EDITORIALI
Per chi suona la campana?
Scomodiamo Hemingway, anche se dubitiamo che il grande scrittore americano avrebbe speso mezza riga per vicende come questa. Ci riferiamo agli strali del parroco di Carpenedo, nel veneziano, don Gianni Antoniazzi, che se l'è presa un po' con tutti, per la storia dell'inquinamento acustico da suono (molesto) delle campane, e che già nel recente passato ha determinato sanzioni pecunarie da 1.282 euro inflitte alle parrocchie di San Pietro Orseolo e San Giuseppe, sempre nel veneziano, per il superamento dei limiti acustici.
Tutta colpa dell'UAAR, ha tuonato don Gianni, segnatamente quei “30-35 iscritti all'Unione Atei e Agnostici di Mestre”. E poi non sono mancati gli improperi contro i suoi parrocchiani che supinamente non hanno mosso un dito per protestare con il Comune. Povero don Gianni! Finiti i tempi in cui gli “eretici” venivano prelevati dalle loro case, magari processati e arrostiti. Preoccupato, come ha scritto, del fatto che i cristiani rinuncino ai loro “segni di identità e cultura” così fortemente radicati nel territorio. Meglio andarci piano, caro don Gianni. Questo ritrito discorso sulla cosiddetta “identità” porta dritti dritti a Breivik, (quello che ha ammazzato 77 giovani, autoproclamatosi “salvatore del Cristianesimo” in Norvegia, contro il multiculturalismo, marxismo e islam). Altra brutta notizia, per il nostro zelante parroco, è che più che i “fanatici, fondamentalisti, pagliacci, gentaglia ottusa ecc.” (questi alcuni dei commenti sul sito del Gazzettino da parte di esponenti della religione dell'amore, come ha scritto efficacemente un nostro socio) dell'UAAR, a far intervenire l'Arpav sono stati gli esposti del “popolo degli spritz” e, a detta dell'assessore veneziano Bettin, da parte di “persone che si professano cattolici”.
Siamo in uno strano Paese in cui ci si scandalizza se qualcuno si muove per far rispettare la legge. E nessuno invochi “le tradizioni” per legittimare il superamento delle soglie del rumore. Che, a dirla tutto, a proposito di tradizioni, l'odio per le campane non è esattamente una specialità dei miscredenti. Qualcuno ricorda la storia della campana Piagnona, posta oggi nel chiostro di S. Antonino del Museo san Marco di Firenze? Piagnoni erano chiamati i seguaci di Savonarola, il religioso scomunicato e messo al rogo da papa Alessandro VI Borgia. La campana fu “messa sotto processo” e ridotta al silenzio, "accusata" di avere allertato con il suo suono il popolo fiorentino il 5 aprile 1498 e radunarlo per scongiurare l'arresto di fra Gerolamo, ma che non bastò a salvarlo.
Fanatismo e religione. Un binomio, troppe volte, perfetto. Con buona pace dei tanti professionisti dell'insulto anti-UAAR.
Padova 03/05/2012
Benvenuti alla Crociata!
Mentre scriviamo queste pagine (oggi è il 15 aprile) ci è stato segnalato che si sta svolgendo proprio qui a Padova una... Crociata! E scriviamo giusto a cose fatte, quando questo editoriale andrà in pubblicazione, giusto per non sponsorizzarla. Ma non erano finite le Crociate? Beh, quelle che andavano a “liberare il Santo Sepolcro” dagli Infedeli (magari scorrazzando e ammazzando tra ruberie e violenze di ogni genere gente innocente, cristiana e non, ma per tanti magari sono piccoli dettagli) certamente sono state, fortunatamente, ingoiate dalla storia. Eppure c'è ancora chi è innamorato del termine e non esita ad utilizzarlo per un incontro di preghiera. Parliamo del “One Day Divine National Crusade” (e cioè “Crociata Nazionale Un Giorno Divino”) organizzata dal Charismatic Revival Movement. Durante l'incontro, così recita il volantino, ci sarà “liberazione, guarigione, salvezza e il battesimo dello Spirito Santo”. Incontri come questi molto diffusi in America e in Italia nei gruppi cattolici del Rinnovamento nello Spirito e in quelli evangelici delle Assemblee di Dio. Le scene ricordano il tifo da stadio: la curva sud che invoca Gesù, chi balla, chi “invoca su di sé” lo Spirito Santo (che chissà perché “scende” sempre, dovrà abitare molto in alto). Tra le “star” indiscusse di questo tipo di incontri c'era il noto vescovo africano mons. Milingo, famoso per le sue “preghiere di liberazione dal diavolo” attraverso vere e proprie “esorcismi” collettivi. Un misto di superstizione e psicosi di massa. Milingo che si rivolge direttamente ai diavoli (lo dicono testimoni oculari) “allocati” dentro alle persone (davvero bislacchi questi demoni) attraverso mille malattie e malanni vari. Così c'è il diavolo della tosse, quello del mal di schiena, della gastrite e dell'emicrania. Senza parlare delle malattie più gravi e delle vere e proprie possessioni. C'è gente che continua a credere a queste amenità. Finché le Crociate si limitano a questo... Sconfinati sono i territori della credulità. Però da atei-agnostici, ci chiediamo se qualcuno pensa ancora seriamente che le religioni su questi versanti possano svolgere una qualche funzione sociale oppure non rappresentino una roccaforte che delimita il vuoto e lo smarrimento della coscienza critica degli individui. A meno che non si ritenga che anche gli “oppiacei” abbiano una funzione sociale.Ma su questo dissentiamo.
