruppi di buddisti che hanno voluto praticare i loro riti e concorda sullo spazio spropositato che la Chiesa Cattolica ha in Italia ma ricordandomi che “i preti non sono tutti uguali”. Reagisco provocatoriamente dicendo che io mi diletto nella satira antireligiosa e che se ci fosse la possibilità, positivamente impressionato da tanta elasticità di pensiero, volentieri mi esibirei una delle prossime sere magari per prendere in giro i santi e la madonna; perché chioso, in fondo si può dire che Marx ha detto delle baggianate e che tal corrente filosofica è una cretinata e perché non si potrebbe dire che l'immacolata concezione è una stronzata immane? In fondo anche le idee religiose dovrebbero essere trattate alla stregua di opinioni, no?Annuisce e mi dice che “molto volentieri” mi darà lo spazio per la mia esibizione satirica. Io non ci credo molto ma attendo. Intanto spero che qualche spunto di riflessione si possa trarre. E il "mi ha fatto veramente piacere parlare con lei" era solo galateo?»

Padova 31/08/2013

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Lego... ergo sum

Parafrasiamo il celebre cogito (rammentando che siamo animali pensanti e non... fidenti, come vorrebbe qualcuno) cartesiano, per rinnovare anche quest'anno l'augurio ai nostri lettori e cybernauti, di passare un'estate low cost viaggiando attraverso le numerose recensioni che il nostro sito nazionale propone nella sezione libri http://www.uaar.it/ateismo/opere/. Un ottimo modo per conoscere la cultura ateo-agnostica, ma anche per approfondire tematiche attorno a storia, filosofia, scienza, laicità. In particolare segnaliamo i libri editi da Nessun Dogma, il progetto editoriale dell'UAAR, fiore all'occhiello dell'associazione oltre che la possibilità di ordinare i vostri libri preferiti attraverso i canali IBS e Feltrinelli, in questo modo si potrà dare una mano all'UAAR. Ai più frugali, si rammenta che esiste anche la nostra biblioteca nazionale, nella sede di Roma, che contiene circa 3.400 volumi, unica nel suo genere, che fa parte del Sistema Bibliotecario Nazionale, si consulti per saperne di più http://www.uaar.it/uaar/biblioteca.

Gli editoriali di questo blog si fermano per un po'. A tutti i soci e simpatizzanti ricordiamo che come Circolo di Padova saremo presenti con un banchetto al Pride Village nei giorni 17 e 24 luglio e nei giorni 7 e 21 agosto prossimi. Consultate sempre l'Agenda su questa home page per saperne di più.

Dopo la pausa estiva, ci prepariamo per il congresso nazionale. A Padova si terranno gli incontri pre-congressuali del nostro e di altri Circoli. Ve ne daremo conto.

Buone vacanze e buone... letture.

Padova 9/07/2013

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Sentieri ininterrotti

… o senza scomodare Heidegger, la laicità non va in vacanza, come il buon senso. Il prossimo 4 luglio, si veda la locandina su questa home page, il nostro Circolo è stato invitato ad una conferenza su una questione davvero evergreen, quella della laicità, che vede l'Italia pecora nera dei Paesi occidentali laddove, altrove, avanzano le forme giuridiche delle tutele delle diversità, convivono diversi convincimenti filosofici, non ci sono confessioni più uguali delle altre di fronte alla legge. Ci fa piacere ricevere sempre più spesso (si veda la nostra agenda) inviti come rappresentanti accreditati del mondo ateo-agnostico (in edicola l'ultimo numero di MicroMega, intitolato Ateo è bello! Almanacco di libero pensiero ospita due articoli del nostro segretario nazionale e della nostra rappresentante per le iniziative giuridiche). Ci fa piacere che sempre più si prenda coscienza della laicità come modus operandi imprescindibile del buon governo della cosa pubblica e come categoria inclusiva della multiforme ricchezza culturale spesso umiliata da opposti antagonismi.

Vale la pena ricordare a chi legge che continua la raccolta di firme per la proposta di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia (si può firmare nei banchetti e negli URP comunali negli orari di rito) e inoltre che l'UAAR invita soci e simpatizzanti a firmare per l'iniziativa referendaria portata avanti dai Radicali Italiani su destinazione delle quote dell'otto per mille inespresse allo Stato e per il divorzio breve.

Davvero possiamo provare a rendere l'Italia un Paese più laico e moderno. I wide awake, I'm not sleeping (Sono perfettamente sveglio, Non sto dormendo) cantavano gli U2 in Bad. L'UAAR esiste anche per suonare la sveglia a tanti dormienti.

Padova 29/06/2013

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La banalità del male

Le parole sono pietre, scriveva Simone Weil, e le pietre, si sa, possono uccidere. In queste ore c'è un'ondata di giusta indignazione per il post di Doleres Valandro che si chiedeva perché nessuno “violenti il ministro Kyenge”. Parole talmente miserabili che hanno tutto il nostro disprezzo. Sorprende che tra quanti hanno stigmatizzato l'infelicissima uscita ci sia anche l'ex sindaco di Cittadella Bitonci, che ha definito le parole della sua compagna di partito “stupide, violente ed inopportune”. E' lo stesso Bitonci che, non molto tempo fa, aveva fatto mettere il “Wanted” contro Massimo Albertin, reo di avere portato avanti la battaglia laica contro la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche? E' lo stesso Bitonci che aveva detto al collega sindaco di Abano che bisognava togliere la cittadinanza agli Albertin? Il quale a seguito della campagna di aggressione ha subito minacce e per un certo periodo ha avuto bisogno della protezione della polizia nelle sue uscite pubbliche? Insomma, Bitonci non è certo la persona migliore che possa dare lezioni di stile e di moralità alla Valandro; non ci risulta che abbia mai fatto le scuse ad Albertin.

Strano Paese questo dove il politicamente corretto e il lessico penalmente rilevante vale per persone nere o per gli omosessuali (e ce ne rallegriamo) e sembra non valere per gli ateo-agnostici che possono anche essere definiti al TG 1 "disabili del cuore", e attaccati da papa e vescovi senza contraddittorio.

Un nostra più siderale distanza verso i politicanti ipocriti e doppiopesisti.

Padova 14/06/2013

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Eh la madonna! O delle recrudescenze

In epoca di crescente secolarizzazione e, spesso, conseguente miglioramento dei diritti delle persone in nome del principio della laicità che sottrae a chiese e religioni la potestà d’imperio sulla vita e sui gusti delle persone, ci fa un certo senso assistere al tam tam dello spiritualismo di retroguardia strillato attraverso un marketing sempre più aggressivo. Le pensiline di tram e bus della nostra città sono letteralmente invase da manifesti di Scientology che invitano a “pensare con la propria testa”, un vero ossimoro per un’associazione dichiarata illegale in Francia, condannata in Belgio per truffa, tenuta sotto osservazione in Germania e soprattutto accusata di plagio da molti fuoriusciti. Su bus e tram si trovano anche locandine appese su prossimi pellegrinaggi a Lourdes organizzate dalla diocesi. All'insegna dell'ecumenismo. Gli evangelici che lasciano brochure (queste sono incollate con lo scotch, ma l'urgenza del messaggio impone scelte celeri) con “Gesù è vivente” (notizia un po' datata questa) ma anche inviti a incontri di spiritualità in lussuosi hotel dai seguaci di Yogananda Paramahansa. Non manca neanche il supermercato (Ali-Alyper) che sponsorizza il Festival biblico di Vicenza. Pullulano anche le proposte di agenzie viaggi verso Medugorje. Dove più che miracoli (su quelli di “conversione” abbiamo poco da dire, per lo più si racconta di fenomeni “paranormali” preannunciati via sms con tanto di effluvio di essenza di fiori, buon per le erboristerie della zona) ci raccontano di inediti contrattempi sopravvenuti come quello riferitoci da un marito arrabbiato, che ha lasciato controvoglia che la propria moglie, che lamentava problemi di artrosi, andasse in pellegrinaggio e se l’è vista tornare con le gambe fratturate perché aveva inciampato nella scalinata di una chiesa! Per non parlare dei molti che di ritorno dalla Bosnia-Erzegovina, da questa prima misconosciuta località che di colpo ha fatto diventare un gruppo di veggenti autentiche star sempre in tournee, lamentano gravi problemi alla retina per avere fissato molto a lungo il sole, in attesa di “strani giochi di luce” tipici nelle apparizioni mariane da Fatima in poi. Rimanendo a casa nostra, da oltre un quindicennio a Cavarzere c’è una statua della madonna che trasuda olio (la qualità sarà ineccepibile) e che raduna centinaia di persone in preghiera: anche qui la veggente… d’ordinanza.

Attendiamo il vero miracolo e cioè che la gente imparasse a ragionare sulle cose e non si abbandonasse a forme più o meno paganeggianti (nel senso ritualistico del termine) di devozionalismo. Eh la Madonna, verrebbe da dire, ricordando un’esclamazione usata da Renato Pozzetto nelle commedie all’italiana di qualche anno fa.

Padova 03/06/2013

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Maggio al cinema!

Giunge alla terza edizione la Rassegna Cinematografica “La Storia il Pensiero, l’Individuo” ideata dal Circolo UAAR di Padova con il contributo del Consiglio di Quartiere 4 del Comune di Padova e che per tre mercoledì consecutivi di maggio (il 15, il 22 e il 29) vedrà la proiezione di film ad ingresso libero presso la Sala Fronte del Porto di via S. Maria Assunta a Padova.

Anche quest’anno abbiamo voluto fare una scelta di qualità e premiato il cinema impegnato. Si partirà con “Offside”, pellicola premiata con l’Orso d’Argento a Berlino che, ancora una volta, ruota attorno alla condizione di marginalità delle donne nei regimi assolutisti di stampo religioso. Sarà poi la volta di “Sia fatta la mia volontà”, un documentario a più voci (tra i quali Alessandro Bergonzoni, Jacopo Fo, Ascanio Celestini, Ignazio Marino, Michele Serra) sul tema dei funerali civili e delle cerimonie laiche in Italia; ancora una questione connessa al tema della laicità in Italia (a proposito non dimenticate di venire a firmare il sabato nelle piazze ai nostri banchetti per l’iniziativa di legge popolare per la legalizzazione dell’eutanasia e il testamento biologico). La rassegna si concluderà con “I ragazzi stanno bene, ancora un film premiato con quattro nomination al Premio Oscar 2011 e un Golden globe ad Annette Benin come miglior attrice e che parla di famiglie non convenzionali nella Los Angeles odierna.

Speriamo di riuscire a replicare il successo delle passate edizioni. Venite a trovarci e passate parola!

Padova 03/05/2013

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Libera nos a... cruces!

Qualcuno ricorderà la vicenda della madonnina del Monte Pirio sui Colli Euganei sostituita da un simpatico nanetto. Una goliardata, si disse. Era però un modo, sia pur divertente, di ricordare che le montagne dovrebbero essere lasciate intatte nel loro splendore. C'è sempre un riflesso condizionato, da parte degli ecclesiastici che gridano al più bieco laicismo quando si tratta di mettere in discussione il loro potere, anche solo simbolico. L'ultima polemica è sorta dopo che l'associazione Mountain Wilderness, insieme a WWF Italia, Italia nostra e altre associazioni alpinistiche ed escursionistiche, ha sottoscritto un documento in cui si chiede una bonifica delle vette sovrabbondanti di croci e simboli religiosi. Una petizione indirizzata ai Comuni per chiederne la rimozione. Subito bollata per laicista ed anticlericale. Eppure la dichiarazione di Luigi Casanova, portavoce di Mountain Wilderness, sembra improntata al puro buon senso: “Il culmine delle montagne ha assunto un carattere sempre più vistoso e autoreferenziale. La montagna viene usata come palcoscenico di ambizioni personali o di gruppo, per imporre aggressivamente convinzioni religiose, marcare il territorio”. Come non condividere un appello così attento alla sobrietà e alla tutela del proprio territorio? E speriamo solo che questa volta non ci sia bisogno di rivolgerci a... Strasburgo.

Padova 13/04/13


Sbattezzarsi? Perché no?

Il prossimo 10 aprile, presso l'Osteria l'Anfora a Padova, abbiamo invitato Alberto Talami e Alessandro Lise a (ri)presentare il loro libro a fumetti “Quasi quasi mi sbattezzo” (consultate la nostra agenda sulla home page del nostro sito per i riferimenti).

A tre anni esatti dalla sua prima uscita l’Uaar ha deciso di contribuire alla ristampa del fortunato volumetto che ha avuto il

merito di far ulteriormente conoscere quello che rischia di diventare un vero e proprio fenomeno popolare, lo sbattezzo per l’appunto.

Da quando nel 1999 la stessa Uaar si è vista riconoscere dal tribunale il rispetto della legge della privacy per quanti decidono di non far parte della Chiesa Cattolica, si stima che siano oltre 20.000 le persone sbattezzate; la pagina del gruppo Facebook sullo sbattezzo conta oltre 12.000 membri, mentre continuano ad aumentare le persone che scaricano il download del modulo per sbattezzarsi sul sito della pagina dell’Uaar. Motivazioni, lacerazioni, contrasti, itinerario catecumenale a ritroso con comunicazioni tecniche e di servizio, ampia bibliografia, tutto questo è racchiuso dentro l’avvincente storia che vede come protagonista Beto, nel quale, con sempre discreta ironia, si travestono i nostri due autori, e che ad un certo punto si interseca con un altro singolare personaggio, Frolix, abitante di un pianeta lontano dalla Terra ma assai simile per i riti di inoculazione a cui il nostro simpatico amico cercherà (riuscendo solo in punto di morte) di sottrarsi.

Un libro come questo può aiutare a comprenderne le ragioni profonde della scelta dell’apostasia, del cammino ancora lungo della laicità in un Paese, ancora, a sovranità limitata come l’Italia, l’importanza di aderire alla propria coscienza prima che a (presunte) comunità di appartenenza. Il valore, mai tramontato, del non possumus in chiave atea.

Padova 24/03/13


Critici non dogmatici

La conferenza sul multiculturalismo oltre ad essere stata molto interessante per merito della dotta relazione della Prof.ssa Saint-Blancat, ha aperto varchi per pensare ad ulteriori approfondimenti e magari a nuovi incontri organizzati dal nostro Circolo. Ripartiamo da questo tema per commentare il caso della famiglia Calò, balzata agli onori delle cronache padovane e nazionali per la loro prolifica progenie (sono in attesa del 14° figlio). Nulla da dire sulla libertà personale di ciascuno di decidere sulla propria vita, principio laico per eccellenza. Ci chiediamo però, in primo luogo, se anche la libertà si possa disgiungere da un principio di responsabilità verso le proprie scelte (anche questo principio laicissimo, i credenti la chiamerebbero coscienza) e se la solidarietà mostrata dalle istituzioni verso un caso, francamente raro, non sia spesso viziata da, per ritornare al multiculturalismo, un pregiudizio di tipo etnocentrico. Ci sarebbe stata uguale attenzione verso una famiglia rom? Lasciamo ai lettori l’inquietante interrogativo.

A proposito di commenti non ci esimiamo dal dire due parole sull’elezione di Francesco I, a pontefice della Chiesa Cattolica. Sembra siano emerse ombre sul suo ruolo da superiore provinciale della Compagnia di Gesù all’epoca della dittatura dei generali argentini (che intessevano cordialissimi rapporti con l’episcopato e ne chiedevano anche la “consulenza”). Ci sono state varie prese di posizione su questa vicenda. Qualcuno ha scritto “non sono emerse prove” sull’atteggiamento morbido di Bergoglio verso le orrende violazioni dei diritti umani di Videla & Co. A dirla tutta però non ci sono prove che Bergoglio abbia mostrato il coraggio del vescovo Enrique Ángel Angelelli che per il suo impegno nel denunciare crimini e soprusi dei militari fu ammazzato il 4 agosto del 1976; chissà se Bergoglio era tra quei cardinali che accettarono la tesi dell’ “incidente”.

Prove invece ci sono che da arcivescovo di Buenos Aires abbia tuonato contro le aperture laiche di quel Paese e contro l’ateismo. E che non si diventa cardinali in America Latina se non si è apertamente contro la teologia della liberazione.

Pronti a cambiare idea e a stupirci di Francesco I. Oltre le coreografie con cui viene amabilmente dipinto da trasversale stampa compiacente.

Padova 16/03/13

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Egalitè!

Non vorremmo essere troppo scortesi con la Rivoluzione Francese, ma tra la necessaria (e mai sufficiente) Libertè e la sovrabbondante (e non necessaria) Fraternitè, scegliamo l'Uguaglianza come momento qualificante della comunità umana, impossibile da pensare senza la Libertà e propedeutica ad ogni principio di Fratellanza universalmente intesa.

L'uguaglianza degli individui di fronte alla legge è un principio moderno e dunque laicissimo. Ma è anche il più minacciato da correnti di pensiero, contemporanee che pongono il multiculturalismo come orizzonte delle società odierne. In soldoni, tali correnti, riconoscono sistemi politici che pongono al centro d'interesse non l'individuo ma le comunità di appartenenza. Laddove queste comunità hanno, normalmente, un forte connotato religioso. Il passaggio dal multiculturalismo al multiconfessionalismo è brevissimo. In buona sostanza vere e proprie zone franche diverso ai diritti universalmente riconosciuti con conseguente dis-applicazione delle norme di legge che dovrebbero essere valide per tutti in base al declamato principio di egalitarismo degli individui. In nome della libertà religiosa dovremmo potere (e in Europa purtroppo si comincia a fare) riconoscere la legittimità dei tribunali islamici e della sharìà, o dare delle attenuanti a chi pratica l'infibulazione ai propri figli per usanze culturali del suo Paese di origine. Tutto in nome del multiculturalismo-multiconfessionalismo. Una minaccia, insomma, al principio supremo della laicità dello Stato e della legge uguale per tutti.

Proveremo a capirne di più e a dibattere con gli studenti giovedì 14 marzo prossimo, presso la facoltà di Scienze Politiche a Padova, con la prof.ssa Chantal Saint-Blancat, del Dipartimento di Sociologia della medesima Università patavina, con inizio alle ore 18.

Un'occasione ghiotta per riflettere su nodi cruciali che attraversano l'inculturazione e l'integrazione tra etnie e individui in una società sempre più plurale (e non per questo pluralista).

In primo piano su questa pagina si può scaricare la locandine e la brochure di presentazione. Come Circolo UAAR di Padova confidiamo in una massiccia partecipazione.


Padova 04/03/13


Alla Crociata mediatica!

Mentre un papa si ritira perché a disagio con la modernità, e con un presenzialismo mediatico verso cui si mostrava impacciato, assistiamo in particolare nell'ambito locale, ad una recrudescenza delle iniziative della Curia nella propaganda pro domo sua con le affilate armi del battage e del marketing.

Prima il rap a favore della scelta dell'Ora di Religione, e in questi giorni una nuova iniziativa reclamizzata attraverso, nientepopodimeno che con, Aps Holding che sponsorizza in tram e in autobus la campagna dell'Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Padova dal titolo “Un attimo di pace”, ovvero la ricerca di “un momento di spiritualità contro la vita frenetica”.

Vogliamo anche ricordare che il 31 gennaio scorso al Geox era in programma l'esibizione, poi rinviata ad altra data, di un altro prete superstar, don Antonio Gallo. Qui siamo al paradosso. Nello stesso teatro Geox, mesi addietro si esibì quel Marilyn Manson, rockstar, nota per le sue provocazioni “sataniste”, contro il quale si mobilitarono parroci e parrocchiani (in particolare ce ne fu uno, in Romagna che la stessa sera del concerto di Manson, vegliò nella sua chiesa con una lunga liturgia “riparatrice”). Non abbiamo motivi per difendere Manson, né alcuna affinità con chi deride gratuitamente le altrui credenze, anche se ci pare il caso di ricordare che lo stesso rock accusato di satanismo, è riuscito negli USA a mettere insieme decine di artisti per raccogliere 30 milioni di dollari per le vittime della devastante alluvione che ha colpito di recente quel Paese, mentre da quelle parti le ricche diocesi pagano l'equivalente alle vittime della pedofilia ecclesiastica.

Fa specie che nello stesso palco, a distanza di mesi, si esibisca un prete, peraltro con prediche non sue ma di Savonarola, che a differenza di don Gallo che riesce, sia detto absit iniura verba naturalmente, ad essere un “utile idiota” per coloro che dice di volere combattere all'interno della Chiesa Cattolica, pagò con il carcere e la vita la sua intransigenza.

Tant'è. Tutto fa campagna, in tempi di crisi di vocazioni (in primis) e di immagine oscurata dai gravi fatti della corte vaticana (scandali, intrighi, corvi).

Noi dell'UAAR, molto più modestamente (in ragione anche dei minor cespiti), invitiamo attraverso la Rete a firmare la petizione per chiedere a candidati e partiti di abolire il Concordato. Qualche “sosta laica” contro il frenetico clericalismo della società italiana, è quello che ci vuole. E tu che leggi puoi fare la differenza.


Padova 15/02/13

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Il diritto all’ora alternativa: arrivano gli spot Uaar

L’Uaar si batte da tempo per otte­nere una reale parità tra chi si avvale dell’inse­gna­mento della reli­gione cat­to­lica nella scuola pub­blica e chi decide di non fre­quen­tarlo. Da tempo ha dunque avviato il Progetto Ora alternativa per assi­stere docenti, geni­tori e stu­denti che ne vogliono sapere di più. Ha otte­nuto l’or­di­nanza del tri­bu­nale di Padova che ha san­cito come l'ora alter­na­tiva sia un diritto. E deve quasi quo­ti­dia­na­mente dif­fi­dare qual­che scuola che pro­prio non vuole pren­derne atto.

Ora arri­vano gli spot: la cilie­gina sulla torta. Quello che tro­vate qui sotto è il primo di una serie. Vogliamo far capire a tutti che l’ora alter­na­tiva è un diritto che non può essere negato a nes­suno, e nel con­tempo vogliamo anche far capire che rap­pre­senta un’oppor­tu­nità per impa­rare cose nuove e diverse, in maniera diver­tente.

Un inse­gna­mento senza dogmi: chi lo vuole non ha che da chie­derlo. È un suo diritto averlo.



Padova 1/02/13

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Studenti d'Italia...

ma l'Italia non s'è desta per niente. In effetti c'è un gran subbuglio in questi giorni nelle scuole italiane. Le maestre sono in stato di agitazione perché hanno tagliato di ben 3,5 miliardi di euro in quattro anni sui Fondi destinati ai singoli istituti e si rifiutano di fare le attività extra previste dai POF, e cioè gite d'istruzione e uscite didattiche, per esempio (gli scolari, anello debole della catena, ringraziano sentitamente). Quanto ai tagli, fa già notizia che nella scuola pubblica ci sia ancora da tagliare! A parte le battute, lo scandalo vero è che, come tutti sanno, i soldi ci sono ma sono mal spesi. Qualche esempio? Oltre 500 milioni destinati alle scuole private paritarie (ben 350 milioni alle scuole di ispirazione cattolica, quei simpatici istituti dove a volte le garanzie sindacali per i lavoratori e il principio di inclusione per gli alunni con handicap risultano opinabili) oltre 1,5 miliardi di euro per l'esercito di insegnanti di religione (quelli che entrano senza concorso ma solo per amabile segnalazione dei vescovi e prendono stipendi più alti degli altri colleghi di materie curriculari) che aumentano ogni anno in barba al calo degli alunni che scelgono la religione cattolica.

L'ultima chicca riguarda le nuove disposizioni sulle iscrizioni che adesso si fanno solo on line. Naturalmente la scelta se avvalersi dell'IRC o dell'Ora Alternativa, si farà solo telematicamente. Ma il Ministero nella circolare MIUR 96 del 17 dicembre 2012, indica solo il modulo B (quello in cui va indicato se avvalersi o meno della IRC) ma si è “dimenticato” di inserire il modulo C, ovvero quello relativo alle quattro opzioni previste per l'Ora Alternativa (studio individuale o assistito, uscita dalla classe, attività didattica assistita) rimandando il tutto all'inizio dell'anno scolastico. Con la conseguenza che, mentre l'IRC partirà già “organizzata” con programmi e docenti (quelli nominati dal vescovo, senza concorso ecc.) per l'Ora Alternativa ci si dovrà attivare sempre con il solito fiatone. Chissà cosa ne pensa il TAR...

Padova 21/01/13

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Laicità e diritti civili: l’Agenda Uaar per le elezioni

Un nuovo parlamento è alle porte. Sarà più laico del precedente? Se lo domanda anche l’Uaar, che chiede a partiti e candidati di esprimersi. E, per non lasciare nulla di intentato, sottopone loro un vero e proprio programma sui diritti civili laici.

«Il panorama politico italiano non è mai stato così clericale», osserva Raffaele Carcano, segretario Uaar, «ed è invece sempre più necessario che l’Italia si adegui agli standard europei anche su questi argomenti». La nostra arretratezza sui diritti civili ci condanna infatti a rimanere arretrati anche economicamente, culturalmente, socialmente. Temi come il fine vita, la libertà di coscienza, i costi pubblici della religione, l’ampliamento dei diritti riproduttivi, sessuali e di famiglia non sono affatto secondari, e sono assai sentiti dalla popolazione. E dalla classe politica?

Il dibattito preelettorale gira al momento intorno all’agenda Monti. Un’agenda che, guarda caso, non dedica alcuna attenzione alle questioni laiche. E allora l’Uaar propone la sua, di agenda. E invita partiti e candidati a leggersela, affinché inseriscano le proposte nei loro programmi. E perché se ne ricordino una volta eletti.

«Siamo apartitici, e non daremo alcuna indicazione di voto», precisa Carcano. L’associazione è tuttavia intenzionata a fornire agli elettori la maggiore informazione disponibile sulle tematiche a lei care. Affinché il loro voto sia consapevole. E se possibile laico.

Comunicato stampa Uaar

Padova 04/01/13

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Paradossi

Nelle settimane scorse c'è stato un gran battage davanti alle parrocchie per raccogliere le firme contro i grandi magazzini aperti alla domenica. E' arrivato anche, il giorno della kermesse alla festa dell'Immacolata davanti alla statua della madonna dei noli a Padova, con solita parata di ordinanza (sindaco compreso), il verbo del vescovo di Padova Mattiazzo che ha tenuto a precisare di “stare con le commesse” (non confondetele naturalmente con quelle del direttore del Messaggero di Sant'Antonio che è stato sospeso dall'Ordine dei Giornalisti del Veneto perché nei suoi articoli si faceva pagare per fare pubblicità occulta, stante le accuse). Parliamoci chiaro: con la crisi finanziaria cogente che si respira, l'apertura dei grandi supermercati la domenica può rappresentare finanche un'opportunità per tanti giovani che fanno fatica a sbarcare il lunario. In tempi in cui ci si lamenta della mancanza di lavoro. E dove, anche qualche ora di straordinario può tornare utile anche agli stessi lavoratori. Se poi la gente anche la domenica riempie queste nuove cattedrali e non va più o messa è un problema che riguarda, nel linguaggio del mercato, la legge della domanda e dell'offerta. Forse certe liturgie, trite e ritrite non sono più appetibili. Si tratta di rinnovare il prodotto insomma, vorremmo dire al Mattiazzo. Quanto al “Giorno del Signore”, (che da miscredenti riteniamo dovrebbe essere “tutti i giorni”), proviamo ad immaginare cosa succederebbe se anche i musulmani, cominciassero a chiedere anche il venerdì di astenersi dal lavoro in nome della libertà di religione. E gli ebrei dove li mettiamo? Il sabato non è pure da rispettare? Paradossi, davvero. Come paradossali sono le religioni e i loro mentori.

Padova 15/12/12

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Il filo rosso

La vicenda del ragazzo vicentino vessato dai suoi compagni perché effeminato o quella in Liguria di un prete che come insegnante di religione in sostituzione mette una nota a due ragazzi che si lasciavano andare ad effusioni gay la dicono lunga sul clima di retroguardia culturale che vive il nostro Paese. A questo si aggiunga la piaga del femminicidio che vede donne uccise e brutalizzate dai propri amanti. In modo più sotterraneo e fortunatamente meno truculento, l'ostilità che presunte maggioranze di credenti, cattolici in primis, hanno verso gli atei (che di per sé sono individuati come non credenti, per sottolinearne la lampante “anormalità”) sempre sottostimati attraverso statistiche dubbie e vittime di campagne mediatiche infamanti (si vedano le equiparazioni di Benedetto XVI tra nazismo ed ateismo) e distorcenti (la loro libertà di espressione scambiata per diffamazione e blasfemia).

Omofobia, femminicidio e ateofobia sono legati da un unico filo rosso, un momento finale che scaturisce da una sottocultura massimalista che non conosce differenze e vede nella realtà un monolite piatto dove non sono ammesse incrinature. Un certo pensiero clericale e maschilista ne è il mentore.

L'UAAR esiste anche per suonare la sveglia a tanti che sonnecchiano di fronte ad un declino civile, di cui questi fenomeni sono la cifra, altrettanto marcato quanto quello economico ripetuto come un mantra (“la crisi”). Ripensare ad un Paese libero, laico e dunque pluralista più che un sogno deve essere un impegno. E dipende anche da te che leggi.

Padova 03/12/12

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Aderire all'UAAR. Perché?

L'incontro dei Circoli UAAR tenutosi a Rimini il 27 ottobre scorso ha fotografato un'associazione piena di vitalità e ormai presente in molte realtà locali del territorio. Tra le pietre miliari di quell'incontro, che la dice lunga anche su come il “governo” dell'UAAR parta dal basso, così come deve essere in tutti gli ambiti in cui la democrazia rappresentativa non sia solo una parola depotenziata dal suo valore, sicuramente c'è il Manifesto d'Intenti (che potete leggere sul nostro sito) che disegna i punti qualificanti di quello che oggi in Italia voglia dire essere atei ed agnostici. Ne esce, non diciamo la necessità dell'ateismo (per dirla con Shelley) ma sicuramente quella del laicismo in un Paese sempre più in preda alla deriva clericale. Ma ne esce anche, a dispetto di quanti ci dipingono arrabbiati, tristi e disperati (forse per nascondere la loro rabbia, tristezza e disperazione) il profondo orgoglio, la propositività, se volete, l'intima bellezza del dichiararci atei ed agnostici, i valori di fondo che dovrebbero ispirare e nostre azioni. Ci sono, insomma, ancora delle ottime ragioni per stare con noi. E ci rivolgiamo anche ai quei soci un po' latitanti che continuano a rinnovare ogni anno e che di tanto in tanto si vedono ad una nostra cena sociale (consultate sempre l'agenda di Circolo sempre su questa home) o ad una nostra conferenza ma che non osano fare quel passo in più che consenta alla militanza di organizzarsi al meglio. Idee ne abbiamo ma ci piacerebbe discuterne e confrontarci. Tu che stai leggendo sei il/la nostro/interlocutore privilegiato/a. Bene poi facebook, le firme di sostegno e tutto il resto. Ma ci piacerebbe dialogare con persone in... carne ed ossa. Non chiamateci “materialisti”.

Padova 18/11/12


Zone franche

Una brutta storia che si è tinta anche di grottesco. Ci riferiamo alla vicenda dei mini appartamenti abusivi del complesso basilicale antoniano, in via Orto Botanico I, abitati da muratori, carpentieri ed extracomunitari impegnati in opere di restauro commissionate dal delegato pontificio monsignor Francesco Gioia. Adesso anche i frati antoniani dicono di essere in imbarazzo, prendendo le distanze dal suddetto monsignore, dopo che la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo. In un Paese normale infatti non si possono realizzare appartamenti senza apposita concessione edilizia e poi, visto il vincolo sul complesso artistico, è anche necessario apposito nulla osta della Sovrintendenza, ancorché per realizzarli si sono usati spazi dell'ex Museo Civico che ha ben altra destinazione d'uso. Forse l'alto prelato in nome della extraterritorialità del complesso (la basilica sorge su territorio vaticano grazie ai mussoliniani Patti Lateranensi, ah, il buon Benito, benefattore della Chiesa Cattolica, una prece) avrà pensato che si possano violare le leggi, dimenticando che dal punto di vista normativo quegli immobili devono sottostare alle leggi italiane. Ne è nato anche un caso politico, con il sindaco Zanonato che ha voluto convocare la Veneranda Arca, che ha rappresentanti bipartisan per discutere della questione. Perché meravigliarsi poi, se in Italia non si riesce a far pagare l'IMU alla Chiesa Cattolica, e quando si fanno i provvedimenti sono fatti così male che si devono rifare (ce la farà il Governo entro il 31/12/2012?). In questa Repubblica neoguelfa e filoclericale, dove la Chiesa Cattolica è uno dei primi immobiliaristi e che dagli altari predica che non pagare le tasse è peccato, succedono queste cose. Non pensiamo male, è solo il riflesso condizionato di chi è abituato ad avere zone franche. La trasparenza non è tra le virtù cardinali (cardinalizie?). Finanche la Caritas, che dice di dare i vestiti che raccoglie negli appositi bussolotti sparsi nella diocesi ai poveri, invero li rivende a peso in Marocco e monetizza. Poi siamo certi che impiegherà quei soldi per i poveri e i derelitti. Ma perché non dirlo?

Padova 08/11/12


Il dolore clandestino

Di recente la lista Coscioni ha messo in rete un video che recitava “ammalati terminali cercasi” che ha fatto molto discutere. La modalità è potuta apparire a molti brutale ma spesso le provocazioni possono essere foriere di riflessioni e determinazioni positive.

In questo Paese, dove scelte pietose vengono comunque osservate quotidianamente negli ospedali (con l'imperativo "si fa ma non si dice"), non si può neppure parlare di eutanasia.

Come un tempo esisteva l'aborto (clandestino) ma era vietato parlarne, finché una legge ci ha messo una pezza. Inizio e fine-vita sembra, in questo Paese, appannaggio delle religioni e dei loro riti. E' giunto il momento di “disappaltare” la cappa che imprigiona il dolore degli individui che può essere lenito solo rispettando la loro volontà (nessuno parli in loro vece, il galantuomo Englaro docet) e dando loro voce. Troppe volte, in nome della religione, vengono violati diritti elementari delle persone già ferite da sofferenze indicibili. Così, tornando agli ospedali, si vedono preti che a madri che hanno bambini in pericolo di vita dicono se “li vogliono battezzare affidandoli a Dio”, genitori convinti a celebrare “funerali” a feti abortiti da zelanti esponenti del “Movimento per la Vita”. E si vedono, e qualcuno di noi ha visto e sentito in corsia, anziani intubati e piene di piaghe che gridano a voce alta “Fatemi morire” e qualcun altro che dice “questo lo decide solo il Signore”, e questo “Signore” sembra un sadico che si diverte a prolungare inutili sofferenze.

L'Italia è in ritardissimo su questi fronti, dalle terapie contro il dolore al diritto all'eutanasia (anche solo passiva). Un Paese che affida alla religione la gestione dei purgatori terreni (ci riferiamo ai religiosi assunti dalla Regione Veneto e pagati coi soldi dei cittadini anche non credenti) e non alla scienza medica e è un Paese incivile. Un governo che invece di stanziare fondi per i disabili discute di tagliarne i benefit salvo poi finanziare viaggi della speranza a Lourdes, è un governo che si dovrebbe vergognare. Fare uscire il dolore dalla clandestinità è il primo passo per combatterlo. E che la “volontà di Dio” non valga solo per i poveracci che non possono permettersi di “andare alla casa del Padre”.

Padova 24/10/12

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I limiti dell'autoreferenzialità

Questo mese di ottobre ha visto grandi meeting attorno a tematiche, per così dire, alte. Ad Assisi nel giorno del laico Francesco d'Assisi, si è addirittura organizzato un incontro che ha messo confronto i credenti con i non-credenti (anche qui, sembra che la parola “ateo” sia anatema). Ma come per il “cortile dei gentili” la longa manus del card. Ravasi ha fatto in modo che i figuranti non fossero troppo sgraditi al Magistero cattolico. Naturalmente in queste occasioni nessuno ricorda che in Italia esiste un'unica associazione che interpreta la sensibilità, oltre che a difenderne le ragioni, di atei ed agnostici e che si chiama UAAR. In tono meno maestoso, l'Accademia Galileiana di Padova, ha organizzato un convegno su Il pensiero laico. Ieri ed oggi, che ha , tra gli altri, nomi prestigiosi come lo storico Isnenghi (che con il nostro Circolo ha già tenuto una conferenza) o il sociologo Allievi (che non le manda a dire alle incongruenze della gerarchia cattolica). Anche il nostro Circolo è stato invitato. La sensazione che abbiamo avuto è però quella di una discussione “chiusa”, accademica, forse un po' retrospettiva. L'UAAR, che pure ha una casa editrice che si chiama Nessun dogma e fa spesso da cassa di risonanza ai grandi temi del dibattito scientifico, culturale e filosofico del nostro tempo, ricorda, spesso come voce nel deserto a dispetto degli oltre 11 milioni di non credenti presenti in Italia, che difendere la laicità oggi significa prima di tutto vedere le ricadute che la sua violazione comporta nella vita concreta delle persone. Molti gli esempi: la spending review che incide profondamente sulle tasche dei cittadini e al contempo non si riesce, anche solo per cavilli legulei, a far pagare l'IMU alle molte proprietà milionarie della Chiesa Cattolica italiana. Le difficoltà di garantire, tra conformismo asettico e disinformazione colpevole, l'ora alternativa all'insegnamento della religione cattolica nelle scuole a partire da quelle d'infanzia a salire. Ed ancora i persistenti ritardi della politica sulle leggi per diritti civili, per il fine-vita, per la par condicio a favore del pensiero non clericale nei mezzi di informazione (i garanti in Italia sono molto distratti benché siano molto ben pagati), all'assistenza non confessionale negli ospedali, ai funerali civili e così via. Temi su cui l'UAAR è impegnata quotidianamente.