Padova 18/04/2012
Cronache marziane...
o comunque lunari! Che la dicono lunga su quale sia il sonno della ragione in cui versa un Paese come l'Italia, sterilizzato dal pensiero clerical-bigotto, su cui ben ha detto il compianto Antonio Tabucchi quando scrivendo al Presidente della Repubblica denunciava "il piccolo Paese extracomunitario (il Vaticano n.d.r)" che parassitariamente vive sulle spalle della nazione condizionandone le polititiche, retaggio di un passato fatto di crimini ed abusi fondati sulla menzogna di una donazione costantiniana mai avvenuta.
Di cosa parliamo? Di due vicende emblematiche. La prima riguardante la mancata benedizione dei parroci della rotonda della Crosara Carraro, nella cittadina di Vo', nei colli euganei, incriminata perché nel mezzo ci stanno elementi architettonici che richiamano il tempio di Dioniso ovvero Bacco. Gli zelanti parroci hanno motivato al sindaco la mancata benedizione dell'opera (che è davvero una benedizione in sé, visto che mette in sicurezza un incrocio pericoloso) proprio a cagione di questo riferimento "pagano" che suonerebbe blasfemo. Non c'è che dire, sono finiti i tempi in cui gli "amministratori in servizio", meglio se funzionari imperiali o imperatori medesimi, distruggevano i templi pagani, dopo averli depredati, per fare posto alle chiese cristiane! Quanto a "paganesimo" e "blasfemia", certo devozionismo popolare fatto di culto di reliquie, penitenze e rituali più o meno magici non ha certo da ergersi a modello di spiritualità rispetto ai vituperati vecchi riti greco-romani (che almeno avevano il pregio del copyright).
Seconda vicenda, la polemica sorta al Liceo classico e linguistico "Montale" di S. Donà di Piave, dove il consiglio di istituto ha impunemente approvato a maggioranza la richiesta di installare un distributore di profilattici (ma anche di assorbenti) nei bagni della scuola. Un dibattito rovente e, consentiteci, inutile, in un Paese che è agli ultimi posti in Occidente per educazione sessuale. Non a caso è lo stesso Paese che ospita un pontefice che può permettersi di dire che il profilattico è veicolo di AIDS!
Consentiteci di dire, ancora una volta, che l'Italia soffre di un grosso deficit di laicità. E che l'UAAR esiste in un Paese così, proprio per ricordarlo. Attendiamo sempre con speranza che tu come lettore decida di darci una mano concreta per le nostre battaglie. Guarda in agenda su questa home page le nostre iniziative. Il Circolo di Padova ti aspetta "a braccia aperte". No, cambiamo slogan, questo era dei Beati Costruttori di Pace...
Padova 29/03/2012
Sancta Pecunia
Ha un bel dire don Savino, parroco di Villaguattera, frazione di Rubano, interpellato dai suoi fedeli su quello che la Chiesa Cattolica avrebbe dovuto fare, quanto ad assistenza, nel dopo-terremoto aquilano: “Ci deve pensare lo Stato!”, ha detto, tra lo sconcerto di qualcuno. E in Italia lo Stato, giusto per strafare, pensa abbondantemente anche a quella Chiesa che, in altre occasioni, in nome della sussidarietà, chiede soldi per “supplire” alle carenze dello Stato medesimo.
Ci si sofferma spesso sul marchingegno dell'otto per mille che consente alla Chiesa Cattolica di prendersi una grossa fetta di quote inespresse (per chissà quale arcano principio). Meno conosciuto ai più (ma la campagna oneri dell'UAAR serve anche a squarciare il muro di silenzio sull'argomento) il discorso sugli oneri di urbanizzazione secondaria che gli enti locali, nonostante i conti in rosso, si “dividono” con gli enti religiosi. Di cosa si tratta? Ogni volta che un cittadino si appresta a edificare una struttura o a ristrutturarla, versa al Comune una serie di tasse, tra cui gli oneri per l'urbanizzazione primaria e secondaria. I primi sono legati a quei servizi per il funzionamento della struttura: dall'allacciamento alla rete fognaria a quello alla rete elettrica. Sono invece opere di urbanizzazione secondaria i servizi sociali indispensabili per una comunità: dagli asili nido ai mercati, dalle scuole agli uffici comunali, passando appunto per le chiese e gli edifici di culto. Non si capisce perché questo balzello debba ricadere su quanti non considerano gli edifici di culto “servizio pubblico” in quanto ateo, o di diversa religione. Così, notizia estrapolata dai giornali locali, anche quest’anno il Comune di Cadoneghe ha devoluto una parte degli oneri di urbanizzazione secondaria in favore delle tre parrocchie del territorio, come prevede la legge. In base alle richieste pervenute dai parroci, il Comune ha assegnato 6666 euro a tutte e tre: San Bonaventura li utilizzerà per sostituire le caldaie della canonica e della chiesa, Sant’Antonino per sistemare le luci e le campane, e Sant’Andrea per realizzare il riscaldamento a pavimento in chiesa. Il settimanale L'Espresso ha stimato che la fetta relativa agli oneri di urbanizzazione secondaria di cui fruiscono le diocesi italiane ammonterebbe a 70-80 milioni di euro annui! Poi ci sono sempre i contributi che le amministrazioni devolvono ad hoc con lauta generosità, come i recenti restauri del transetto della Basilica di sant'Antonio da Padova e del campanile della Basilica di santa Maria Assunta a Torcello (un milione di euro per entrambi gli interventi).