Ben vengano dunque i convegni, anche noi ne facciamo e ne faremo. Il 31 ottobre prossimo, per esempio, vedi in primo piano/agenda su questo sito. Necessari per formare una coscienza laica. Talvolta però non sufficienti. La laicità ha versanti decisamente più pratici che toccano l'esistenza delle persone. Sarebbe bene non dimenticarlo.

Padova 12/10/12

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Una lezione di laicità

Piero Tortolina, fondatore di Cinemauno, recentemente scomparso, era un uomo schivo e poco appariscente. Sconosciuto ai più era un nome fondamentale per cineasti e cinefili della generazione dei cineclub tra gli anni Settanta e gli anni Novanta, ai quali forniva film altrimenti introvabili, lui che vantava una collezione che arrivava alle 35.000 pellicole, poi donate alla Cineteca di Bologna.

Martedì 2 ottobre, al Porto Astra c'è stata la prima del film documentario “L'uomo che amava il cinema”, che ne ricorda l'opera e la personalità appassionata, a cura del regista Marco Segato (che l'aveva presentato anche alla Mostra di Venezia). Segato, lo ricorderanno gli assidui delle iniziative del Circolo di Padova, quest'anno aveva presentato “Kadosh” alla nostra rassegna cinematografica al Fronte del Porto. Nel film il ritratto di Tortolina viene fuori con grande nitidezza, anche grazie ai contributi di molti suoi allievi (Carlo Mazzacurati, Enrico Ghezzi giusto per fare qualche nome). Una cosa ci ha colpito. L'amore di Tortolina per il cinema era pressoché totale. Chi lo accusava di dirigismo o di essere un dittatore era fuori strada. Tortolina amava dire che lui non ha mai chiesto soldi alle amministrazioni pubbliche, che il suo cinema guardava solo alla qualità, che non gli interessava fare la rivoluzione con i film che proponeva, che non avrebbe mai messo le sue rassegne al servizio della lotta contro il cancro e che non avrebbe mai preso ordini da nessun politico. Altro che sussidiarietà.

Per il suo funerale non volle alcuna cerimonia religiosa. Non dichiarò mai pubblicamente il suo, probabile, ateismo. Poco importa. Ma, lui che volle fare qualcosa di diverso del solito cinema parrocchiale, fu senz'altro un uomo equidistante. Quindi libero. Ovvero, profondamente...laico.

Padova 04/10/2012

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Quando tutto ebbe inizio


XX Settembre

In principio fu... la mela a mettere l'umanità seriamente nei guai. E dire che c'era un Eden di altra frutta. Tant'è. L'infermiera rumena, secondo quando riportato dalla stampa locale, che ha per le mani una strana mela che cambia continuamente disegno sulla buccia, ha imparato la lezione e stavolta ci penserà due volte prima di mangiarla. Dopo la piramide bioenergetica dei Colli Euganei adesso è la volta della mela metafisica. D'altronde siamo nella città in cui si venera la lingua di un illustre cittadino di adozione. La commistione tra magia e devozionalismo religioso sembra imprescindibile. Non a caso l'infermiera in questione ha pensato bene di portare il frutto magico ai frati di San Leopoldo, dove peraltro ha ricevuto qualche improperio da un solerte frate con reminiscenze razionaliste. In fondo non è che si faccia molto per combattere la creduloneria. Nelle principali reti televisive e sui giornali non manca mai l'Oroscopo, tanto per dirne una.

Se i giornali amano dedicare fiumi di articoli a queste amenità, noi proviamo a rammentare a lor signori che anche quest'anno è arrivato il XX Settembre, anniversario della Breccia di Porta Pia (anche lì tutto ebbe inizio, poi prevalsero risarcimenti e guarentigie di cui ancora oggi paghiamo lo scotto).

Due anni fa, come Circolo di Padova, organizzammo un affollatissimo incontro con lo storico Isnenghi (su questo sito è possibile visualizzare il video) in concomitanza con il 150° dell'Unità. E l'anno scorso, depositammo una corona al monumento del Bersagliere in via XX Settembre a Padova.

Quest'anno si è pensato di inviare la cartolina che vedete in alto a tutti gli smemorati che non sanno o non ricordano la ricorrenza. Giornalisti in primis. Ricordando che la Repubblica, nasce laica. E l'UAAR è sempre lì a ricordarlo. Ce n'è maledettamente bisogno.

Padova 20/09/2012

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Prima i cristiani

Don Marco Scattolin, parroco di Rustega di Camposampiero, usando l'espressione “prima i cristiani” nel suo provocatorio foglietto dato ai fedeli contro le troppe attenzioni, a suo dire, riservate agli animali, intendeva probabilmente usare l'idioma “cristiani” alla stregua di “persone”. Storicamente il “prima i cristiani” da certi imperatori (cristianissimi) volevo poter dire, “solo i cristiani”, gli altri venivano fraternamente massacrati, sempre che non si convertissero. I musulmani da qualcuno dovevano imparare. A Scattolin qualcosa ci viene però voglia di dirla. Prendersela con i molti amici a quattro zampe, che spesso si comportano con i loro padroni meglio di molti “cristiani”, non gli fa molto onore. Ha scritto Scattolin che “Gesù non andava a passeggio con i cani”. Da quello che ci dicono i vangeli ci sembra anche che non andasse con scorte, non si adornasse di anelli d'oro e abiti di seta, non chiedesse soldi allo Stato per la sua congrega e così via. Il curato dovrebbe, questa è la verità, prenderserla con se stesso se non è riuscito a instillare nei suoi fedeli il senso della generosità, non incolpare animali che non possono difendersi (invero gli animalisti hanno risposto per le rime dicendo al solerte parroco che si lamenta delle scarse offerte di rivolgersi alla sua ricca azienda).

Cento di questi... Scattolin. Purtroppo le sparate sono molto più devastanti quando a farle è un amministratore che rappresenta (dovrebbe) rappresentare la collettività. Nelle ultime settimane, mentre il card. Bagnasco ha dettato la linea al Governo e la Camera Bassa della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ci ricordava che siamo un Paese anomalo, in Veneto abbiamo assistito alle improvvide dichiarazioni dell'assessore regionale Remo Sernagiotto, questo campione di prodezze (già in passato diceva che le scuole statali andrebbero chiuse e affidate alle parrocchie) il quale ha sostenuto che affidare nuovi insegnanti alla scuola statale rischia di fare concorrenza sleale alle scuole paritarie (in Veneto il 68% del totale, in mano al privato cattolico). Un amministratore pubblico in una qualche regione o cantone europeo, sarebbe stato fatto dimettere qualche minuto dopo. All'ineffabile Sernagiotto (anche per lui vale il “prima i cristiani meglio se cattolici”), che sembra doversi occupare delle politiche sociali della nostra regione, dovremmo ricordargli, che sarebbe piuttosto il caso che in prima persona si accertasse che i portatori di disabilità avessero "pari accesso" alle scuole paritarie, perché pare che da quelle parti la "carità cristiana" non funzioni perfettamente riguardo a costoro. E se si vuole proprio fare un confronto tra scuola pubblica e scuola privata, due emeriti docenti universitari (Giorgio Brunello insegna economia all'Università di Padova) che non ci risulta essere iscritti all'UAAR, in un articolo hanno scritto: "La scuola privata accoglie in modo preponderante studenti bocciati dalla scuola pubblica, e cerca di tenerli all'interno del sistema scolastico: un'opportunità accessibile prevalentemente ai figli delle famiglie più abbienti". Aggiungiamo, questo lo sanno anche le pietre, che anche la qualità degli insegnanti nelle scuole private lascia a desiderare. Si tratta, per lo più, di gente poco motivata, mal pagata che accetta tutto in nome di un po' di punteggi in graduatoria. Mentre lo Stato, la Regione Veneto, continua a dare fiumi di denaro (16,5 milioni l'anno, infondo una piccola cifra rispetto all'1,5 miliardi di euro per la casta degli insegnanti di religione), in nome della sussidarietà.

Mala tempora currunt per la laicità. La nostra esclusione alla festa del Partito Democratico in corso a Padova (gli organizzatori e i dirigenti non hanno avuto neanche la creanza di rispondere alle nostre richieste di partecipare) la dice lunga sul deficit in tema di diritti in quel partito e sul clima di autocensura riguardo agli atei che si respira in Italia. Ci è sembrato giusto fare conoscere questo increscioso episodio agli elettori e alle elettrici del Partito Democratico. La lettera, inviata in rete e alla stampa, è in primo piano su questa home page. “Prima i cristiani (cattolici)” sembra valere anche per un partito che fa professioni di laicità e di multiculturalismo sulla carta salvo poi inseguire posizioni filoclericali nel concreto, per la gioia di Bagnasco & C. No, non c'è affatto bisogno in Italia di un nuovo partito cattolico: i cattolici comandano ormai a destra, a sinistra e al centro.

Padova 05/09/2012


(R)Estate a leggere

Il periodo estivo è specialissimo per dedicarsi alla lettura, atteso il periodo di pausa dovuto alle vacanze. Quest'anno c'è un motivo in più per approfondire la letteratura ateo-agnostica e lo diciamo con un certo orgoglio. Ci riferiamo alla nascita di Nessun Dogma, la nuova casa editrice dell'UAAR, un progetto ardito, quasi temerario, in tempi di crisi, come si suole dire. Sono, finora, usciti sei titoli: Il pensiero rimane di Martino Rizzotti, che raccoglie i contributi più significativi del fondatore della nostra associazione di cui, il nostro circolo, quest'anno ha commemorato proprio qui a Padova il decennale della morte. Sempre in chiave laico-razionalista il volume I figli illegittimi di Darwin di Angelo Abbondandolo, che chiarisce meriti dell'evoluzionismo e demeriti di chi vi ha illegittimamente fatto risalire dottrine sociologiche come il socialdarwinismo. Più in linea con il classico pensiero ateo l'inedito La necessità dell'ateismo, esordio filosofico del poeta Percy B. Shelley e i primi tre monumentali volumi de L'ateismo e la sua storia in Occidente di Fritz Mauthner, poderosa storia della miscredenza, tradotta, altro motivo di orgoglio, da un decano del circolo UAAR di Padova, il prof. Luciano Franceschetti, che ha voluto anche dedicare una serata ad introdurla nei nostri incontri del mercoledì alla Guizza. Franceschetti è noto anche per avere tradotto alcuni volumi della Storia criminale del Cristianesimo, di Karlheinz Deschner, di cui in questi giorni è uscito l'ultimo tomo in Germania (complimenti anche al prof. Deschner che all'alba dei quasi 90 anni non ha smesso di appassionarsi per mettere a nudo tanta storia “omessa” riguardante il cristianesimo e le sue chiese).

Ora di leggere, dunque. E' possibile richiedere direttamente questi libri al nostro Circolo, magari chiedendo la bibliografia di altri testi ateo-agnostici disponibili per i nostri soci. Ai quali diamo appuntamento il 3 settembre prossimo, alle ore 21, per la consueta riunione nella nostra nuova sede di via Tripoli 3 a Padova, uffici del Quartiere 5 Sud Ovest durante la quale ci confronteremo per la programmazione delle iniziative da fare dall'autunno in poi. Per intanto, mentre aspettiamo che il sindaco Zanonato abbia la creanza di rispondere alla lettera che trovate in Primo Piano su questo sito, sulle ingiustificate prebende alle parrocchie in tempi di ristrettezze, ci potete ancora vedere con i nostri banchetti in qualche festa di partito. In quello del partito di maggioranza relativa a Padova, prossima ad essere allestita. Forse. Se la nostra presenza non risulterà troppo ingombrante all'anima cattolica, maggioritaria, che vede come fumo negli occhi le nostre battaglie di laicità e a favore dei diritti delle persone. Vedremo. Qualcuno dirà: ma perché andare dove non siete graditi? Ci pare di ricordare che qualcuno abbia detto che sono “i malati ad avere bisogno del medico”. E ad avere deficit di laicità, in questo Paese sono in molti. Non cesseremo di ricordarlo.

Buone vacanze. Anche questo editoriale si... riposa un po' ad agosto.

Padova 02/08/12

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Verso una scuola laica...

o se volete, meno filoclericale. Una notizia, non particolarmente enfatizzata dai giornali, quella relativa al Tar del Molise che in una recente sentenza ha stabilito che è possibile scegliere l'ora alternativa anche durante l'anno scolastico, oltre i termini stabiliti dalla legge. Laddove, è risaputo, prove alla mano, che in qualsiasi momento ai genitori che avessero in precedenza scelto l'ora alternativa era consentito passare all'ora di religione cattolica, senza alcun problema. A piccoli passi, come nella storica sentenza del tribunale di Padova che il 30 luglio 2010 condannò l'XI Istituto Comprensivo, per non avere attivato l'ora alternativa, ritenendolo “un obbligo” e sanzionando l'azione discriminatoria del dirigente, riguardo agli alunni che non volevano frequentare l'ora di catechismo scolastico (di questo si tratta).

L'UAAR da qualche anno ha lanciato la campagna “Non c'è più religione per chi non la vuole” e il nostro Circolo ha volantinato, all'apertura delle scuole fino all'anno scorso, per mettere al corrente i genitori della possibilità di fruire del percorso alternativo. Ci conforta sapere che in molte realtà padovane l'ora alternativa è prevalente in diverse classi, soprattutto alle medie, e che in generale cresce il numero di alunni che non si avvalgono dell'insegnamento dell'ora di religione (cattolica, sempre bene precisarlo, la Storia delle Religioni andrebbe benissimo, ma a quel punto perché non può essere un docente ateo ad insegnarla?). Mentre si rinnovano intese e protocolli per assicurare che l'ora di religione venga garantita. L'epoca delle guarentigie è dura a morire. Ma sempre più cattolici si scoprono poco praticanti e sdegnati dalla “politica” vaticana sui diritti delle persone e gli scandali e i giochi di potere che scuotono la “Santa” Sede. Cosa loro, ci viene da dire, intanto, irto è il cammino della laicità.

Ben vengano le sentenze a favore del libero pensiero. Altri erano i tempi dell'indottrinamento forzato, tempi bui che hanno fatto precipitare la nostra povera Repubblica in una Italietta a sovranità limitata, ma destinataria di benedizioni “televisive” che pure non molto han fatto per far crescere questo Paese. O eravamo sul canale sbagliato?

Padova 18/07/12

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Cronache beduine

E' ampiamente noto che nel periodo estivo e pre-autunnale la nostra provincia pulluli di sagre e feste varie. Le prime sono inscindibilmente legate alle devozioni popolari di stampo religioso con le consuete processioni, giostrine e immancabili stand per gli affezionati della panza. Le seconde coinvolgono associazioni e formazioni politiche delle più diverse. Talvolta includono anche qualche straccio di “contenuto” accanto al sollazzo. Il nostro Circolo è spesso destinatario di inviti ai quali non sempre si può rispondere. La militanza estiva è sempre più rimaneggiata, salvo poi sentire ai banchetti che “sarebbe bello vedere l'UAAR più spesso” da parte di qualche socio che è ben lungi da venire alle nostre riunioni.

A Rubano, cittadina a ridosso del capoluogo patavino, il 16 settembre prossimo, ci sarà l'undicesima edizione della Festa delle Associazioni e del Volontariato. L'anno scorso se ne sono contate almeno una quarantina. Magari come Circolo di Padova, che a Rubano ha diversi soci, e la cui biblioteca comunale ospita “L'Ateo” da qualche anno, avremmo potuto farci un pensierino. Sul notiziario comunale, l'evento pubblicizzato in pompa magna si sofferma, ahinoi, sin dalle prime righe, su don Danilo, parroco di Rubano che alle 11 all'apertura degli stand “celebrerà la Santa Messa che quel giorno sostituirà la funzione in Chiesa della tarda mattinata”. Ci chiediamo: ma si tratta di una festa parrocchiale? Oppure: le oltre quaranta associazioni presenti, sono tutti di ispirazione cattolica? Sembrerebbe di no, a leggere l'albo comunale delle associazioni. Insomma, siamo alle solite. La Chiesa Cattolica, in piena crisi di immagine e vocazioni (non lo diciamo noi, si veda il recente libro di Marco Marzano “Quel che resta dei cattolici”) continua con il vizietto di volere marcare il territorio (così ha fatto con la battaglia ideologica sul crocifisso) e di appropriarsi indebitamente di spazi che apparterrebbero a tutti, atei o credenti che siano.

Vogliamo tranquillizzare don Danilo, semmai ci leggesse; non verremo alla Festa delle Associazioni di Rubano, non disturberemo i “manovratori”. E non ci auguriamo neanche che il suo “rito” vada deserto e che l'evento sia un insuccesso. Continuate pure a “mettere il cappello” dove potete (non solo negli ambiti doloristi, degli ospedali e dei cimiteri ma anche in quelli più mondani, amministrazioni compiacenti permettendo). Nulla però impedirà l'ormai secolarizzazione imperante anche nella nostra società italiana, al quale non riuscirete a dare argine se non continuando ad arroccarvi nei vostri anacronistici privilegi.

Padova 06/07/12

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Episcopal style

La Conferenza Episcopale del Triveneto, proprietaria di Telechiara, la tv cattolica al servizio delle diocesi del nord-est, ha deciso di dare il benservito all'emittente di via Cernaia. Con uno scarno comunicato in cui, tra l'altro, i prelati scrivono “in un contesto di ampie ed oggettive difficoltà che attraversano l'intero panorama editoriale nazionale. Venute meno alcune consistenti forme di contributo...”. Sarebbe interessante capire se le consistenti forme di contributo siano soldi pubblici, magari di cittadini atei e non cattolici. E comunque, in tempi di vacche magre, i monsignori del nord est hanno deciso di tagliare 400 mila euro necessari per il palinsesto annuale di Telechiara, dopo oltre vent'anni di vita. Non mancano certe le TV2000 e le TelePadrePio (oltre che l'onnipresente RadioMaria) a dar voce al monolitico mondo cattolico. Non ci stracceremo le vesti per Telechiara. Rileviamo però che, a quanti sono soliti tuonare a difesa della “famiglia” che tra tecnici e giornalisti, a fine anno ci saranno almeno 20 famiglie senza lavoro che dovranno tirare avanti. Che andrebbero tutelati. Il comunicato episcopale non brilla certo per lungimiranza e capacità di dialogo. Parla solo di costi da tagliare. Supportando la decisione (per la quale invero si mostra “dispiacere”) con lungo esercizio di “discernimento”. Insomma, c'è di mezzo lo Spirito Santo, se abbiamo capito bene. Di fronte a codeste illuminate elucubrazioni, non c'è sindacato che tenga.

Altro che vangelo.

Padova 25/06/12

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Troppo truci? Noi?

Si è conclusa anche quest'anno la seconda rassegna cinematografica ideata e curata dal Circolo UAAR di Padova, "Il Pensiero, la Storia, l'Individuo", che ha visto per tre mercoledì sera del mese di maggio, la proiezione dei film "I gatti persiani", "..e l'uomo creò Satana", "Kadosh", al Fronte del Porto del Cinema alla Guizza, preceduti dalla presentazione di illustri ospiti, esperti cinefili e con un discreto afflusso di pubblico.

Cogliendo qualche commento dei partecipanti abbiamo registrato un qualche rilievo riguardo alla scelta dei film, che come già l'anno precedente, hanno privilegiato tematiche noir, nel senso di tinte fosche. Certo, potevamo scegliere di trattare i temi del fanatismo religioso e della pervasività caste sacerdotali, in modo più light, con un approccio alla Monthy Python o sul genere di "Religiolus", ma ci sembrava di banalizzare questioni comunque pesanti. Ma non si imputi colpa al termometro che misura la febbre. La pervasività delle religioni, il controllo sulle persone, l'oppressione delle coscienze è un fatto che non si può ignorare. I film proposti non facevano altro che documentare quanto si vive in realtà. In maniera magari cruda e senza perifrasi. Ma anche l'effetto shock ha una sua pedagogia. In particolare l'ultimo filk "Kadosh", narra con violenza inaudita, eppure con lirismo, la condizione in cui versa la donna negli ambienti ebraici ortodossi. In nome della Legge, di una Verità, di un'alta Morale, si calpestano i più elementari diritti. Invero, noi ateo-agnostici, riteniamo che qualunque divinità che chieda di sacrificare quanto si ha di più caro a questo mondo, sia indegna. E non ci sarebbe moralità più grande, di un uomo che "uccide" l'idea stessa di un dio che gli chieda di compiere empietà nel suo nome. Ma evidentemente Abramo, venerato da ben tre religioni, uomo "giusto", la pensava diversamente. E non è esattamente tra le figure a noi più simpatiche per questo.

Arrivederci al prossimo anno con la rassegna al Fronte del Porto. Non andiamo in ferie. Sospese le riunioni, ci trovate con il nostro banchetto in varie feste di associazioni e partiti in giro per Padova. E il 13 giugno, alle ore 21 alla sala del consiglio di quartiere in via Guizza 43, ci sarà la nostra annuale assemblea dei soci per rinnovo delle cariche elettive e iniziative prossime del Circolo. Un'occasione per incontrare tanti soci (davvero tanti a Padova, grazie) che continuano ad iscriversi ma che non abbiamo avuto ancora il piacere di incontrare e i cui suggerimenti e la cui militanza sarebbero oltremodo preziosi.

Padova 08/06/2012

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Erga omnes?

Beh, sì. Almeno pensavamo, o ci faceva piacere immaginare di crederlo. L'efficacia omnibus della preghiera, un poco ci sconfinferava. Si, sa, ci sono quelli, pensiamo ai monaci e alle monache di clausura, che tanto tempo devono avere, e che pregano per coloro che non possono farlo, e questo ci rassicura molto. In fondo c'è una antica parabola ebraica, che dice che il mondo è sostenuto da sette giusti. Lo dice anche la Bibbia in Genesi cap. 18 quando Abramo tenta di intercedere per la salvezza di Sodoma e lassù Qualcuno comincia a... mercanteggiare "Se si troveranno almeno cinquanta giusti" che poi diventeranno quaranta, venti, fino a diventare dieci, la città si sarebbe salvata, ma a Sodoma, si sa, andò male. Insomma, con nostra grande delusione, siamo stati informati che la preghiera erga omnes non va più bene. E che si risponde solo ai richiedenti meglio se aventi diritto. Volete la prova? Sopra l'antica porta della monumentale Chiesa del Sacro Cuore, a Padova, si legge: “Esaudirò la preghiera di coloro che mi invocheranno in questo tempio”. Capito tutto? Se sei nato in Kenya o a Goteborg, sei fregato. Ma è soprattutto la notizia che ci hanno segnalato in questi giorni, pure comparsa in un quotidiano locale, che ci spinge decisamente a ritenere che per rivolgersi al Creatore bisogna accreditarsi. Ci riferiamo al Dipartimento per le Dipendenze dell'Usl 16 di Padova meglio conosciuto come Sert, centro sanitario di via Dei Colli, dove, a quanto pare, da qualche mese si sperimentano “nuove terapie”, in particolare ogni giovedì alle 8,30, in orario di lavoro, viene celebrata una Messa. I vertici dell'Ente socio-sanitario di via Scrovegni, giurano di non saperne nulla. Alla liturgia partecipano, in orario di servizio, è bene ribadirlo, camici bianchi, infermieri e almeno una quindicina di persone sottoposte a trattamento sanitario. Che si tratti di un nuovo coadiuvante per la cura delle tossicodipendenze? Se però non sei cattolico o se sei addirittura ateo, inutile partecipare al rito? Aldilà delle nostre battute, si conferma l'ennesimo caso di abuso del servizio pubblico che usa i locali pagati dai cittadini per funzioni religiose durante l'orario di lavoro. E l'ennesima discriminazione ai danni dell'altrui credo o non credo. Senza dire del crollo di uno dei nostri pilastri: siamo ateacci, brutti e cattivi, ma almeno qualcuno pregherà per noi! Ed invece, qui siamo all'aiutati che il ciel ti aiuta. Se va bene...

Padova 15/05/2012

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Per chi suona la campana?

Scomodiamo Hemingway, anche se dubitiamo che il grande scrittore americano avrebbe speso mezza riga per vicende come questa. Ci riferiamo agli strali del parroco di Carpenedo, nel veneziano, don Gianni Antoniazzi, che se l'è presa un po' con tutti, per la storia dell'inquinamento acustico da suono (molesto) delle campane, e che già nel recente passato ha determinato sanzioni pecunarie da 1.282 euro inflitte alle parrocchie di San Pietro Orseolo e San Giuseppe, sempre nel veneziano, per il superamento dei limiti acustici.

Tutta colpa dell'UAAR, ha tuonato don Gianni, segnatamente quei “30-35 iscritti all'Unione Atei e Agnostici di Mestre”. E poi non sono mancati gli improperi contro i suoi parrocchiani che supinamente non hanno mosso un dito per protestare con il Comune. Povero don Gianni! Finiti i tempi in cui gli “eretici” venivano prelevati dalle loro case, magari processati e arrostiti. Preoccupato, come ha scritto, del fatto che i cristiani rinuncino ai loro “segni di identità e cultura” così fortemente radicati nel territorio. Meglio andarci piano, caro don Gianni. Questo ritrito discorso sulla cosiddetta “identità” porta dritti dritti a Breivik, (quello che ha ammazzato 77 giovani, autoproclamatosi “salvatore del Cristianesimo” in Norvegia, contro il multiculturalismo, marxismo e islam). Altra brutta notizia, per il nostro zelante parroco, è che più che i “fanatici, fondamentalisti, pagliacci, gentaglia ottusa ecc.” (questi alcuni dei commenti sul sito del Gazzettino da parte di esponenti della religione dell'amore, come ha scritto efficacemente un nostro socio) dell'UAAR, a far intervenire l'Arpav sono stati gli esposti del “popolo degli spritz” e, a detta dell'assessore veneziano Bettin, da parte di “persone che si professano cattolici”.

Siamo in uno strano Paese in cui ci si scandalizza se qualcuno si muove per far rispettare la legge. E nessuno invochi “le tradizioni” per legittimare il superamento delle soglie del rumore. Che, a dirla tutto, a proposito di tradizioni, l'odio per le campane non è esattamente una specialità dei miscredenti. Qualcuno ricorda la storia della campana Piagnona, posta oggi nel chiostro di S. Antonino del Museo san Marco di Firenze? Piagnoni erano chiamati i seguaci di Savonarola, il religioso scomunicato e messo al rogo da papa Alessandro VI Borgia. La campana fu “messa sotto processo” e ridotta al silenzio, "accusata" di avere allertato con il suo suono il popolo fiorentino il 5 aprile 1498 e radunarlo per scongiurare l'arresto di fra Gerolamo, ma che non bastò a salvarlo.

Fanatismo e religione. Un binomio, troppe volte, perfetto. Con buona pace dei tanti professionisti dell'insulto anti-UAAR.

Padova 03/05/2012

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Benvenuti alla Crociata!

Mentre scriviamo queste pagine (oggi è il 15 aprile) ci è stato segnalato che si sta svolgendo proprio qui a Padova una... Crociata! E scriviamo giusto a cose fatte, quando questo editoriale andrà in pubblicazione, giusto per non sponsorizzarla. Ma non erano finite le Crociate? Beh, quelle che andavano a “liberare il Santo Sepolcro” dagli Infedeli (magari scorrazzando e ammazzando tra ruberie e violenze di ogni genere gente innocente, cristiana e non, ma per tanti magari sono piccoli dettagli) certamente sono state, fortunatamente, ingoiate dalla storia. Eppure c'è ancora chi è innamorato del termine e non esita ad utilizzarlo per un incontro di preghiera. Parliamo del “One Day Divine National Crusade” (e cioè “Crociata Nazionale Un Giorno Divino”) organizzata dal Charismatic Revival Movement. Durante l'incontro, così recita il volantino, ci sarà “liberazione, guarigione, salvezza e il battesimo dello Spirito Santo”. Incontri come questi molto diffusi in America e in Italia nei gruppi cattolici del Rinnovamento nello Spirito e in quelli evangelici delle Assemblee di Dio. Le scene ricordano il tifo da stadio: la curva sud che invoca Gesù, chi balla, chi “invoca su di sé” lo Spirito Santo (che chissà perché “scende” sempre, dovrà abitare molto in alto). Tra le “star” indiscusse di questo tipo di incontri c'era il noto vescovo africano mons. Milingo, famoso per le sue “preghiere di liberazione dal diavolo” attraverso vere e proprie “esorcismi” collettivi. Un misto di superstizione e psicosi di massa. Milingo che si rivolge direttamente ai diavoli (lo dicono testimoni oculari) “allocati” dentro alle persone (davvero bislacchi questi demoni) attraverso mille malattie e malanni vari. Così c'è il diavolo della tosse, quello del mal di schiena, della gastrite e dell'emicrania. Senza parlare delle malattie più gravi e delle vere e proprie possessioni. C'è gente che continua a credere a queste amenità. Finché le Crociate si limitano a questo... Sconfinati sono i territori della credulità. Però da atei-agnostici, ci chiediamo se qualcuno pensa ancora seriamente che le religioni su questi versanti possano svolgere una qualche funzione sociale oppure non rappresentino una roccaforte che delimita il vuoto e lo smarrimento della coscienza critica degli individui. A meno che non si ritenga che anche gli “oppiacei” abbiano una funzione sociale.Ma su questo dissentiamo.

Padova 18/04/2012

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Cronache marziane...

o comunque lunari! Che la dicono lunga su quale sia il sonno della ragione in cui versa un Paese come l'Italia, sterilizzato dal pensiero clerical-bigotto, su cui ben ha detto il compianto Antonio Tabucchi quando scrivendo al Presidente della Repubblica denunciava "il piccolo Paese extracomunitario (il Vaticano n.d.r)" che parassitariamente vive sulle spalle della nazione condizionandone le polititiche, retaggio di un passato fatto di crimini ed abusi fondati sulla menzogna di una donazione costantiniana mai avvenuta.

Di cosa parliamo? Di due vicende emblematiche. La prima riguardante la mancata benedizione dei parroci della rotonda della Crosara Carraro, nella cittadina di Vo', nei colli euganei, incriminata perché nel mezzo ci stanno elementi architettonici che richiamano il tempio di Dioniso ovvero Bacco. Gli zelanti parroci hanno motivato al sindaco la mancata benedizione dell'opera (che è davvero una benedizione in sé, visto che mette in sicurezza un incrocio pericoloso) proprio a cagione di questo riferimento "pagano" che suonerebbe blasfemo. Non c'è che dire, sono finiti i tempi in cui gli "amministratori in servizio", meglio se funzionari imperiali o imperatori medesimi, distruggevano i templi pagani, dopo averli depredati, per fare posto alle chiese cristiane! Quanto a "paganesimo" e "blasfemia", certo devozionismo popolare fatto di culto di reliquie, penitenze e rituali più o meno magici non ha certo da ergersi a modello di spiritualità rispetto ai vituperati vecchi riti greco-romani (che almeno avevano il pregio del copyright).

Seconda vicenda, la polemica sorta al Liceo classico e linguistico "Montale" di S. Donà di Piave, dove il consiglio di istituto ha impunemente approvato a maggioranza la richiesta di installare un distributore di profilattici (ma anche di assorbenti) nei bagni della scuola. Un dibattito rovente e, consentiteci, inutile, in un Paese che è agli ultimi posti in Occidente per educazione sessuale. Non a caso è lo stesso Paese che ospita un pontefice che può permettersi di dire che il profilattico è veicolo di AIDS!

Consentiteci di dire, ancora una volta, che l'Italia soffre di un grosso deficit di laicità. E che l'UAAR esiste in un Paese così, proprio per ricordarlo. Attendiamo sempre con speranza che tu come lettore decida di darci una mano concreta per le nostre battaglie. Guarda in agenda su questa home page le nostre iniziative. Il Circolo di Padova ti aspetta "a braccia aperte". No, cambiamo slogan, questo era dei Beati Costruttori di Pace...

Padova 29/03/2012

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Sancta Pecunia

Ha un bel dire don Savino, parroco di Villaguattera, frazione di Rubano, interpellato dai suoi fedeli su quello che la Chiesa Cattolica avrebbe dovuto fare, quanto ad assistenza, nel dopo-terremoto aquilano: “Ci deve pensare lo Stato!”, ha detto, tra lo sconcerto di qualcuno. E in Italia lo Stato, giusto per strafare, pensa abbondantemente anche a quella Chiesa che, in altre occasioni, in nome della sussidarietà, chiede soldi per “supplire” alle carenze dello Stato medesimo.

Ci si sofferma spesso sul marchingegno dell'otto per mille che consente alla Chiesa Cattolica di prendersi una grossa fetta di quote inespresse (per chissà quale arcano principio). Meno conosciuto ai più (ma la campagna oneri dell'UAAR serve anche a squarciare il muro di silenzio sull'argomento) il discorso sugli oneri di urbanizzazione secondaria che gli enti locali, nonostante i conti in rosso, si “dividono” con gli enti religiosi. Di cosa si tratta? Ogni volta che un cittadino si appresta a edificare una struttura o a ristrutturarla, versa al Comune una serie di tasse, tra cui gli oneri per l'urbanizzazione primaria e secondaria. I primi sono legati a quei servizi per il funzionamento della struttura: dall'allacciamento alla rete fognaria a quello alla rete elettrica. Sono invece opere di urbanizzazione secondaria i servizi sociali indispensabili per una comunità: dagli asili nido ai mercati, dalle scuole agli uffici comunali, passando appunto per le chiese e gli edifici di culto. Non si capisce perché questo balzello debba ricadere su quanti non considerano gli edifici di culto “servizio pubblico” in quanto ateo, o di diversa religione. Così, notizia estrapolata dai giornali locali, anche quest’anno il Comune di Cadoneghe ha devoluto una parte degli oneri di urbanizzazione secondaria in favore delle tre parrocchie del territorio, come prevede la legge. In base alle richieste pervenute dai parroci, il Comune ha assegnato 6666 euro a tutte e tre: San Bonaventura li utilizzerà per sostituire le caldaie della canonica e della chiesa, Sant’Antonino per sistemare le luci e le campane, e Sant’Andrea per realizzare il riscaldamento a pavimento in chiesa. Il settimanale L'Espresso ha stimato che la fetta relativa agli oneri di urbanizzazione secondaria di cui fruiscono le diocesi italiane ammonterebbe a 70-80 milioni di euro annui! Poi ci sono sempre i contributi che le amministrazioni devolvono ad hoc con lauta generosità, come i recenti restauri del transetto della Basilica di sant'Antonio da Padova e del campanile della Basilica di santa Maria Assunta a Torcello (un milione di euro per entrambi gli interventi).

La lista, ahinoi, è abbastanza lunga. Qualcuno potrà dire che almeno sull'Ici-Imu le cose stanno cambiando. Siamo molto prudenti. Si veda la polemica sulle scuole paritarie e le giravolte del Governo su esenzione, non esenzione, parziale esenzione. Ma qualcuno può credere davvero che tali scuole siano no profit? O che svolgano un servizio equiparabile alle scuole pubbliche? Intanto, abbiamo avuto segnalazioni che i bambini con “problemi” sono sovente non accettati da codeste scuole. E poi, davvero le esose rette sono insufficienti per la gestione delle scuole? Anche qui si dimentica o si fa finta di dimenticare che le medesime scuole ricevono dagli enti locali lauti contributi a fondo perduto (che si aggiungono alle rette e a tutto il resto), basta dare un'occhiata alle delibere comunali a Padova e provincia.

Sarebbe ora che nelle chiese si cominciasse ad invocare la nuova protettrice: Sancta Pecunia, euro pro nobis!

Padova 10/03/2012

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Lo statuto veneto e la civiltà cristiana

La retorica aulica che fa riferimento all'Umanità, alla Patria, alla Religione, che talvolta troviamo nelle lapidi commemorative sparse per la città (come ad esempio quella in via santa Lucia che espressamente fa riferimento al Cristianesimo come “valore”) speravamo potesse rimanere un vetusto e datato genere letterario. Mai avremmo immaginato che il consiglio regionale del Veneto, con voto unanime del 12 gennaio 2012, approvando il nuovo statuto, all'art. 5 comma 5 potesse esprimersi così: “La Regione, ispirandosi ai principi di civiltà cristiana e alle tradizioni di laicità e di libertà di scienza e pensiero...”. No, fermi tutti! Qualcosa non va. Premesso che “l'ispirazione ai principi di civiltà cristiana” come espressione è del tutto assente nel precedente statuto (del 1971) ci sembra che tali principi stridano fortemente con le “tradizioni di laicità e di libertà di scienza e pensiero”. La cosiddetta “civiltà cristiana” quando storicamente si è cercata di affermarla ha perlopiù avuto come portato morte e distruzione. Costantino, Carlo Magno, Clodoveo, Enrico I, Ottone il Grande, giusto per fare qualche nome, sono i sovrani cristianissimi (qualcuno è anche “beato”) che si sono distinti per ignominia, empietà e cinica realpolitik. Che qualcuno possa averli come riferimento ideale, non può che preoccupare. Dovunque abbia trionfato il Cristianesimo di Stato, non c'è stato posto per il libero pensiero. Le tradizioni di laicità attingono piuttosto al Rinascimento e all'Illuminismo tanto vituperati dai rappresentanti della cristianità. E poi è ora di finirla con le improbabili frasi fatte sulle “radici cristiane”. L'Europa e l'Italia hanno radici cristiane almeno quanto radici greco-romane, e le cose migliori dalla nostra storia ci sono venute nonostante e non per merito del Cristianesimo.