La lista, ahinoi, è abbastanza lunga. Qualcuno potrà dire che almeno sull'Ici-Imu le cose stanno cambiando. Siamo molto prudenti. Si veda la polemica sulle scuole paritarie e le giravolte del Governo su esenzione, non esenzione, parziale esenzione. Ma qualcuno può credere davvero che tali scuole siano no profit? O che svolgano un servizio equiparabile alle scuole pubbliche? Intanto, abbiamo avuto segnalazioni che i bambini con “problemi” sono sovente non accettati da codeste scuole. E poi, davvero le esose rette sono insufficienti per la gestione delle scuole? Anche qui si dimentica o si fa finta di dimenticare che le medesime scuole ricevono dagli enti locali lauti contributi a fondo perduto (che si aggiungono alle rette e a tutto il resto), basta dare un'occhiata alle delibere comunali a Padova e provincia.
Sarebbe ora che nelle chiese si cominciasse ad invocare la nuova protettrice: Sancta Pecunia, euro pro nobis!
Padova 10/03/2012
Lo statuto veneto e la civiltà cristiana
La retorica aulica che fa riferimento all'Umanità, alla Patria, alla Religione, che talvolta troviamo nelle lapidi commemorative sparse per la città (come ad esempio quella in via santa Lucia che espressamente fa riferimento al Cristianesimo come “valore”) speravamo potesse rimanere un vetusto e datato genere letterario. Mai avremmo immaginato che il consiglio regionale del Veneto, con voto unanime del 12 gennaio 2012, approvando il nuovo statuto, all'art. 5 comma 5 potesse esprimersi così: “La Regione, ispirandosi ai principi di civiltà cristiana e alle tradizioni di laicità e di libertà di scienza e pensiero...”. No, fermi tutti! Qualcosa non va. Premesso che “l'ispirazione ai principi di civiltà cristiana” come espressione è del tutto assente nel precedente statuto (del 1971) ci sembra che tali principi stridano fortemente con le “tradizioni di laicità e di libertà di scienza e pensiero”. La cosiddetta “civiltà cristiana” quando storicamente si è cercata di affermarla ha perlopiù avuto come portato morte e distruzione. Costantino, Carlo Magno, Clodoveo, Enrico I, Ottone il Grande, giusto per fare qualche nome, sono i sovrani cristianissimi (qualcuno è anche “beato”) che si sono distinti per ignominia, empietà e cinica realpolitik. Che qualcuno possa averli come riferimento ideale, non può che preoccupare. Dovunque abbia trionfato il Cristianesimo di Stato, non c'è stato posto per il libero pensiero. Le tradizioni di laicità attingono piuttosto al Rinascimento e all'Illuminismo tanto vituperati dai rappresentanti della cristianità. E poi è ora di finirla con le improbabili frasi fatte sulle “radici cristiane”. L'Europa e l'Italia hanno radici cristiane almeno quanto radici greco-romane, e le cose migliori dalla nostra storia ci sono venute nonostante e non per merito del Cristianesimo.
Pare che però gli unanimi consiglieri regionali non siano ferratissimi in storia. O forse più semplicemente hanno pensato che ingraziarsi la Chiesa Cattolica, possa portare qualche voto. Deficit di scienza o di coscienza, sempre deficit è.
Padova 20/02/2012
Chi ha paura dell'UAAR
Giovedì 16 febbraio prossimo alle ore 21 alla Sala degli Anziani del Comune di Padova, il segretario nazionale dell'UAAR Raffaele Carcano, presenterà il suo libro “Liberi di non credere”. Ci sembra già di sentire i detrattori: “Eccoli quelli dell'UAAR che se la cantano e se la suonano. Invitano il loro segretario che a sua volta sponsorizza il proprio libro”. In realtà le cose non stanno esattamente così, o meglio, l'idea primigenia non era quella di fare da eco al lavoro di Carcano (che peraltro sta andando benissimo in libreria) ma di mettere il nostro segretario in una più ampia tavola rotonda con esponenti di diversi orientamenti religiosi. Un incontro a cui il nostro circolo aveva lavorato per mesi ma evidentemente la serata non s'aveva da fare. Ci si sarebbe dovuti misurare su temi “sensibili” afferenti alla laicità, alla libertà di coscienza, all'etica.
Fatti salvi i legittimi impedimenti del rabbino capo della comunità ebraica di Padova e del rappresentante di quella islamica vicentina, l'unica disponibilità è venuta dalla pastora valdese patavina. Ma una serata sul dialogo interreligioso non poteva certo scalzare il mondo cattolico così preponderante e pervasivo in un Paese come l'Italia (dove comunque cresce la secolarizzazione e molti tra i credenti si definiscono “non praticanti”). Abbiamo così cercato un contatto con la Curia Vescovile scrivendo almeno tre volte non ricevendo alcuna risposta. Abbiamo poi contattato il referente diocesano per il dialogo ecumenico, anche lui ha declinato l'invito. Si è pensato di chiamare un prete rappresentativo della realtà padovana, che pur dichiarando l'interesse per la serata, ha rinunciato perché il suo sarebbe stato “un punto di vista personale”. Prendiamo atto che un sacerdote, sia pure con alta visibilità per il suo impegno “sociale”, non possa rappresentare il proprio punto di vista senza urtare la sensibilità della Curia il cui silenzio è apparso a molti come un vero e proprio diktat: con l'UAAR non si deve parlare. Per poi riempirsi la bocca, quando si tratta di improbabili “Cortili dei Gentili” (alludiamo al progetto voluto dal papa di un luogo di discussione e di incontro tra credenti e non credenti). Salvo poi mettere nella blacklist di coloro che non potevano farvi parte proprio l'UAAR, unica associazione in Italia che rappresenta gli ateo-agnostici.