Pare che però gli unanimi consiglieri regionali non siano ferratissimi in storia. O forse più semplicemente hanno pensato che ingraziarsi la Chiesa Cattolica, possa portare qualche voto. Deficit di scienza o di coscienza, sempre deficit è.

Padova 20/02/2012

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Chi ha paura dell'UAAR

Giovedì 16 febbraio prossimo alle ore 21 alla Sala degli Anziani del Comune di Padova, il segretario nazionale dell'UAAR Raffaele Carcano, presenterà il suo libro “Liberi di non credere”. Ci sembra già di sentire i detrattori: “Eccoli quelli dell'UAAR che se la cantano e se la suonano. Invitano il loro segretario che a sua volta sponsorizza il proprio libro”. In realtà le cose non stanno esattamente così, o meglio, l'idea primigenia non era quella di fare da eco al lavoro di Carcano (che peraltro sta andando benissimo in libreria) ma di mettere il nostro segretario in una più ampia tavola rotonda con esponenti di diversi orientamenti religiosi. Un incontro a cui il nostro circolo aveva lavorato per mesi ma evidentemente la serata non s'aveva da fare. Ci si sarebbe dovuti misurare su temi “sensibili” afferenti alla laicità, alla libertà di coscienza, all'etica.

Fatti salvi i legittimi impedimenti del rabbino capo della comunità ebraica di Padova e del rappresentante di quella islamica vicentina, l'unica disponibilità è venuta dalla pastora valdese patavina. Ma una serata sul dialogo interreligioso non poteva certo scalzare il mondo cattolico così preponderante e pervasivo in un Paese come l'Italia (dove comunque cresce la secolarizzazione e molti tra i credenti si definiscono “non praticanti”). Abbiamo così cercato un contatto con la Curia Vescovile scrivendo almeno tre volte non ricevendo alcuna risposta. Abbiamo poi contattato il referente diocesano per il dialogo ecumenico, anche lui ha declinato l'invito. Si è pensato di chiamare un prete rappresentativo della realtà padovana, che pur dichiarando l'interesse per la serata, ha rinunciato perché il suo sarebbe stato “un punto di vista personale”. Prendiamo atto che un sacerdote, sia pure con alta visibilità per il suo impegno “sociale”, non possa rappresentare il proprio punto di vista senza urtare la sensibilità della Curia il cui silenzio è apparso a molti come un vero e proprio diktat: con l'UAAR non si deve parlare. Per poi riempirsi la bocca, quando si tratta di improbabili “Cortili dei Gentili” (alludiamo al progetto voluto dal papa di un luogo di discussione e di incontro tra credenti e non credenti). Salvo poi mettere nella blacklist di coloro che non potevano farvi parte proprio l'UAAR, unica associazione in Italia che rappresenta gli ateo-agnostici.

Ancora una volta la Chiesa Cattolica sfugge al confronto probabilmente per paura di dovere rendere conto delle molte sue ambiguità su temi delicati. Da parte nostra non ci negheremo mai quando si tratterà di partecipare ad incontri e confronti pubblici dove poter esprimere i nostri punti di vista. L'ateismo mal si concilia con il totalitarismo. Quanti poi pensano di “oscurarci” si rassegnino: siamo caparbi ed appassionati. E molti segnali ci inducono a considerare che l'intolleranza e il fondamentalismo non abbiano futuro perché anche in Paesi come il nostro, sempre di meno sono quelli disposti ad essere gregge e sempre di più quanti vogliono pensare con la propria testa.

Padova 10/02/2012

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Mamma, li turchi…

Si diceva nei tempi andati. E i tempi cambiano clamorosamente. L'Europa in ginocchio per la crisi, forse potrebbe sollevarsi con l'ingresso della Turchia (che è un bricolage di laicità, islam fanatico, islam light) che ha un poderoso prodotto lordo e una settantina di milioni di aspiranti acquirenti dei nostri prodotti. Ci permettiamo di divagare ogni tanto e non prendete troppo sul serio le nostre “ricette” politico-economiche, che esulano dal nostro mandato.

Ben altri pericoli si annidano per la nostra vecchia cara Europa, altro che turchi! Almeno, stando a quanto dichiara l'ineffabile vescovo di Padova Mattiazzo, che di recente incontrando la stampa locale nel giorno del santo patrono dei giornalisti (che annovereremo tra i grandi indimenticabili incontri “istituzionali” tra stampa e regi... pardon, stampa e chiesa patavina) ha parlato del grave rischio della secolarizzazione (“tolto Dio non si sta meglio” ipse dixit), vera minaccia per la nostra società.

I segnali “inquietanti” non mancano. Pochi giorni fa, una statistica rilevava, per esempio, che nel comune di Cadoneghe i matrimoni civili anche nel 2011 e per il terzo anno consecutivo, battono quelli religiosi e la parrocchia di sant'Andrea (sempre in Cadoneghe) ha celebrato un solo matrimonio in un anno. Un'immane tragedia, altro che Tsunami! Poi viene il sospetto, che quelle vecchie volpi dei gonnelloni ecclesiastici, si preoccupino solo dell'aspetto più venale che sociologico. Così arriva anche il parroco che come misura “anticrisi” offre in “saldo” 2 messe al costo di 1. Siamo a questi livelli. E tornando ai matrimoni, forse a qualcuno sarà sfiorata l'idea che i matrimoni religiosi sono spesso un salasso, altro che secolarizzazione! Altro saldo? Prendi due matrimoni e ne paghi uno? No, cosa avete capito? Nello stesso condominio naturalmente e si divide la spesa.

Al Mattiazzo esternatore diciamo: se potessi scegliere tra vivere nella scristianizzata e secolarizzata Scandinavia, o nella religiosissima Africa australe, cosa sceglieresti? Ma pensiamo che, anche stavolta, si avvarrà della facoltà di non rispondere...

Padova 26/01/2012

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La nostra scommessa

L'anno scorso il Circolo UAAR di Padova si è collocato ai primi posti per numeri di iscritti su scala nazionale. Ed è stato così anche negli anni scorsi. La campagna iscrizioni quest'anno recita “I tuoi diritti non piovono dal cielo” e rende felicemente bene il senso dell'azione che come unica grande associazione ateo-agnostica in Italia ci sforziamo di compiere. Tra luci ed ombre. Il nostro impegno per la laicità non è indolore. Lottiamo contro veri e propri titani che hanno risorse finanziarie molto cospicue e alleati dentro le istituzioni. Ma sappiamo che le nostre battaglie sono necessarie per rendere questo Paese moderno e tollerante. Abbiamo ancora una volta bisogno di voi. Nella misura che riterrete opportuna. Sostenere l'UAAR economicamente può essere il primo passo. Servono però anche militanti per tutte le nostre iniziative. La nostra agenda, come si può vedere in questo sito, è sempre più fitta, lo sforzo (e anche il piacere naturalmente) è grande, ma abbiamo la necessità di confrontarci con nuove intelligenze creative.

Vogliamo scommettere che anche quest'anno il Circolo di Padova si piazzerà tra i primissimi posti per numeri di aderenti. Sarebbe interessante se tutti gli amici che ci seguono in blog o su Facebook, facessero un passo in più e volessero darci concretamente una mano. Quest'anno, poi, vorremo che ciò accadesse per onorare una ricorrenza: il decennale della morte di Martino Rizzotti, fondatore dell'UAAR e stimato ricercatore all'Università di Padova (e proprio a Padova, come si sa, nasce l'UAAR nel 1986). Lo ricorderemo a marzo con una pubblica manifestazione durante la quale interverrà anche il nostro segretario nazionale Raffaele Carcano. Un motivo in più per iscriversi all'UAAR, per continuare nell'impegno a favore della laicità e contro i privilegi delle Chiese e per una società pluralista. Nel solco del sentiero tracciato da Martino. Tutto questo sarà possibile solo con il vostro aiuto. E siamo certi che non mancherà anche nel 2012.

Buon anno laico.

Padova 10/01/2012

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Rigore, equità e prebende

Alla fine, se si comincerà a riflettere e a cercare vie d'uscite a fronte della montagna di privilegi, finanziari e non solo, che costituiscono la rendita di posizione di chicchessia, vorrà dire almeno che questa crisi economica non sarà passata invano.

Perfino sulla Chiesa Cattolica Apostolica Romana (CCAR) si sono accesi i riflettori, infrangendo un tabù fino a ieri invalicabile, cominciando a discutere sul significato della sua presenza diffusa, ma anche sulle sue incalcolabili ricchezze e sui suoi costi che possano o no ricadere sulla collettività intera.

La nostra associazione ha di recente avviato una ricerca aperta, resa pubblica sul sito internet icostidellachiesa.it, nella quale l'elenco di finanziamenti e privilegi fiscali di cui gode il cattolicesimo italiano tocca la cifra prudenziale di 6 miliardi di euro l'anno.

Un prezzo che ricade su credenti e non credenti, quando invece le religioni dovrebbero essere sostenute soltanto da chi le professa.

La vicenda Ici/Imu rappresenta in quest'ottica solo una parte marginale del problema e, non esistendo bilanci finanziari pubblici da analizzare, ci accontentiamo di rilevare, nella obbligata replica imbastita in questi giorni dalla curia di Padova e dai suoi rappresentanti nelle Istituzioni civili, qualche novità, la conferma di cose note, e diverse sostanziali omissioni.

Ribadire che le esenzioni sono a norma di legge, che contribuzioni vengono corrisposte da tempo, o ventilare il rischio di danneggiare limpide e disinteressate opere di carità, potrebbe perfino essere formalmente corretto, ma qualche elemento di riflessione, per completezza e decenza, andrebbe aggiunto per informazione alla cittadinanza.

Non possiamo ad esempio prescindere dal volume delle proprietà godute, che fanno della CCAR nelle sue varie articolazioni, uno dei più grossi proprietari immobiliari esistenti, restio a cedere alcunché, anche quando una sua struttura versa in situazioni debitorie, risultando più agevole ricorrere all'aiuto pubblico.

Si tratta poi non solo di verificare se l'imposta viene effettivamente pagata, ma anche se lo è nei termini dovuti e se gli immobili sono correttamente accatastati. Qualche dubbio lo fa sorgere persino il dossier della Difesa del Popolo oggi in edicola...

Arrivando a considerare, magari, che alcune pertinenze, esenti o meno, finiscono noleggiate a canone oneroso ad enti pubblici (sedi scolastiche, spazi di aggregazione), a volte fruendo di migliorie gratuite.

Nella replica diocesana si evidenzia l'importanza delle opere caritative e dei servizi prestati.

Noi, che non siamo per nulla estimatori del nostrano, viziato, principio di sussidiarietà, crediamo che da chiunque vengano svolti (con “sacrosanta” neutralità, però), possano essere riconosciuti e supportati dalle amministrazioni pubbliche. Ma le cui entità andrebbero commisurate, per la realtà di cui stiamo discutendo e per rimanere a Padova, coi 2 milioni 800 mila euro annui provenienti dalla ripartizione dell'8 per mille (fonte: Cei, 2009), che include persino, come noto, l'involontario contributo di cittadini atei e agnostici.

E senza sorvolare sui vari milioni alle scuole private, sui 300 mila euro per l'edilizia di culto, sui contributi all'associazionismo orientato, sui fondi per le parrocchie (500 mila piovuti or ora dalla Regione)... e su tutto il resto. Insomma, in tempi di non evitabili rigore, equità e trasparenza, è ancora più vano prendersela con chi, come la Chiesa, chiede, e giustamente dal suo punto di vista, prebende e facilitazioni, e non con chi le concede senza problemi, distogliendo risorse da investimenti per istruzione, servizi sociali, cultura, ricerca, risanamento del territorio.

Ridiscutere tutto, quindi, finanche rinegoziarlo; ma quando da una parte del tavolo troverà posto qualcuno che potrà essere definito laico non solo perché sprovvisto di talare, casula o porpora.

Padova 26/12/2011

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La strana coppia

Non c'è che dire. L'idillio tra il sindaco padovano Zanonato e il vescovo diocesano Mattiazzo continua in un dialogo di amorosi sensi.

A suggello è giunto l'incontro di qualche giorno fa al Centro Altinate, dove giunta e consiglio (e persino il prefetto…) sono stati convocati per un dialogo tra ecclesia e amministrazione cittadina. A dir la verità più che di incontro tra pari è sembrato di assistere ad una lezione impartita dall’episcopo, alla quale qualche politico locale si è detto perfino ansioso di partecipare. E non ne capiamo il motivo, in tutta franchezza. Uomini e donne di fede, inclusi gli amministratori pubblici, hanno la facoltà di ascoltare omelie, e poi di seguirne i dettami, in uno qualsiasi dei luoghi di culto, il cui accesso non ci pare loro precluso. Bastava andare al Duomo, come ha detto qualcuno. Quali inediti princìpi, inesplorate linee-guida, irrinunciabili direttive, si sono schiuse agli occhi, e alle orecchie, di Ruffini e co.? Non avevano chiaro che il rispetto della legalità è un valore assoluto, che le tasse le devono pagare tutti, o che l’acqua è bagnata ed il ghiaccio freddo?

A noi pare che un evento del genere sia la spia di una concezione distorta della democrazia. Nessuna componente sociale può essere accreditata gratuitamente e illimitatamente di uno status di autorità morale, tanto meno nei confronti delle istituzioni civili democraticamente elette. E’ una “patente” che non preclude la strada agli abusi. Visto che in quell’occasione si è parlato della grave crisi economica incipiente, hanno Zanonato e Ruffini chiesto alla Chiesa cattolica locale di fare la sua parte, magari cominciando a pagare l’Ici sulle proprie attività commerciali o rinunciando ai 300.000 euro all’anno per l’edilizia di culto? Un “sindaco di tutti”, in un dialogo alla pari, questo avrebbe potuto fare.

Certe rappresentazioni pubbliche di una contingente alleanza politica, perché di questo si è trattato, ad esclusivo uso mediatico, ripropongono la pochezza del nostro ceto politico. Che neanche si avvede che il contraente più scaltro sa, alla fine, come mantenersi le mani libere, a dispetto dei “doni” che riceve e riceverà.

Padova 17/12/2011

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Il decalogo molesto

Se vi capita di passare nel quartiere Montà di Padova, quello che conduce allo stadio Euganeo, non potrete sottrarvi dal notare un grosso display a sfondo nero e caratteri cubitali rossi perennemente acceso, che campeggia (e lampeggia) sopra il portone della parrocchia di Sant'Ignazio di Loyola, una sorta di enclave dello Spirito, dove accanto alla chiesa v'è un consultorio, una canonica, alcuni locali, una sala per l'adorazione eucaristica permanente, finanche una enorme bacheca sorretta da due pali in legno per gli avvisi. E per non farci mancare nulla, a costeggiare il predetto portone sulla destra un enorme foto della madonna di Fatima “pellegrina nelle nostre case” (e speriamo che bussi prima di entrare).

Ma torniamo al nostro funambolico display. Penserete che serva a dare gli orari delle celebrazioni o qualche avviso ai fedeli. Anche questo, in verità. Ma in situazione di “riposo” (si fa per dire, ma la bolletta non dovrebbe essere un problema a quanto pare) intermittenti ricorrono i dieci comandamenti, una vera litania quasi una minaccia permanente. Il povero automobilista in coda è fatalmente sottoposto a questo stalking visivo, accentuato al calar della sera, dai martellanti e minacciosi “Non rubare”, “Onora il padre e la madre”, “Non commettere atti impuri”, “Non uccidere”. Anche il più bel disposto, si sente irreversibilmente “colpevole”. Sarebbe d'uopo una variazione tematica e soprattutto, ci permettiamo, un vero aggiornamento teologico-morale.

Da piccoli, a messa, molti si ricordano il momento liturgico della contrizione, prima delle letture, in cui si fa riferimento ai cosiddetti “peccati di omissione”. Il clero cattolico, e conseguentemente i fedeli, sembrano dimenticare che credere, e fa specie che a dirlo siamo noi atei, dovrebbe essere soprattutto un “fare” più un “non fare”. Vogliamo dire che, mediamente, qualsiasi bravo cittadino non ruba, non uccide, onora i propri genitori (sugli atti impuri permetteteci qualche licenza che riflette il senso del pudore di ciascuno che certo non si stabilisce per legge o con i criteri della bibbia, che di oscenità quanto a costumi è intriso). E un certo Gesù, quello almeno che ci viene presentato dai vangeli, pare che mettesse l'accento molto sui comportamenti “positivi” verso il prossimo, arrivando a dire che su queste “opere” si sarà giudicati. Non vogliamo togliere il mestiere ai ministri del culto. Ma quello propagandato a mezzo spot dal display della chiesa di sant'Ignazio, ci sembra una religione da retroguardia, veterotestamentaria, ruvida e poco suadente. Ma spesso la religione è proprio questa. Lo stesso Gesù, anticlericale per eccellenza, rimproverava a scribi e farisei di caricare gli uomini di pesi insostenibili che loro neanche si sognavano di sfiorare. Bisognerebbe accendere il display che abbiamo nel cuore per riconoscere in ogni uomo un nostro simile e nel rispetto di ciascuno la regola universale di convivenza. E non ci serve un dio per questo. Né molesti giochi di luce.

Padova 03/12/2011

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Nel segno di Z...

No, niente Zorro, stavolta. “Z” come Zaia, il presidente della Regione Veneto (ma finiamola di chiamarli “governatori”, il Veneto non è l'Arkansas!), che ha colpito ancora. In nome della sussidarietà, naturalmente.

Intervenuto a Roncade alla II Conferenza sulla scuola libera e paritaria (come a dire che la scuola “pubblica” è meno “libera”?), manifestazione alla quale hanno partecipato vescovi, prelati, operatori, famiglie e studenti della articolata rete di scuole cattoliche del Veneto e numerosi esponenti del mondo politico e amministrativo.