Ancora una volta la Chiesa Cattolica sfugge al confronto probabilmente per paura di dovere rendere conto delle molte sue ambiguità su temi delicati. Da parte nostra non ci negheremo mai quando si tratterà di partecipare ad incontri e confronti pubblici dove poter esprimere i nostri punti di vista. L'ateismo mal si concilia con il totalitarismo. Quanti poi pensano di “oscurarci” si rassegnino: siamo caparbi ed appassionati. E molti segnali ci inducono a considerare che l'intolleranza e il fondamentalismo non abbiano futuro perché anche in Paesi come il nostro, sempre di meno sono quelli disposti ad essere gregge e sempre di più quanti vogliono pensare con la propria testa.
Padova 10/02/2012
Mamma, li turchi…
Si diceva nei tempi andati. E i tempi cambiano clamorosamente. L'Europa in ginocchio per la crisi, forse potrebbe sollevarsi con l'ingresso della Turchia (che è un bricolage di laicità, islam fanatico, islam light) che ha un poderoso prodotto lordo e una settantina di milioni di aspiranti acquirenti dei nostri prodotti. Ci permettiamo di divagare ogni tanto e non prendete troppo sul serio le nostre “ricette” politico-economiche, che esulano dal nostro mandato.
Ben altri pericoli si annidano per la nostra vecchia cara Europa, altro che turchi! Almeno, stando a quanto dichiara l'ineffabile vescovo di Padova Mattiazzo, che di recente incontrando la stampa locale nel giorno del santo patrono dei giornalisti (che annovereremo tra i grandi indimenticabili incontri “istituzionali” tra stampa e regi... pardon, stampa e chiesa patavina) ha parlato del grave rischio della secolarizzazione (“tolto Dio non si sta meglio” ipse dixit), vera minaccia per la nostra società.
I segnali “inquietanti” non mancano. Pochi giorni fa, una statistica rilevava, per esempio, che nel comune di Cadoneghe i matrimoni civili anche nel 2011 e per il terzo anno consecutivo, battono quelli religiosi e la parrocchia di sant'Andrea (sempre in Cadoneghe) ha celebrato un solo matrimonio in un anno. Un'immane tragedia, altro che Tsunami! Poi viene il sospetto, che quelle vecchie volpi dei gonnelloni ecclesiastici, si preoccupino solo dell'aspetto più venale che sociologico. Così arriva anche il parroco che come misura “anticrisi” offre in “saldo” 2 messe al costo di 1. Siamo a questi livelli. E tornando ai matrimoni, forse a qualcuno sarà sfiorata l'idea che i matrimoni religiosi sono spesso un salasso, altro che secolarizzazione! Altro saldo? Prendi due matrimoni e ne paghi uno? No, cosa avete capito? Nello stesso condominio naturalmente e si divide la spesa.
Al Mattiazzo esternatore diciamo: se potessi scegliere tra vivere nella scristianizzata e secolarizzata Scandinavia, o nella religiosissima Africa australe, cosa sceglieresti? Ma pensiamo che, anche stavolta, si avvarrà della facoltà di non rispondere...
Padova 26/01/2012
La nostra scommessa
L'anno scorso il Circolo UAAR di Padova si è collocato ai primi posti per numeri di iscritti su scala nazionale. Ed è stato così anche negli anni scorsi. La campagna iscrizioni quest'anno recita “I tuoi diritti non piovono dal cielo” e rende felicemente bene il senso dell'azione che come unica grande associazione ateo-agnostica in Italia ci sforziamo di compiere. Tra luci ed ombre. Il nostro impegno per la laicità non è indolore. Lottiamo contro veri e propri titani che hanno risorse finanziarie molto cospicue e alleati dentro le istituzioni. Ma sappiamo che le nostre battaglie sono necessarie per rendere questo Paese moderno e tollerante. Abbiamo ancora una volta bisogno di voi. Nella misura che riterrete opportuna. Sostenere l'UAAR economicamente può essere il primo passo. Servono però anche militanti per tutte le nostre iniziative. La nostra agenda, come si può vedere in questo sito, è sempre più fitta, lo sforzo (e anche il piacere naturalmente) è grande, ma abbiamo la necessità di confrontarci con nuove intelligenze creative.
Vogliamo scommettere che anche quest'anno il Circolo di Padova si piazzerà tra i primissimi posti per numeri di aderenti. Sarebbe interessante se tutti gli amici che ci seguono in blog o su Facebook, facessero un passo in più e volessero darci concretamente una mano. Quest'anno, poi, vorremo che ciò accadesse per onorare una ricorrenza: il decennale della morte di Martino Rizzotti, fondatore dell'UAAR e stimato ricercatore all'Università di Padova (e proprio a Padova, come si sa, nasce l'UAAR nel 1986). Lo ricorderemo a marzo con una pubblica manifestazione durante la quale interverrà anche il nostro segretario nazionale Raffaele Carcano. Un motivo in più per iscriversi all'UAAR, per continuare nell'impegno a favore della laicità e contro i privilegi delle Chiese e per una società pluralista. Nel solco del sentiero tracciato da Martino. Tutto questo sarà possibile solo con il vostro aiuto. E siamo certi che non mancherà anche nel 2012.
Buon anno laico.
Padova 10/01/2012
Rigore, equità e prebende
Alla fine, se si comincerà a riflettere e a cercare vie d'uscite a fronte della montagna di privilegi, finanziari e non solo, che costituiscono la rendita di posizione di chicchessia, vorrà dire almeno che questa crisi economica non sarà passata invano.
Perfino sulla Chiesa Cattolica Apostolica Romana (CCAR) si sono accesi i riflettori, infrangendo un tabù fino a ieri invalicabile, cominciando a discutere sul significato della sua presenza diffusa, ma anche sulle sue incalcolabili ricchezze e sui suoi costi che possano o no ricadere sulla collettività intera.
La nostra associazione ha di recente avviato una ricerca aperta, resa pubblica sul sito internet icostidellachiesa.it, nella quale l'elenco di finanziamenti e privilegi fiscali di cui gode il cattolicesimo italiano tocca la cifra prudenziale di 6 miliardi di euro l'anno.
Un prezzo che ricade su credenti e non credenti, quando invece le religioni dovrebbero essere sostenute soltanto da chi le professa.
La vicenda Ici/Imu rappresenta in quest'ottica solo una parte marginale del problema e, non esistendo bilanci finanziari pubblici da analizzare, ci accontentiamo di rilevare, nella obbligata replica imbastita in questi giorni dalla curia di Padova e dai suoi rappresentanti nelle Istituzioni civili, qualche novità, la conferma di cose note, e diverse sostanziali omissioni.
Ribadire che le esenzioni sono a norma di legge, che contribuzioni vengono corrisposte da tempo, o ventilare il rischio di danneggiare limpide e disinteressate opere di carità, potrebbe perfino essere formalmente corretto, ma qualche elemento di riflessione, per completezza e decenza, andrebbe aggiunto per informazione alla cittadinanza.
Non possiamo ad esempio prescindere dal volume delle proprietà godute, che fanno della CCAR nelle sue varie articolazioni, uno dei più grossi proprietari immobiliari esistenti, restio a cedere alcunché, anche quando una sua struttura versa in situazioni debitorie, risultando più agevole ricorrere all'aiuto pubblico.
Si tratta poi non solo di verificare se l'imposta viene effettivamente pagata, ma anche se lo è nei termini dovuti e se gli immobili sono correttamente accatastati. Qualche dubbio lo fa sorgere persino il dossier della Difesa del Popolo oggi in edicola...
Arrivando a considerare, magari, che alcune pertinenze, esenti o meno, finiscono noleggiate a canone oneroso ad enti pubblici (sedi scolastiche, spazi di aggregazione), a volte fruendo di migliorie gratuite.
Nella replica diocesana si evidenzia l'importanza delle opere caritative e dei servizi prestati.
Noi, che non siamo per nulla estimatori del nostrano, viziato, principio di sussidiarietà, crediamo che da chiunque vengano svolti (con “sacrosanta” neutralità, però), possano essere riconosciuti e supportati dalle amministrazioni pubbliche. Ma le cui entità andrebbero commisurate, per la realtà di cui stiamo discutendo e per rimanere a Padova, coi 2 milioni 800 mila euro annui provenienti dalla ripartizione dell'8 per mille (fonte: Cei, 2009), che include persino, come noto, l'involontario contributo di cittadini atei e agnostici.
E senza sorvolare sui vari milioni alle scuole private, sui 300 mila euro per l'edilizia di culto, sui contributi all'associazionismo orientato, sui fondi per le parrocchie (500 mila piovuti or ora dalla Regione)... e su tutto il resto. Insomma, in tempi di non evitabili rigore, equità e trasparenza, è ancora più vano prendersela con chi, come la Chiesa, chiede, e giustamente dal suo punto di vista, prebende e facilitazioni, e non con chi le concede senza problemi, distogliendo risorse da investimenti per istruzione, servizi sociali, cultura, ricerca, risanamento del territorio.
Ridiscutere tutto, quindi, finanche rinegoziarlo; ma quando da una parte del tavolo troverà posto qualcuno che potrà essere definito laico non solo perché sprovvisto di talare, casula o porpora.
Padova 26/12/2011
La strana coppia
Non c'è che dire. L'idillio tra il sindaco padovano Zanonato e il vescovo diocesano Mattiazzo continua in un dialogo di amorosi sensi.
A suggello è giunto l'incontro di qualche giorno fa al Centro Altinate, dove giunta e consiglio (e persino il prefetto…) sono stati convocati per un dialogo tra ecclesia e amministrazione cittadina. A dir la verità più che di incontro tra pari è sembrato di assistere ad una lezione impartita dall’episcopo, alla quale qualche politico locale si è detto perfino ansioso di partecipare. E non ne capiamo il motivo, in tutta franchezza. Uomini e donne di fede, inclusi gli amministratori pubblici, hanno la facoltà di ascoltare omelie, e poi di seguirne i dettami, in uno qualsiasi dei luoghi di culto, il cui accesso non ci pare loro precluso. Bastava andare al Duomo, come ha detto qualcuno. Quali inediti princìpi, inesplorate linee-guida, irrinunciabili direttive, si sono schiuse agli occhi, e alle orecchie, di Ruffini e co.? Non avevano chiaro che il rispetto della legalità è un valore assoluto, che le tasse le devono pagare tutti, o che l’acqua è bagnata ed il ghiaccio freddo?