A nome della CEI è intervenuto il segretario generale Mons. Mariano Crociata, presenza quantomai azzeccata, visto che i toni erano proprio da “crociata” clericale. “Metteremo in mora lo Stato” ha tuonato Zaia, “la Regione Veneto ricorrerà alla Corte Costituzionale” ha rincarato. Tutto questo naturalmente perché le scuole cattoliche battono cassa e risentono dei tagli nonostante le, molte, leggi fatte a loro favore, la più abnorme la 62/2000 che nella definizione di “scuola pubblica”fa rientrare anche quelle paritarie, pur essendo queste “private”.

Fa bene Zaia a ricorrere alla Corte Costituzionale, così gli spiegheranno che la scuola privata, per la Costituzione, in Italia è garantita ma senza oneri per lo Stato. Tradotto: chi la vuole se la paghi, d'altronde chi se la può pagare risolve il problema di figli non proprio dotati a cui bisogna assicurare un pezzo di carta, un diploma a pagamento non si nega a nessuno.

Padova 22/11/2011

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Questione di priorità

A far “scoppiare” il dibattito è stato stavolta il nutrito gruppo di Amici del Circolo UAAR di Padova su Facebook. La questione, quella della lubrica idea del vicesindaco Ivo Rossi di riqualificare piazzale Stazione con due statue in arte contemporanea da 150.000 euro che ha fatto arrabbiare i commercianti che vedono ogni giorno un quartiere in degrado e che preferiscono ben altre “opere” di riqualificazione.

E visto il precedente di Roma, il “vespasiano” come in molti l'hanno chiamato (ci si riferisce all'enorme statua dedicata a Giovanni Paolo II, che dire oscena è un eufemismo) chi poteva essere in pole position se non l'onnipresente sant'Antonio da Padova?

Siccome non siamo iconoclasti per partito preso (Prato della Valle ha un suo fascino) mettiamo in chiaro che se anche l'Accademia Galileiana proponesse una scultura per l'illustre scienziato per quella cifra, saremmo contrari comunque. La nostra moralità ce lo impone. Sì, avete capito bene, gli atei-agnostici hanno una propria etica (si veda l'ultimo numero dell'Ateo), a dispetto dei continui attacchi di papa Ratzinger che taccia i non-credenti con ogni epiteto. Decisamente, a Padova ci sono ben altre priorità che buttare i soldi della collettività per opere assolutamente superflue. Si investisse in cultura, in tempo libero per i giovani padovani, che una recente ricerca, in particolare riguardante la fascia preadolescenziale sono dipinti come vulnerabili per mancanza di stimoli e luoghi di incontro e soggetti a derive di tipo violento.

Alla Fornace Carotta, qualche giorno fa, si è svolto un incontro della rassegna “La scuola dei Genitori” dedicato a questi problemi. E, naturalmente, tra i presenti c'era un prete, don Daniele Prosdocimo vicario episcopale della diocesi di Padova. Sembra che la pedagogia cristiana sia l'unica alternativa da offrire ai giovani. Fuori dalla parrocchia solo il caos? Ci sembra non sia proprio così. Associazioni e agenzie educative con molto meno di quanto le parrocchie ricevono direttamente ed indirettamente dai soldi dei contribuenti, farebbero, sì “miracoli”.

E poi, scusate la nostra fissazione, cosa può insegnare un prete, celibe per vocazione, a dei genitori? Come chiedere ad un cinese lezioni di arabo...

Padova 10/11/2011

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Come gli avvoltoi...

che si avventano sul cadavere! L'immagine è forte, ce ne rendiamo conto, ma forte è la nostra indignazione. Ci sono infatti giunte due segnalazioni da testimoni oculari riguardo ad altrettanti episodi avvenuti durante il rito di congedo nella sala del commiato, di cui è dotato il cimitero maggiore di Padova, altra pietra miliare delle nostre battaglie come Circolo UAAR di Padova.

Apriamo su questo una breve digressione. I lavori della nuova sala del commiato procedono a rilento e soprattutto ci lascia perplessi la capienza (non più di 50-70 persone). Qualsiasi personaggio più o meno noto, avrebbe diritto ad esequie laiche in cui i partecipanti non devono necessariamente stare in piedi o fuori dalla porta; non chiediamo certo “cattedrali” laiche, ma riteniamo che anche la scelta “minimalista” di un progetto la dica lunga sul valore che si attribuisce a riti “altri” che non siano propriamente cattolico-romani.

Ma torniamo ai due episodi dai quali siamo partiti. Primo caso: cerimonia di un pensionato che aveva chiesto espressamente esequie laiche in quanto ateo. Prima ancora che arrivasse la salma, si sono presentati due preti, uno dei quali con paramenti d'ordinanza e un altro in abiti civili, che si sono definiti “amici del defunto”. Il sacerdote con i paramenti ha cominciato a “dirigere” la cerimonia, dando la parola ad alcuni dei presenti che hanno commemorato il defunto. Non appena c'è stato un momento di silenzio e sembrava che nessuno volesse più parlare lo stesso prete ha chiesto a tutti di recitare una preghiera, tra il disappunto di numerosi amici del defunto che sono usciti dalla sala. Non si è capito se l'intervento sia stato una scelta della famiglia ma certamente non era la volontà del defunto.

Un secondo caso analogo in cui un prete ha chiesto ha tutti di recitare un Pater, si è ripetuto qualche settimana fa. Probabile che non siano gli unici casi. Non avremmo nulla da obiettare se dei preti, amici dei parenti o dei defunti, si presentassero in abiti civili per dare l'estremo saluto ad una persona cara. Ma troviamo intollerabile questa “ingerenza” in una cerimonia laica. E ci assumiamo un po' di responsabilità di non avere ancora approntato, come Circolo, un servizio di assistenza per le esequie laiche, mettendo a disposizione un celebrante laico per i “funerali senza dio”, per dirla con il titolo di un noto libro. Proveremo a rimediare.

Padova 02/11/2011

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Riflesso condizionato

La recente iniziativa del Consorzio di Promozione Turistica di Padova che ha messo a punto la diffusione del bollino “gay friendly” per quegli esercizi che volessero favorire una sorta di turismo omosessuale ha suscitato dure critiche da parte della chiesa locale che ha bollato l'idea come propagandistica e provocatoria. Francamente non sappiamo quanto un bollino possa aiutare il turismo ma plaudiamo comunque alla possibilità, almeno immaginata, di visite alla città che non abbiano solo scopi eminentemente religiosi, senza peraltro dimenticare che molti omosessuale si definiscono “cattolici”. Un fatto, però, ci preme stigmatizzare: passi che i religiosi locali possano sempre e comunque avere un microfono aperto per dire di chicchessia o di talaltra faccenda attraverso media compiacenti, abituati a mettere in prima pagina anche la visita pastorale del vescovo. Passi pure che come atei-agnostici, non siamo pregiudizialmente contrari ai contenuti espressi in questo o quell'intervento da qualunque parte provengano. E' che nei confronti di santa romana chiesa abbiamo una sorta di riflesso condizionato. E sovente, aldilà delle intenzioni, ci sembra di cogliere l'ipocrisia gesuitica per cui la stessa istituzione ecclesiastica che tuona contro l' l'omosessualità poi è la stessa che dice che bisogna accogliere tutti, omosessuali compresi. Classica distinzione errante/errore? Nulla di tutto questo. La verità che la Chiesa Cattolica, anacronisticamente e caparbiamente, considera l'omosessualità una malattia, nonostante il parere autorevole dell'OMS che dice il contrario. Sul dizionario enciclopedico di teologia morale si legge alla voce omosessualità: “L'omosessualità e qualunque altra aberrazione sessuale che impedisca ad una persona di raggiungere la sua completezza nell'amore matrimoniale o in una vita celibe equilibrata costituisce una grava remora ed un ostacolo allo sviluppo e alla gioia normali”. Ancora il documento “Homosexualitatis problema” della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1986 (con prefetto l'attuale papa) recita a proposito dell'inclinazione omosessuale che “deve essere considerata oggettivamente disordinata”. A fare eco il n. 2358 del Catechismo della Chiesa Cattolica che ribadisce l'inclinazione “oggettivamente disordinata”. Anche questa espressione rivela una profonda (mala)fede, un modo per non dire “peccato”. Pensate se ad un mancino dicessimo: “non c'è niente di anormale nel tuo mancinismo ma la tua inclinazione per la sinistra è oggettivamente disordinata”!.

L'omosessualità, ci dicono gli etologi, pare sia molto diffusa in natura. Il celibato non ci risulta. Non per questo diciamo ai preti che devono essere trattati con compassione per la loro “condizione”, come i preti dicono degli omosessuali. Quando finiranno i religiosi di occuparsi delle questioni che riguardano la camera da letto delle persone? Ne avrebbero di questioni (la Trinità, i miracoli, il primato del papa...) teologiche, mai completamente chiarite, su cui dibattere.

Padova 25/10/2011

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Cari lettori…

naviganti della rete, amici e simpatizzanti dell'UAAR, avrete notato che negli ultimi giorni il nostro sito è stato arricchito con nuove “bacheche” e link. Una di queste dà conto delle iniziative in corso a breve: come Circolo, tra le attività di quest'anno, oltre ai tradizionali appuntamenti (Darwin Day, conferenze pubbliche, banchetti, rassegna film a Porto Astra, giornata dello sbattezzo ecc.) vogliamo privilegiare serate “a tema” (il 21 di ottobre c'è l'incontro su “Costantino il Grande (impostore?)”) su argomenti che ci permettano di approfondire le ragioni dei nostri valori etici e filosofici e del nostro impegno laico di fronte alle grandi sfide che ci offre l'attualità.

Quanto alla sede degli incontri di Circolo, ci siamo trasferiti in via Tripoli 3, a Padova. Un'occasione anche per ritrovarsi con quanti vorranno confrontarsi con noi e un luogo facilmente raggiungibile anche da chi abita in città. Su questa lunghezza d'onda, la nascita di un Blog (il cui link trovate in alto a destra) che darà modo a quanti lo vorranno, di interagire con i nostri commenti e i nostri editoriali. Idem per il Guestbook il cui link trovate in basso sulla home page sotto la voce “Contatti”.

Ci sembrava opportuno dare questo segnale di “apertura”, noi che contestiamo spesso ai vari vate religiosi (da Bagnasco a Benedetto XVI) di prediligere i monologhi e sfuggire al confronto. Insomma abbiamo voglia di interloquire con voi, e a quanti vorranno sostenere l'attività del Circolo UAAR di Padova quest'anno, ricordiamo che si è già aperta la campagna iscrizioni, che già negli ultimi anni per numero di aderenti, ci ha dato come patavini non pochi motivi di orgoglio.

Mentre scriviamo queste righe oggi, domenica 16 ottobre, apprendiamo che in via XX settembre nella mattinata è stato inaugurato con tanto di cerimonia militare e alla presenza delle autorità, il monumento restaurato al Bersagliere che ricorda la breccia di Porta Pia. Ci piace ricordare, che il 20 settembre scorso, l'UAAR è stata la sola associazione che ha voluto presenziare con una cerimonia “laica” quell'evento e davanti al monumento campeggia (vedi alla voce “Attività” di questo sito) una nostra corona intitolata ai bersaglieri caduti per restituire Roma al Regno d'Italia, i cui nomi abbiamo letto in quell'occasione. Ancora una volta siamo felici di fare da battistrada.

Così come le nostre battaglie sul crocifisso (oggi sulla Repubblica un lettore scrive ad Augias, io cattolico dicono no al crocifisso negli uffici) o tutto il bailamme sui costi e benefit della Chiesa Cattolica che pesano sulla fiscalità generale di cui i media, con leggero ritardo, si sono accorti mentre sono cose che l'UAAR ripete da anni.

Padova 17/10/2011

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Calabrò o colabrodo?

Ritorniamo a parlare di testamento biologico. Lo facciamo perché passata appena qualche settimana dalla mozione del Consiglio Comunale di Padova che chiede: "Al Sindaco e alla Giunta Comunale di disporre, presso la Segreteria Generale, la raccolta e la conservazione delle attestazioni dei cittadini del Comune di Padova che dichiarino di aver depositato la propria dichiarazione anticipata di trattamento presso un fiduciario", in molti si chiedono se, alla luce dell'iter del ddl Calabrò sul fine vita (meglio chiamarlo "contro" il fine vita) passato al Senato e in discussione prossimamente alla Camera, con buone probabilità che venga approvato, quanto deciso da Padova o da altri comuni possa avere ancora senso o si tratta di una battaglia solo di principio. La risposta è decisamente sì. Ha ancora senso.

L'eventuale approvazione della Calabrò, aprirebbe una marea di ricorsi con ottime possibilità che ad averla vinta sia l'autodeterminazione dell'individuo. Perché, prima di tutto, la Calabrò confligge gravemente con l'articolo 32 della Costituzione che stabilisce che a nessuno può essere imposto un trattamento sanitario contro la sua volontà. E quanto ciascuno ha depositato, nel pieno possesso delle sue facoltà, riguardo alla scelta di, per esempio, farsi idratare o procedere alla nutrizione forzosa in caso di situazioni irreversibili, rimane presidio irrinunciabile di libertà e ci pare assurdo che una legge possa decidere sulla pelle di un cittadino, sulla sua coscienza e le sue scelte di vita, assurdo che un medico non debba tenere conto delle volontà del malato. La verità, lo diciamo fuori dai denti, è che il ddl Calabrò è un manifesto ideologico, una sorta di revanscismo clericale postumo contro una società sempre più secolarizzata (per fortuna diciamo noi), alla quale non si perdona di avere vinto battaglie di civiltà come il divorzio e la regolamentazione dell'aborto.

Come UAAR, insieme alle altre associazioni laiche impegnate su questo fronte, difenderemo con i denti le nostre conquiste civili. E se il ddl Calabrò-colabrodo, passasse, speriamo che ci pensi la Corte Costituzionale a stabilirne l'illegittimità.

Padova 10/10/2011

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La solita tiritera

L'anno scorso come Circolo UAAR di Padova, abbiamo partecipato alla campagna “Non c'è più religione per chi non la vuole” distribuendo davanti ad alcune scuole della città la cartolina che trovate nella home page di questo sito. Come ogni anno, l'inizio dell'anno scolastico, insieme alle molte problematiche legate ad una scuola pubblica sempre più agonizzante, si ripresenta per i genitori che decidono di non scegliere l'ora di Religione Cattolica (che come sappiamo viene impartita fin dalle scuole per l'infanzia) il muro di burocrazia, di disinformazione (spesso innocente, talvolta no) e tutti gli annessi e i connessi legati all'attivazione dell'Ora Alternativa. La nostra associazione a livello nazionale ha istituito uno sportello, oltre che una mailing list, dedicata proprio a questo ed è sempre pronta a dare consulenza oltre che sostegno legale, a quanti si ritenessero vittime di ostracismo ed abusi. Come circolo padovano siamo disponibili a dare tutte le informazioni utili per potersi barcamenare. Ci arrivano proprio in questi giorni segnalazioni che rivelano una grave carenza di informazioni a riguardo. Alcune hanno anche del paradossale. Come il caso di una classe in cui chi voleva “esonerarsi” dall'ora di religione doveva “pagare” (non si capisce a che titolo) dieci euro! Torniamo alle decime?

Sarà utile rammentare ai genitori non avvalentesi i seguenti punti:

a) Quello di attivare l'attività didattica alternativa alla religione cattolica è un diritto sancito dalla legge e un dovere da parte della scuola che è tenuto a presentare ai genitori all'inizio di ciascun anno scolastico il modello F;

b) Come sancito da diversi Uffici Scolastici Regionali, i costi dell'ora alternativa sono coperti dallo Stato e non gravano sui singoli istituti scolastici;

c) I genitori che scelgono di non far frequentare l'ora di religione, che in orario dovrebbe essere inserita all'inizio o alla fine delle lezioni, possono decidere di ritirare i propri figli in corrispondenza con le predette ore, o richiedere attività didattiche e formative, individuali o di gruppo con l'assistenza di personale docente all'uopo nominato o da ricercarsi tra i docenti che hanno “ore eccedenti” o che si dedicano ai laboratori.

E' bene non lasciarsi troppo influenzare dalle litanie del tipo “non ci sono più soldi” o “la scuola non è attrezzata”. Sprechi e tagli non possono essere recuperati con il venir meno di una dei caratteri fondanti della scuola pubblica: la laicità, che garantisce tutte le diversità.

Gli insegnanti di religione nominati dai vescovi, intoccabili dallo Stato, costano alle nostre tasche almeno 800 milioni di euro l'anno. Si cominciasse da lì a recuperare soldi per le nostre scuole pubbliche. Difficile applicare principi così elementari e così disattesi in una regione come il Veneto, dove assessori regionali in carica fantasticano di regalare bibbie agli alunni o di abolire le scuole materne pubbliche per affidarle ai privati.

Ci aspettiamo ogni anno la solita tiritera riguardo alle presunte difficoltà di garantire l'Ora Alternativa, ma il muro finalmente è stato scalfito,alla faccia dello zelo filoconfessionale di certi politici nostrani che non vogliono smettere di stupirci. In negativo.

Padova 28/09/2011

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Registro per il Testamento Biologico. Bene, anzi benino!

E' il caso di dire che la montagna ha partorito il topolino!

Ci riferiamo all'approvazione, da parte del Consiglio Comunale di Padova, riunito martedì 13 settembre scorso fino a notte tarda, non dell'istituzione del "Registro delle Dichiarazioni anticipate di trattamento" anche nella nostra città, come in altrettanti 70 (e forse più) comuni in Italia, ma di una mozione (in cui le espressioni "registro comunale" e "testamento biologico" non sono nemmeno menzionate) che chiede:

"Al Sindaco e alla Giunta Comunale di disporre, presso la Segreteria Generale, la raccolta e la conservazione delle attestazioni dei cittadini del Comune di Padova che dichiarino di aver depositato la propria dichiarazione anticipata di trattamento presso un fiduciario."

La mozione molto più chiara e determinata, stesa da Marina Mancin (Sel) e Daniela Ruffini (Prc), sostenuta anche da 5 esponenti del Pd, è stata respinta grazie ai voti contrari dell'Udc e della Lega, oltre che di 7 consiglieri democratici.

E' questo il risultato di tanti mesi di iniziative portate avanti da un fronte composito di cittadini, forze politiche, associazioni e altre realtà, tra cui il nostro circolo, che ha visto più di 2.000 cittadini firmare per la richiesta dell'istuzione del Registro presso il Comune.

Sarebbe stata una misura necessaria, dal forte sapore simbolico nel momento in cui in Senato comincia l'iter di discussione della legge Calabrò, che va in direzione opposta alla sensibilità della maggioranza dell'opinione pubblica italiana.

Una misura, quella approvata, non sufficiente, monca, viziata dai veti delle componenti confessionaliste bi-partisan, che ha portato all'approvazione di una mozione non concordata, con superflua e risibile dichiarazione di principio contro l'eutanasia (una specifica inutile, visto che la dolce morte è già vietata dalla legge e, soprattutto, nulla ha a che vedere con il registro del testamento biologico), passata con 17 voti a favore, 5 astenuti e 1 voto contrario.

Se non è propaganda, questa...

Una brutta pagina per il PD padovano ancora una volta spaccato tra l'anima cattolica e quella più laica. Una brutta pagina per la giunta di Zanonato che brillava per la sua assenza (con l'eccezione del solo assessore Zan), sottolineata da qualcuno con un "sennò, chi lo andava a dire poi al vescovo?".

Tra pochi giorni commemoreremo (per chi vorrà esserci, martedì 20 in via XX settembre angolo piazza Castello al monumento del bersagliere a partire dalle ore 17,30) l'anniversario della Breccia di Porta Pia con cui il regno d'Italia poneva fine al potere temporale della Chiesa.

Un modo come un altro per rammentare a tutti che questa Repubblica era nata laica, poi venne il fascismo e ottant'anni di genuflessioni...

Padova 15/09/2011

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Testo completo della delibera in pdf


A Mestre c'eravamo anche noi

A detta di molti mestrini la manifestazione oceanica di martedì 6 settembre in occasione dello sciopero generale proclamato dalla CGIL ha avuto numeri d'altri tempi. 50.000 persone che tentavano di occupare Piazza Ferretto non si vedevano dagli anni Settanta.

Tra le migliaia di persone con sigle e bandiere, un gruppetto issava cartelli con scritte come "Il papa veste Prada e tu?", o "Non ho Concordato un bel nulla". Eravamo noi, dell'UAAR, che abbiamo tentato, con successo viste le reazioni, di mettere un po' di colore alla manifestazione. Precisiamo: l'UAAR non ha aderito ufficialmente allo sciopero contro la manovra indetta da un sindacato perché questo esula dai suoi scopi sociali. Ma i soci dei Circoli Veneti hanno voluto partecipare a titolo personale per sottolineare come nella manovra di oltre 50 miliardi di euro non cè un centesimo che vada a scalfire le molte prebende che favoriscono la Chiesa Cattolica in questo Paese. Ormai tutta la stampa, opinionisti e gente comune, sta manifestando tutta l'indignazione per l'inconcepibile "flusso" di danaro che viene dato ad una confessione religiosa tra esenzioni fiscali, oneri di urbanizzazione secondaria, 8xmille (lo ripetiamo sempre, anche le quote non dovute), contributi per manifestazioni come il Congresso Eucaristico di Ancona ecc. Di queste ore la notizia che il Comune di Roma ha scoperto diversi casi di attività commerciali di proprietà della Chiesa cattolica (ma anche di quella evangelica metodista) che non pagano l'Ici e ha avviato tramite Aequitalia diversi contenziosi. Si parla di cliniche private, palestre, case per ferie, alberghi. Ma i cattolici non hanno nulla da dire? Come ripetiamo in un vecchio slogan, "la Chiesa si interessa della tua anima: perché vuole i tuoi soldi?"

A Mestre c'eravamo per dire che è bene che a pagare siano le caste prima di tutto. Tra queste quelle ecclesiastiche sono le più odiose anche perché hanno la faccia tosta di fare ad altri "la predica".

Padova 09/09/2011

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Le piramidi? Meglio in Egitto!

La torrida estate padovana è stata animata dalla vicenda della cosiddetta "Piramide di luce", una struttura di 7 metri installata a Valnogaredo, sui Colli Euganei. Va bene che tutte le religioni ci insegnano che l'incontro con il divino predilige le montagne, ma ci sembra che i nostri colli tra madonnine in fil d'acciaio e piramidi "energetiche" stiano diventando terre di "colonizzazione" da parte di fedeli e adepti di ogni specie ai quali, sommessamente, andrebbe detto che la salvaguardia del creato è il miglior modo di onorare la divinità e soprattutto che il monte Venda non è esattamente la catena dell'himalaya e tra costruzioni abusive e sculture varie (che non sono esattamente realizzate da Canova) si rischia di stare un po' strettini.

Teniamo sempre a precisare, in questo sta il nostro essere laici, che ognuno deve essere libero di credere in chi e in cosa vuole (nel mondo anglosassone ai giorni nostri il culto Wicca contempla l'esistenza delle streghe) purché senza... costi per la collettività. Soprattutto le "furbate" non ci piacciono. Già strutture meramente commerciali (alberghi, case di vacanze ecc.) gestite dalla Chiesa Cattolica o dalle sue congregazioni (è dibattito di questi giorni quello della "santa evasione") riescono a non pagare l'ICI perché hanno al loro interno una cappellina, agli aderenti dell'associazione "La Piramide di Luce" è andata peggio nonostante, per evitare il prossimo abbattimento decretato dal Tar del Veneto, hanno provato a dire che la loro struttura servisse per "la stagionatura dei salami"! Alle religioni, tradizionali o new age che siano, non manca certo la fantasia. Non fateci dire chi, secondo noi, sono i "salami" che si lasciano imbonire da faccende come questa. E, per quanto ci riguarda, le piramidi è meglio che stiano in Egitto.

Padova 30/08/2011

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Barricate per il Santo? No, grazie

E chi siamo noi, direbbe qualcuno. Se i napoletani insorgono per la cancellazione della festa in onore di San Gennaro, i padovani dovrebbero fare altrettanto per lo spostamento della prossima festa in onore di Sant'Antonio che il prossimo 13 giugno 2012 cadrebbe di mercoledì e così verrebbe celebrata la domenica successiva. Questo almeno nei desiderata di qualche presidente dell'Arca (non quella di Noé) del Santo, di religiosi a vario titolo (e con vari interessi presumiamo), e magari in attesa del solito appello dell'immancabile vescovo Mattiazzo, i quali tentano di dar fuoco alle polveri per lo scippo della festa che la manovra del Governo impone in piena logica di austerity.

Per dirla tutta, con eccezione del Santo Patrono, il Governo ha confermato tutte le feste religiose ("intoccabili perché prevista dal Concordato" secondo il ministro Tremonti) mentre saranno cancellate le feste della Repubblica come il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. Con la differenza che queste ricorrenze sono davvero deposito dell'intera Nazione e rappresentano tutti e non solo una parte (i credenti). Il vero vulnus, ove vi fosse, sarebbe proprio al carattere laico, parola sempre più vituperata in Italia, di queste festività. Senza negare, a meno di ipocrite finzioni, che le stesse ricorrenze religiose in realtà di "religioso" hanno sempre meno e diventano occasione di mero svago e diversivo della quotidianità. E va bene così. In fondo anche il Padreterno si riposò il sabato. Ma lui non aveva problemi di far quadrare i conti.

Insomma va bene tutto, ma con i molti problemi che affliggono la nostra città patavina, non chiedeteci di fare le barricate per Sant'Antonio. Lo spostamento alla domenica? Ce ne faremo una ragione.

Padova 22/08/2011

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Le falsità di Gianni Toffali

Certi giornalisti bisogna anche capirli. In estate, tranne qualche episodio eclatante di nera o il solito caldo afoso come non si vedeva da un secolo a questa parte, di notizie ce ne sono ben poche. A Gianni Toffali, che scrive sul Gazzettino, gli perdoniamo volentieri la banalità con cui è riuscito a parlare della pluricampionessa Federica Pellegrini, accusata dopo avere vinto una delle due medaglie d'oro a Shangai di avere innalzato al cielo due vistose corna in segno di vittoria mentre sarebbe stato meglio se si fosse fatta il segno della croce.

Premesso poi che farsi il segno della croce per molti sportivi in certi contesti è pura scaramanzia e poco c'entra, a nostro parere sia pur ateo-agnostico, con la fede. Ma assolutamente gratuito e menzognero è il riferimento che Toffali fa nell'articolo riguardo agli atei che secondo lui, portano volentieri cornetti in tasca per scacciare malocchio, iella, sfortune e maledizioni. Non sappiamo quali atei Gianni Toffali frequenti. Di certo, noi dell'UAAR, abbiamo tenuto a mantenere nel "NOME" la specificazione che oltre ad atei ed agnostici siamo anche razionalisti, e da sempre denunciamo il carattere superstizioso ancora presente in molte fasce della popolazione, che sovente le religioni, cristiana compresa, non aiutano certo a contrastare.

Insomma, Toffali, stavolta ha proprio sbagliato bersaglio. Gli suggeriamo, per quanto riguarda magie, malocchi, amuleti e compagnia cantante di rivolgersi al noto esorcista padre Amorth, che ne sa, e ne pratica, molto più di noi. Come atei abbiamo una miriade di difetti; ma siamo abbastanza adulti da non credere alle favole.

Padova 11/08/2011

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Il bello della “diretta”

Abbiamo appreso che domenica scorsa un parroco, don Giuseppe Cassandro, della chiesa di sant'Ambrogio di Pionca, ha annunciato ai fedeli dal pulpito liturgico le sue dimissioni, per i suoi contrasti con il sindaco a proposito di una faccenda legata all'acquisto da parte del Comune dell'asilo parrocchiale da ristrutturare, che però non avrebbe coperto per l'intero pattuito la spesa necessaria alla ristrutturazione esponendo la parrocchia ad un prestito ponte di circa 600.000 euro. Storie di presunte promesse non mantenute, di asili parrocchiali formalmente comunali, di interessi privati in contrasto con gli interessi pubblici.

Sulla cosiddetta sussidarietà una nostra idea ce l'abbiamo. Per una trattazione esaustiva sull'argomento rinviamo all'articolo del nostro segretario nazionale Raffaele Carcano “Tutti pazzi per la sussidarietà” pubblicato nel sito nazionale UAAR.it. Il volontariato, se volontariato è, non dovrebbe pretendere nulla dallo Stato, altrimenti non si capisce perché le istituzioni pubbliche non dovrebbero con i propri mezzi sopperire ai bisogni delle fasce cosiddette deboli. E, come si dice talvolta, lo Stato non è in grado di far fronte a quei bisogni e allora si affida alla buona volontà di tanti enti caritativi ed associazioni che si occupano del sociale, quantomeno sarebbe il minimo pretendere la “pari opportunità” per tutti i soggetti in campo senza la solita corsia preferenziale alle chiese e, segnatamente, a quella cattolica. Vinca, come negli appalti, il più capace, il più affidabile, il meno oneroso per la collettività e sopratutto quello che rispetta meglio la pluralità delle visioni religiose e delle concezioni atee delle famiglie italiane; perché chi non è cattolico deve affidare l'educazione dei suoi figli a chi ha per scopo l'educazione religiosa cattolica dei bambini?

Dopo il merito della questione, entrando sulle modalità, ci lascia perplessi la scelta di don Cassandro, che, peraltro a casa sua può fare quello che vuole. Ma considerare una celebrazione liturgica, che nonostante siamo atei ci pare di ricordare è “il memoriale della morte e resurrezione di Cristo”, alla stregua di un reality show, per fare annunci ad effetto, ci è sembrato un po' sopra le righe. Con un risvolto finanche comico: le dimissioni da parroco a causa dei contrasti con il sindaco assomigliano troppo alla separazione dalla moglie perché si è litigato con il superiore al lavoro! Ma questo è il bello della... diretta. In quest'Italia in cui nessuno vuole lasciare la propria “poltrona” ben vengano anche le dimissioni di un parroco accalorato. Anche se, potendo scegliere, preferiremmo che gli ecclesiastici lo facessero quando sono anche solo sfiorati da accuse gravi come quelle legate alla pedofilia e non pretendessero coperture da quella Chiesa che per troppo tempo ha pensato che nascondendo la polvere sotto il tappeto la casa potesse rimanere pulita.

Padova 04/08/2011

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Libertà di espressione

Abbiamo avuto segnalazione da parte di un automobilista di alcuni cartelloni, che sembra campeggino da diverse settimane nelle strade della Padana inferiore e nella Romea verso Chioggia, che raffigura la Madonna con Gesù bambino in versione pro-life. La curiosità ha prevalso e siamo andati a verificare. Ne abbiamo rintracciato uno tra Este e Montagnana all'altezza di Megliadino San Fidenzio. Davvero stupefacente. Lo slogan è il seguente: “500 figli nostri non indosseranno queste scarpette nemmeno oggi”. Le scarpette si trovano metà sopra un prato verde su cui campeggia la scritta “Sì alla vita”, un'altra parte si trova sopra un terreno arido, sovrastato da un “No all'aborto”. In calce in numero verde Sos Vita. L'iniziativa è a firma Movimento Giovani Regina dell'Amore. Presumiamo uno dei tanti rivoli del Movimento per la Vita, sapete quello che in maniera un po' invasiva, per usare un eufemismo, entra negli ospedali per protestare contro le pratiche abortive, senza il minimo rispetto per le donne che, con sofferenza, scelgono la strada irta e difficile dell'interruzione di gravidanza. E in Italia ci è andata di lusso finora. Negli USA alcuni aderenti ai movimenti Pro-Life ammazzano medici, minacciano pazienti per... difendere la vita!

Ma torniamo al nostro cartellone mariano. W la libertà d'espressione, per quanto l'abbiamo trovato pacchiano e di cattivo gusto. Immaginiamo che la Madonna dovrebbe stare dalla parte delle donne che soffrono. Quando qualche mese fa nella diocesi di Recife in Brasile una bambina di soli 9 anni fu fatta abortire dopo che si è scoperto avere una gravidanza a seguito delle violenze sessuali a cui l'aveva sottoposta il patrigno, il vescovo locale, card. Sobrinho, scomunicò tutti, medici, familiari, bambina compresa (dimenticandosi di scomunicare lo stupratore) perché “l'aborto è un crimine più grave dello stupro”. Storia vecchia ma in linea con la tradizione ecclesiastica. Anche sant'Agostino riteneva che stupro ed incesto fossero “meno gravi” di masturbazione e omosessualità. Ci piace pensare, riguardo al fatto brasiliano, che la Madonna forse starebbe con la bambina e non il troppo zelante e cinico successore degli apostoli.

Ribadiamo, nulla quaestio. Il Movimento Giovani Regina dell'Amore usi i suoi soldi come meglio crede. Ci preme però far notare che quando abbiamo come UAAR, con un'idea partita da Padova, fatto un contratto con l'agenzia che aveva in appalto la pubblicità degli autobus cittadini per far circolare per una settimana a Genova un autobus tutto coperto da un cielo azzurro con nuvolette bianche e la scritta, sul retro e sui fianchi; “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”, esponenti della gerarchia cattolica fecero scoppiare un putiferio, con una campagna che determinò, oltre che una insperata visibilità, la disdetta del contratto da parte dell'agenzia pubblicitaria. E quando un circolo UAAR di un'altra regione, in autostrada volle mettere uno striscione con la scritta “Le religioni dividono. L'ateismo unisce”, il vescovo di quella città chiese alle autorità locali che fosse rimosso.

Noi non faremo nessuna campagna contro i cartelloni Pro-Life, la nostra laicità ci impone il rispetto dell'altrui pensiero. Ma non possiamo accettare che ancora una volta in questo Paese le opinioni dei credenti, meglio se cattolici apostolici romani, debbano, per qualche arcana ragione, avere più legittimità rispetto a quelle dei non credenti. E che il “vilipendio della religione” possa essere considerato più grave dell'abuso della “credulità popolare”.

Padova 27/07/2011

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Il sindaco e il “buon senso”

L'ordinanza del prefetto di Padova datata 4 luglio 2011 ha suscitato qualche malumore rispetto alla blindatura di alcune piazze del Listón e il rispetto del diritto costituzionale alla libertà di espressione. Il provvedimento distingue tra manifestazioni “statiche” e “dinamiche” e per quelle statiche contempla limitazioni per numero di partecipanti. Quanto a Piazza Erbe, Frutti e dei Signori, si legge che le iniziative di carattere politico verranno limitate a determinati orari e giorni e i cortei limitati alla sola zona viaria. L'ordinanza va nella direzione della salvaguardia della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica ed anche in quella di permettere la libera circolazione del tram. Non siamo, in linea di principio, contrari a che le nostre piazze vengano tutelate come bene della collettività. Facciamo però osservare che in linea di massima le manifestazioni e i cortei “dinamici” più di routine hanno carattere eminentemente religioso, festa del Santo docet. Siccome nel documento prefettizio si parla genericamente di manifestazioni “politiche” c'è da credere che i cortei religiosi sfuggano a questa categoria. Almeno sulla carta. Perché chiediamo: il Family Day, organizzato dalla Chiesa Cattolica con preti e suore al seguito, era o no una manifestazione politica? Insomma, ci sembra, ancora una volta che in questo Paese ogni occasione è buona per ricordare che ci sono cittadini di serie A – i credenti cattolici e i loro mentori – e cittadini di serie B – tutti gli altri, segnatamente i laici e non credenti.

Poi è arrivata la parola risolutiva del sindaco Zanonato a rassicurare tutti. L'ordinanza del Prefetto era “un atto dovuto” ma non cambia nulla. Per quanto riguarda permessi e diritto di manifestare, ci si regolerà come sempre. E qui si conia una nuova categoria nell'ordinamento giuridico: il “buon senso”. Che ci ricorda troppo da vicino quello che viene, ancora, chiamato il “comune senso del pudore” che nessuno ha mai capito chi lo stabilisca.

In uno Stato a sovranità limitata come VaticanItalia, anche una parola innocente come “buon senso” rischia di essere pericolosamente ambigua. Uno Stato autenticamente laico dovrebbe avere regole certe, restrittive od estensive, erga omnes. Ma dopo l'approvazione alla Camera della legge sulla tortura di Stato, altrimenti chiamata Calabrò, siamo ancora uno Stato laico?

Padova 16/07/2011

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And no religion too?

Alcune ricerche sui media indicano che i programmi di cronaca nera sono quelli più visti dagli italiani. Sarebbe già per noi questa una ragione sufficiente per non occuparcene. Se lo facciamo questa volta, malvolentieri, in primo luogo perché il fatto truculento riguarda la nostra città e in secondo luogo per la circostanza che più che il fatto in sé – la morte di una giovane mamma scannata dal marito geloso, le dichiarazioni allucinanti di un mediatore culturale sulla lapidazione poi ritrattate su cui stendiamo un velo pietoso, pensando in particolare alla vittima e alle vittime 'collaterali', la figlia di 6 anni di Fatima Chabani - ci preme sviluppare delle riflessioni che sgorgano spontanee.