A noi pare che un evento del genere sia la spia di una concezione distorta della democrazia. Nessuna componente sociale può essere accreditata gratuitamente e illimitatamente di uno status di autorità morale, tanto meno nei confronti delle istituzioni civili democraticamente elette. E’ una “patente” che non preclude la strada agli abusi. Visto che in quell’occasione si è parlato della grave crisi economica incipiente, hanno Zanonato e Ruffini chiesto alla Chiesa cattolica locale di fare la sua parte, magari cominciando a pagare l’Ici sulle proprie attività commerciali o rinunciando ai 300.000 euro all’anno per l’edilizia di culto? Un “sindaco di tutti”, in un dialogo alla pari, questo avrebbe potuto fare.
Certe rappresentazioni pubbliche di una contingente alleanza politica, perché di questo si è trattato, ad esclusivo uso mediatico, ripropongono la pochezza del nostro ceto politico. Che neanche si avvede che il contraente più scaltro sa, alla fine, come mantenersi le mani libere, a dispetto dei “doni” che riceve e riceverà.
Padova 17/12/2011
Il decalogo molesto
Se vi capita di passare nel quartiere Montà di Padova, quello che conduce allo stadio Euganeo, non potrete sottrarvi dal notare un grosso display a sfondo nero e caratteri cubitali rossi perennemente acceso, che campeggia (e lampeggia) sopra il portone della parrocchia di Sant'Ignazio di Loyola, una sorta di enclave dello Spirito, dove accanto alla chiesa v'è un consultorio, una canonica, alcuni locali, una sala per l'adorazione eucaristica permanente, finanche una enorme bacheca sorretta da due pali in legno per gli avvisi. E per non farci mancare nulla, a costeggiare il predetto portone sulla destra un enorme foto della madonna di Fatima “pellegrina nelle nostre case” (e speriamo che bussi prima di entrare).
Ma torniamo al nostro funambolico display. Penserete che serva a dare gli orari delle celebrazioni o qualche avviso ai fedeli. Anche questo, in verità. Ma in situazione di “riposo” (si fa per dire, ma la bolletta non dovrebbe essere un problema a quanto pare) intermittenti ricorrono i dieci comandamenti, una vera litania quasi una minaccia permanente. Il povero automobilista in coda è fatalmente sottoposto a questo stalking visivo, accentuato al calar della sera, dai martellanti e minacciosi “Non rubare”, “Onora il padre e la madre”, “Non commettere atti impuri”, “Non uccidere”. Anche il più bel disposto, si sente irreversibilmente “colpevole”. Sarebbe d'uopo una variazione tematica e soprattutto, ci permettiamo, un vero aggiornamento teologico-morale.
Da piccoli, a messa, molti si ricordano il momento liturgico della contrizione, prima delle letture, in cui si fa riferimento ai cosiddetti “peccati di omissione”. Il clero cattolico, e conseguentemente i fedeli, sembrano dimenticare che credere, e fa specie che a dirlo siamo noi atei, dovrebbe essere soprattutto un “fare” più un “non fare”. Vogliamo dire che, mediamente, qualsiasi bravo cittadino non ruba, non uccide, onora i propri genitori (sugli atti impuri permetteteci qualche licenza che riflette il senso del pudore di ciascuno che certo non si stabilisce per legge o con i criteri della bibbia, che di oscenità quanto a costumi è intriso). E un certo Gesù, quello almeno che ci viene presentato dai vangeli, pare che mettesse l'accento molto sui comportamenti “positivi” verso il prossimo, arrivando a dire che su queste “opere” si sarà giudicati. Non vogliamo togliere il mestiere ai ministri del culto. Ma quello propagandato a mezzo spot dal display della chiesa di sant'Ignazio, ci sembra una religione da retroguardia, veterotestamentaria, ruvida e poco suadente. Ma spesso la religione è proprio questa. Lo stesso Gesù, anticlericale per eccellenza, rimproverava a scribi e farisei di caricare gli uomini di pesi insostenibili che loro neanche si sognavano di sfiorare. Bisognerebbe accendere il display che abbiamo nel cuore per riconoscere in ogni uomo un nostro simile e nel rispetto di ciascuno la regola universale di convivenza. E non ci serve un dio per questo. Né molesti giochi di luce.
Padova 03/12/2011
Nel segno di Z...
No, niente Zorro, stavolta. “Z” come Zaia, il presidente della Regione Veneto (ma finiamola di chiamarli “governatori”, il Veneto non è l'Arkansas!), che ha colpito ancora. In nome della sussidarietà, naturalmente.
Intervenuto a Roncade alla II Conferenza sulla scuola libera e paritaria (come a dire che la scuola “pubblica” è meno “libera”?), manifestazione alla quale hanno partecipato vescovi, prelati, operatori, famiglie e studenti della articolata rete di scuole cattoliche del Veneto e numerosi esponenti del mondo politico e amministrativo.
A nome della CEI è intervenuto il segretario generale Mons. Mariano Crociata, presenza quantomai azzeccata, visto che i toni erano proprio da “crociata” clericale. “Metteremo in mora lo Stato” ha tuonato Zaia, “la Regione Veneto ricorrerà alla Corte Costituzionale” ha rincarato. Tutto questo naturalmente perché le scuole cattoliche battono cassa e risentono dei tagli nonostante le, molte, leggi fatte a loro favore, la più abnorme la 62/2000 che nella definizione di “scuola pubblica”fa rientrare anche quelle paritarie, pur essendo queste “private”.
Fa bene Zaia a ricorrere alla Corte Costituzionale, così gli spiegheranno che la scuola privata, per la Costituzione, in Italia è garantita ma senza oneri per lo Stato. Tradotto: chi la vuole se la paghi, d'altronde chi se la può pagare risolve il problema di figli non proprio dotati a cui bisogna assicurare un pezzo di carta, un diploma a pagamento non si nega a nessuno.
Padova 22/11/2011
Questione di priorità
A far “scoppiare” il dibattito è stato stavolta il nutrito gruppo di Amici del Circolo UAAR di Padova su Facebook. La questione, quella della lubrica idea del vicesindaco Ivo Rossi di riqualificare piazzale Stazione con due statue in arte contemporanea da 150.000 euro che ha fatto arrabbiare i commercianti che vedono ogni giorno un quartiere in degrado e che preferiscono ben altre “opere” di riqualificazione.
E visto il precedente di Roma, il “vespasiano” come in molti l'hanno chiamato (ci si riferisce all'enorme statua dedicata a Giovanni Paolo II, che dire oscena è un eufemismo) chi poteva essere in pole position se non l'onnipresente sant'Antonio da Padova?
Siccome non siamo iconoclasti per partito preso (Prato della Valle ha un suo fascino) mettiamo in chiaro che se anche l'Accademia Galileiana proponesse una scultura per l'illustre scienziato per quella cifra, saremmo contrari comunque. La nostra moralità ce lo impone. Sì, avete capito bene, gli atei-agnostici hanno una propria etica (si veda l'ultimo numero dell'Ateo), a dispetto dei continui attacchi di papa Ratzinger che taccia i non-credenti con ogni epiteto. Decisamente, a Padova ci sono ben altre priorità che buttare i soldi della collettività per opere assolutamente superflue. Si investisse in cultura, in tempo libero per i giovani padovani, che una recente ricerca, in particolare riguardante la fascia preadolescenziale sono dipinti come vulnerabili per mancanza di stimoli e luoghi di incontro e soggetti a derive di tipo violento.
Alla Fornace Carotta, qualche giorno fa, si è svolto un incontro della rassegna “La scuola dei Genitori” dedicato a questi problemi. E, naturalmente, tra i presenti c'era un prete, don Daniele Prosdocimo vicario episcopale della diocesi di Padova. Sembra che la pedagogia cristiana sia l'unica alternativa da offrire ai giovani. Fuori dalla parrocchia solo il caos? Ci sembra non sia proprio così. Associazioni e agenzie educative con molto meno di quanto le parrocchie ricevono direttamente ed indirettamente dai soldi dei contribuenti, farebbero, sì “miracoli”.
E poi, scusate la nostra fissazione, cosa può insegnare un prete, celibe per vocazione, a dei genitori? Come chiedere ad un cinese lezioni di arabo...
Padova 10/11/2011
Come gli avvoltoi...
che si avventano sul cadavere! L'immagine è forte, ce ne rendiamo conto, ma forte è la nostra indignazione. Ci sono infatti giunte due segnalazioni da testimoni oculari riguardo ad altrettanti episodi avvenuti durante il rito di congedo nella sala del commiato, di cui è dotato il cimitero maggiore di Padova, altra pietra miliare delle nostre battaglie come Circolo UAAR di Padova.
Apriamo su questo una breve digressione. I lavori della nuova sala del commiato procedono a rilento e soprattutto ci lascia perplessi la capienza (non più di 50-70 persone). Qualsiasi personaggio più o meno noto, avrebbe diritto ad esequie laiche in cui i partecipanti non devono necessariamente stare in piedi o fuori dalla porta; non chiediamo certo “cattedrali” laiche, ma riteniamo che anche la scelta “minimalista” di un progetto la dica lunga sul valore che si attribuisce a riti “altri” che non siano propriamente cattolico-romani.
Ma torniamo ai due episodi dai quali siamo partiti. Primo caso: cerimonia di un pensionato che aveva chiesto espressamente esequie laiche in quanto ateo. Prima ancora che arrivasse la salma, si sono presentati due preti, uno dei quali con paramenti d'ordinanza e un altro in abiti civili, che si sono definiti “amici del defunto”. Il sacerdote con i paramenti ha cominciato a “dirigere” la cerimonia, dando la parola ad alcuni dei presenti che hanno commemorato il defunto. Non appena c'è stato un momento di silenzio e sembrava che nessuno volesse più parlare lo stesso prete ha chiesto a tutti di recitare una preghiera, tra il disappunto di numerosi amici del defunto che sono usciti dalla sala. Non si è capito se l'intervento sia stato una scelta della famiglia ma certamente non era la volontà del defunto.
Un secondo caso analogo in cui un prete ha chiesto ha tutti di recitare un Pater, si è ripetuto qualche settimana fa. Probabile che non siano gli unici casi. Non avremmo nulla da obiettare se dei preti, amici dei parenti o dei defunti, si presentassero in abiti civili per dare l'estremo saluto ad una persona cara. Ma troviamo intollerabile questa “ingerenza” in una cerimonia laica. E ci assumiamo un po' di responsabilità di non avere ancora approntato, come Circolo, un servizio di assistenza per le esequie laiche, mettendo a disposizione un celebrante laico per i “funerali senza dio”, per dirla con il titolo di un noto libro. Proveremo a rimediare.