Sappiamo già a quello a cui state pensando: la solita litania contro le religioni. Sì, ma non solo. Crediamo di essere intellettualmente onesti nel considerare come una storiaccia come questa, o come quella di due genitori musulmani che circoncidono un bambino in casa mettendo a repentaglio la sua vita di cui abbiamo parlato in un editoriale precedente, se riguarda immigrati presenti nel nostro Paese non ci spinge a speculazioni di sorta. Nella 'civilissima' Italia, un giovane 'normale' può, come è successo pochi giorni fa, uccidere a coltellate un caro amico, e violentare e soffocare la sua ex fidanzata senza un apparente 'perché'. La carrellata degli orrori, basta leggere i quotidiani che con gusto quasi maniacale vi ci soffermano, non è esclusiva di alcune etnie o classi sociali. Ma, chissà perché – lo diciamo con ironia amara – dove la provenienza culturale collima con un forte influsso della religione, la violenza è quasi 'naturale' e facilitata. Il virus incubato dalla religione si chiama patriarcato e cioè misoginia, prepotenza maschile in famiglia e in società. Le religioni monoteistiche, in particolare la triade Ebraismo-Cristianesimo-Islam, in questo realizzano un “ecumenismo” insperato: il disprezzo per la donna, la sua inferiorità rispetto all'uomo, la sua subalternità nella scala sociale è sancito dalle Scritture, dove stupro, incesto, lapidazione per la donna infedele, poligamia in un'unica direzione – sempre a favore dell'uomo – è consuetudine a meno di improbabili arrampicate sugli specchi.

Lo Stato laico, per sua stessa natura, è tollerante e “relativista” riguardo alle scelte etiche dei singoli. Ma, come ha spiegato efficacemente in un articolo sull'Ateo n. 3/2004 Valerio Pocar uno dei nostri presidenti onorari, lo Stato laico se è neutrale rispetto alle opinioni dei singoli, che possono decidere se essere integralisti o tolleranti nella loro vita privata, non può esserlo riguardo ai comportamenti che, come quelli integralisti, possono mettere a repentaglio le regole costituzionali su cui si fonda la libertà collettiva.

Ecco perché le nostre riserve sulla religione, sulle religioni in generale, in particolare riguardo a quelle come quella cristiano-cattolica o musulmana che pretendono di sancire per tutti convinzioni che appartengono alle opinioni di alcuni, non devono essere scambiate per disprezzo contro le singole persone. E in ogni caso, nessuna violenza, in nome di alcun dio, può essere mai tollerata. Ma temiamo bisognerà ancora aspettare che il mondo si liberi dalle sue paure perché la profezia lennoniana del 'and no religion too' si avveri.

Da parte nostra se pure crediamo che ci sia del vero nell'espressione homo homini lupus, riteniamo altresì come atei ed agnostici che extra hominem nulla salus, l'unica salvezza possibile per l'uomo può venire dall'uomo e dall'esercizio prudente e saggio della sua facoltà più nobile: la Ragione.

Padova 01/07/2011

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Visti da fuori

Nel corso dei consueti banchetti che come Circolo siamo soliti fare nel periodo estivo, ospiti di associazioni, partiti o istituzioni – gli inviti per fortuna non mancano, talvolta però pesano anche gli “inviti mancati”, ma non ci teniamo a essere simpatici a tutti – ci è capitato più di una volta di imbatterci in persone che più di altre esprimono sorpresa nell'incontrarci.

In particolare ci vengono in mente tre incontri. Il primo con un ragazzo italiano “cervello in fuga”in Belgio, Paese di comprovata laicità, che prima di augurarci “buona fortuna” ha sottolineato come nella realtà che lo ospita, pure in preda a mille problemi – da molti mesi manca un governo che metta d'accordo le due enclave – con una tradizione cattolica consolidata, la Chiesa è molto sensibile alle pressioni dell'opinione pubblica, con riferimento espresso alla torbida vicenda degli abusi sessuali di matrice ecclesiastica, con vescovi e sacerdoti sotto inchiesta, costretti quanto meno alle dimissioni.

Il secondo incontro è stato con una ragazza spagnola, talmente meravigliata che “nel Paese che ospita il Vaticano” possa militare un'associazione atea che ha voluto a tutti i costi immortalarci a mo' di souvenir. Ci raccontava poi che in Spagna, dove pure c'è una gerarchia cattolica molto forte che tenta in ogni modo di contrastare il governo di Zapatero, benché quest'ultimo sia un po' in affanno, è sicura che i “diritti civili conquistati” non verranno messi in discussione da alcun successore, neanche il più conservatore.

Il terzo incontro è avvenuto con un attempato e simpatico signore originario di un Paese arabo-mediterraneo, da tempo residente in Italia, il quale avvicinatosi al nostro banchetto ha detto con un certo orgoglio: “Sono arabo ma anche ateo” e “sono felice di poterlo dire qui perché altrove rischierei la pelle”. Ci ha poi spiegato come, nel suo Paese di origine, se è consentito essere più o meno “laici” e cioè più o meno devoti rispetto al culto e alle pratiche religiose, essere atei è ancora un tabù. Perfino qualcuno di noi, caduto nella trappola arabo = musulmano, ha avuto modo di meravigliarsi della sua meraviglia.

Riflessione, amara, a tergo. Rispetto a Belgio e Spagna ci siamo sentiti in un altro...pianeta. Quanto al Maghreb, sembra più vicino che mai; anche da noi essere dichiaratamente atei – fatto per lo più tollerato se circoscritto alla sfera privata – è ancora un tabù.

Motivo in più perché l'UAAR continui a esistere.

Padova 26/06/2011

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Padova città del Santo? Sì, no, forse

L'annuale sacra kermesse delle celebrazioni antoniane di giugno con annessi e connessi si è conclusa con il consueto bagno di folla. Ancora l'anno scorso ci eravamo espressi riguardo al cosiddetto 'culto delle reliquie' attraverso una lettera inviata al Mattino, suscitando la reazione indignata di un lettore al quale abbiamo, o meglio avremmo voluto, controreplicare. Trovate tutto su questo sito nella sezione Contributi. Questa volta abbiamo preferito glissare. Conosciamo la posizione di quanti, pur riconoscendo qualche eccesso devozionale alla festa del Santo che la assimilerebbe più a folklore che ad opera di culto, sostengono che le celebrazioni sono occasioni per richiamare turismo a Padova. Certo, ma allora se il problema ruota tutto attorno al fattore pecunia, la festa in onore a sant'Antonio non sarebbe molto diversa da una qualsiasi sagra della salsiccia o di un concerto della popstar di turno. Quello su cui cerchiamo di porre all'attenzione, e ci auguriamo che questo non dispiaccia ai credenti più sinceri, è il discorso sulla qualità dell'evento più che sulla quantità di incassi e/o prenotazioni.

E negli stessi giorni in cui a Padova si concludevano le celebrazioni, in una chiesa della California veniva trafugata – come per la 'lingua' qualche anno addietro – una preziosa reliquia del Santo che ha gettato nello sgomento la comunità dei devoti. Il rettore della Basilica del Santo di Padova ha voluto, con una nota alla stampa, lanciare un appello perché se il gesto è stato compiuto a fini estortivo-criminali stavolta non venga chiesto alcun riscatto senza escludere che possa trattarsi del gesto di uno squilibrato. Ci verrebbe da optare per la seconda possibilità. Se fosse verosimile un furto su commissione finalizzato alla richiesta di un riscatto dovremmo poi considerare l'eventualità che altri 'squilibrati' potrebbero essere disposti a pagare una somma per reimpossessarsi del feticcio dai magici poteri, all'alba del terzo millennio.

Nulla di personale, davvero, con sant'Antonio da Padova, che pure è un santo che ci piace – provate a leggere i suoi sermoni contro l'opulenza degli ecclesiastici: chissà oggi cosa direbbe – ma continueremo, come atei e agnostici, a preferire che Padova non sia considerata solo la città del Santo; questa è anche la città di Galileo, insigne scienziato che traghettò il Seicento nella modernità, di Pomponio de Algerio, giovane studente messo al rogo dall'Inquisizione per le sue convinzioni che non volle mai abiurare e di cui una targa al Bo ne ricorda il sacrificio e molti altri che troviamo nel mausoleo di Prato della Valle.

Allora...W il Santo, ma viva anche tutti gli uomini liberi che, in nome della scienza e delle proprie idee filosofiche, hanno onorato questa città rendendo un po' migliore il mondo.

PD 21/06/2011

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Dalla parte dei bambini

C'è chi ancora non ci conosce, o non ci conosce abbastanza bene. Chi pensa agli atei e agli agnostici spesso immagina che pratichiamo una sorta di religione “capovolta” oppure che militiamo in una vera e propria anti-chiesa. Rassicuriamo tutti. Non esiste una “dottrina ufficiale” dell'ateismo o un Manifesto dell'agnosticismo. Il nostro segretario nazionale Raffaele Carcano ama ripetere che esistono tanti ateismi e tanti agnosticismi quanti sono gli atei e gli agnostici. E a legare gli uni e gli altri solo l'attributo “razionalisti” declina meglio il nostro tipo di non credenza. Il senso dell'UAAR in Italia è unicamente quello di chiedere che atei e agnostici non siano discriminati come cittadini rispetto ai credenti. Davvero tutto qua. Se ci fosse una legislazione che favorisse gli atei rispetto a chi pratica una religione, saremmo i primi ad essere in disaccordo. Aborriamo l'ateismo “di Stato” almeno come la religione “di Stato”.

Ma facciamo finta per un attimo di essere quello che non siamo, accettando la caricatura, sovente in malafede, che spesso ci fa chi vuole denigrarci. Nonostante il nostro fondamentalismo, il nostro invasamento, l'anticlericalismo e il laicismo viscerale che ci viene rimproverato, chiediamo: avete mai sentito di atei che fanno la guerra agli agnostici in qualche parte di mondo? O di un ateo iper-razionalista che sgozza il proprio figlio perché non vive più secondo la retta ragione? O di un pedofilo membro dell'UAAR dei cui crimini si chiede la segretezza?

Si tratta di una provocazione, certo. Ma è di questi giorni la notizia, data dal Gazzettino, di un bambino di pochi mesi che nel padovano ha rischiato di morire perché i suoi genitori, musulmani osservanti, gli avevano praticato la circoncisione in casa. Ebbene, nonostante la nostra miscredenza, possiamo ben dire che come atei e agnostici forse abbiamo il senso del “sacro”. Questa sfera riguarda non certo l'empireo ma i bambini, la loro integrità psicologica e morale oltre che fisica. Per questi motivi esprimiamo seri dubbi sull'opportunità di insegnare la religione ai bambini, di sottoporli a rituali più o meno magici in base alle convinzioni dei genitori. Siamo fermamente convinti che le religioni siano diseducative per lo sviluppo di personalità critiche e libere e quanto ai riti imposti, ci fermiamo volentieri alle...vaccinazioni obbligatorie.

I bambini non dovrebbero essere né cristiani né musulmani (ma neanche atei, non insegniamo ai nostri figli a non credere in Dio!) come non dovrebbero essere liberali o comunisti. Bisognerebbe insegnare loro a capire e a ragionare non a credere e ad obbedire ciecamente. E le nostre ossessioni e le nostre superstizioni non trasferiamole a loro. Se da grandi vorranno battezzarsi o circoncidersi avranno il tempo e la libertà di farlo. Tutto qui. Bisogna essere atei per capirlo?

PD 12/06/2011

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11 Giugno. L’importanza di esserci

Anche quest’anno motivo di soddisfazione è per il nostro circolo essersi confermato per numero di iscritti tra i primi a livello nazionale. In ragione del raggiungimento di questo obiettivo, abbiamo pensato di arricchire la tradizionale assemblea annuale dei soci, in programma l’11 giugno prossimo, dando ad essa un carattere più festaiolo del solito: la festa del socio, appunto.

Così, questo importante appuntamento, occasione unica per gli iscritti di esprimere con il voto il senso di partecipazione ad un’associazione in continua crescita, si svolgerà con un'appendice culinaria inedita, una cena magrebina preparata da un vero e proprio maestro della cucina mediterranea (potete sin da subito dare la vostra conferma di partecipazione telefonando al circolo al num. 3772106765). L’impronta conviviale della giornata non deve oscurare l’importanza dell'assemblea. I soci quest’anno oltre ad eleggere il nuovo coordinatore e il nuovo cassiere di circolo, saranno chiamati anche ad esprimere un attivo con più componenti, organismo di direzione collegiale la cui istituzione è stata deliberata nell’ultimo Congresso nazionale, con il quale si intende articolare, per aree di interesse, il lavoro dei soci attivi. In soldoni, ciò significa maggiore democraticità nelle decisioni, migliore coordinamento nelle scelte di indirizzo per l’efficacia delle nostre iniziative e, ci auguriamo fortemente, la possibilità di vedere accresciuta la partecipazione, con energie nuove che portano avanti nuove proposte.

Insomma, come soci attivi, non ci basta più una “delega in bianco” da parte degli iscritti. Sappiamo che per molti di loro è impossibile partecipare con continuità alla vita del circolo (ma non sanno cosa si perdono.... in fondo ci si diverte anche...). Ci permettiamo di ricordare a tutti gli altri che anche una collaborazione saltuaria, ad “eventum”, ci sgraverebbe di qualche onere. Il Darwin Day, le serate a tema in sede, il Cinema (quest’anno è partita la prima rassegna con un ottimo riscontro di pubblico), i banchetti (in questi giorni siamo alla festa ASU in golena san Massimo), lo sbattezzo, le conferenze pubbliche, la campagna occhiopermille, l'aggiornamento del sito web, ecc. sono tutti appuntamenti che vorremmo mantenere e magari incrementare. Ma dipende anche dal sostegno che ci viene dal "capitale umano”. Perché, diciamola tutta, siamo un' associazione di promozione sociale riconosciuta ma non ci occupiamo esattamente di lotta al cancro e di infanzia abbandonata, incassando consensi trasversali e aiuti in tutti i canali. Siamo fastidiosi, anti-estetici, denunciamo cose che politici e chiese non vogliono sentirsi dire, e non è mai facile trovare spazi e possibilità di intervento. Continuare a sperare che questo possa essere un paese laico, quindi democratico, dipende anche da te. Se vuoi darci una mano. Non possiamo fare festa l’11 giugno senza…il protagonista.

PD 30/05/2011

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L’ossessione del crocifisso

Ce n’eravamo fatti una ragione. La sentenza della Corte di Strasburgo sul crocifisso, pensavamo mettesse fine ad una lunga querelle, che aveva visto un piccolo Davide ovvero una famiglia di nostri soci, contro il “Golia” Vaticano, governo Italiano, e altri Paesi – che in verità non brillano per tolleranza riguardo alle minoranze -.

Stavolta però Golia ha vinto. Con la sensazione, singolare, che alla fine a “difendere” il crocifisso siano stati gli atei-agnostici. Non sembri un paradosso. Abbiamo sempre pensato che essendo un simbolo religioso, dovesse stare nelle chiese non nelle aule scolastiche di uno stato laico, quindi pluralista. Sono gli altri che hanno voluto fare del crocifisso una simbolo politico ed identitario, confondendo Dio con Cesare. Nelle ultime settimane si sono visti in Veneto presidenti di Regione, assessori regionali e provinciali, indossare i panni dei “crociati”. Si sono anche presi la briga di spendere soldi pubblici per acquistare crocifissi artigianali da regalare ai presidi. Un’operazione propagandistica che ha visto, giustamente, l’indignazione dei credenti “veri”, che non ci stanno a vedere un simbolo che amano buttato nell’agone delle campagne elettorali.

Per quanto ci riguarda, continueremo a dire che quel simbolo non ci rappresenta, e al contempo invitiamo certi politici -politicanti a fare meno professioni di fariseismo e ad occuparsi dei problemi veri della collettività.

PD 21/05/2011

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Il Papa e i Pink Floyd

Non appaia troppo ardito l'accostamento. La recente visita di Benedetto XVI ad Aquileia e Venezia, in pompa magna, ha suscitato vivaci proteste da parte dei “Cristiani di base” che hanno poi deciso di non partecipare alla messa per i costi eccessivi dell'evento usando proprio l'espressione “trattato come una rockstar”.

Ci pare di ricordare che qualche anno fa, delle rockstar vennero proprio a Venezia, i Pink Floyd, ed anche allora fu evento con una marea di appassionati venuti da tutta Italia. Allora forse non furono stanziati 380 mila euro al valore attuale e in lire per la sicurezza, né predisposti quasi mille agenti tra cui 30 sommozzatori, agenti in borghese, cecchini sui tetti, sigillati i tombini. Non furono donate a David Gilmour & Co. automobili a spese del Comune, come è stato fatto con la papamobile da 25 mila euro che Venezia ha voluto regalare al Vaticano, uno dei primi tre broker mondiali in fatto di turismo. Non ci risulta che coloro che arrivarono avessero sconti sulla Ztl, né che il biglietto venisse ridotto e ripartito sulla fiscalità generale. Né ancora che le spese per il concerto fossero attinte dal fondo della Protezione Civile per le grandi calamità (un modo diverso per dire “grandi eventi”?) come si fa sempre più spesso per le visite del papa, i congressi eucaristici ecc.

A scanso di equivoci: non abbiamo nulla in contrario che un capo di Stato straniero - sia pur di uno Stato molto particolare in cui una religione si “fa” Stato e uno degli ultimi monarchi assoluti dell'Occidente che assomma a sé tutti i poteri e dove è bandita la democrazia – venga a visitare le città italiane. Ma in tempi di ristrettezze per gli Enti Locali costretti a tagliare servizi essenziali per i cittadini, palchi milionari, menù principeschi e altre amenità, ci sembrano un tantino inopportune. Per questo a Mestre c'eravamo anche noi come UAAR. Per tutta la settimana precedente la visita di Ratzinger, abbiamo inaugurato la “settimana della laicità”. E il 30 aprile scorso, i Circoli del Friuli e del Veneto hanno simbolicamente “occupato” piazza Ferretto tutto il giorno con i loro 8 gazebo, ognuno improntato su tematiche quali 8 per mille e spese confessionali, assistenza morale laica negli ospedali, testamento biologico, ecc. per ricordare che c'è un’Italia “altra”, dialogante, interessata a diritti civili, che non ama i “monologhi”. E durante la kermesse papale, un po' defilati, c'eravamo ancora a raccogliere le firme per chiedere che il Comune di Venezia rendesse noti i costi “pubblici” di questa visita, funambolica, ricca di effetti speciali ma che tradisce la crisi profonda di una istituzione che, secondo una recente indagine, in base al numero di vocazioni e fedeli effettivamente praticanti e osservanti, è in profondo declino.

E consentiteci, dovendo scegliere, tra Benedetto XVI e i Pink Floyd, optiamo per Gilmour & Co.

PD 14/05/2011

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