Padova 02/11/2011
Riflesso condizionato
La recente iniziativa del Consorzio di Promozione Turistica di Padova che ha messo a punto la diffusione del bollino “gay friendly” per quegli esercizi che volessero favorire una sorta di turismo omosessuale ha suscitato dure critiche da parte della chiesa locale che ha bollato l'idea come propagandistica e provocatoria. Francamente non sappiamo quanto un bollino possa aiutare il turismo ma plaudiamo comunque alla possibilità, almeno immaginata, di visite alla città che non abbiano solo scopi eminentemente religiosi, senza peraltro dimenticare che molti omosessuale si definiscono “cattolici”. Un fatto, però, ci preme stigmatizzare: passi che i religiosi locali possano sempre e comunque avere un microfono aperto per dire di chicchessia o di talaltra faccenda attraverso media compiacenti, abituati a mettere in prima pagina anche la visita pastorale del vescovo. Passi pure che come atei-agnostici, non siamo pregiudizialmente contrari ai contenuti espressi in questo o quell'intervento da qualunque parte provengano. E' che nei confronti di santa romana chiesa abbiamo una sorta di riflesso condizionato. E sovente, aldilà delle intenzioni, ci sembra di cogliere l'ipocrisia gesuitica per cui la stessa istituzione ecclesiastica che tuona contro l' l'omosessualità poi è la stessa che dice che bisogna accogliere tutti, omosessuali compresi. Classica distinzione errante/errore? Nulla di tutto questo. La verità che la Chiesa Cattolica, anacronisticamente e caparbiamente, considera l'omosessualità una malattia, nonostante il parere autorevole dell'OMS che dice il contrario. Sul dizionario enciclopedico di teologia morale si legge alla voce omosessualità: “L'omosessualità e qualunque altra aberrazione sessuale che impedisca ad una persona di raggiungere la sua completezza nell'amore matrimoniale o in una vita celibe equilibrata costituisce una grava remora ed un ostacolo allo sviluppo e alla gioia normali”. Ancora il documento “Homosexualitatis problema” della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1986 (con prefetto l'attuale papa) recita a proposito dell'inclinazione omosessuale che “deve essere considerata oggettivamente disordinata”. A fare eco il n. 2358 del Catechismo della Chiesa Cattolica che ribadisce l'inclinazione “oggettivamente disordinata”. Anche questa espressione rivela una profonda (mala)fede, un modo per non dire “peccato”. Pensate se ad un mancino dicessimo: “non c'è niente di anormale nel tuo mancinismo ma la tua inclinazione per la sinistra è oggettivamente disordinata”!.
L'omosessualità, ci dicono gli etologi, pare sia molto diffusa in natura. Il celibato non ci risulta. Non per questo diciamo ai preti che devono essere trattati con compassione per la loro “condizione”, come i preti dicono degli omosessuali. Quando finiranno i religiosi di occuparsi delle questioni che riguardano la camera da letto delle persone? Ne avrebbero di questioni (la Trinità, i miracoli, il primato del papa...) teologiche, mai completamente chiarite, su cui dibattere.
Padova 25/10/2011
Cari lettori…
naviganti della rete, amici e simpatizzanti dell'UAAR, avrete notato che negli ultimi giorni il nostro sito è stato arricchito con nuove “bacheche” e link. Una di queste dà conto delle iniziative in corso a breve: come Circolo, tra le attività di quest'anno, oltre ai tradizionali appuntamenti (Darwin Day, conferenze pubbliche, banchetti, rassegna film a Porto Astra, giornata dello sbattezzo ecc.) vogliamo privilegiare serate “a tema” (il 21 di ottobre c'è l'incontro su “Costantino il Grande (impostore?)”) su argomenti che ci permettano di approfondire le ragioni dei nostri valori etici e filosofici e del nostro impegno laico di fronte alle grandi sfide che ci offre l'attualità.
Quanto alla sede degli incontri di Circolo, ci siamo trasferiti in via Tripoli 3, a Padova. Un'occasione anche per ritrovarsi con quanti vorranno confrontarsi con noi e un luogo facilmente raggiungibile anche da chi abita in città. Su questa lunghezza d'onda, la nascita di un Blog (il cui link trovate in alto a destra) che darà modo a quanti lo vorranno, di interagire con i nostri commenti e i nostri editoriali. Idem per il Guestbook il cui link trovate in basso sulla home page sotto la voce “Contatti”.
Ci sembrava opportuno dare questo segnale di “apertura”, noi che contestiamo spesso ai vari vate religiosi (da Bagnasco a Benedetto XVI) di prediligere i monologhi e sfuggire al confronto. Insomma abbiamo voglia di interloquire con voi, e a quanti vorranno sostenere l'attività del Circolo UAAR di Padova quest'anno, ricordiamo che si è già aperta la campagna iscrizioni, che già negli ultimi anni per numero di aderenti, ci ha dato come patavini non pochi motivi di orgoglio.
Mentre scriviamo queste righe oggi, domenica 16 ottobre, apprendiamo che in via XX settembre nella mattinata è stato inaugurato con tanto di cerimonia militare e alla presenza delle autorità, il monumento restaurato al Bersagliere che ricorda la breccia di Porta Pia. Ci piace ricordare, che il 20 settembre scorso, l'UAAR è stata la sola associazione che ha voluto presenziare con una cerimonia “laica” quell'evento e davanti al monumento campeggia (vedi alla voce “Attività” di questo sito) una nostra corona intitolata ai bersaglieri caduti per restituire Roma al Regno d'Italia, i cui nomi abbiamo letto in quell'occasione. Ancora una volta siamo felici di fare da battistrada.
Così come le nostre battaglie sul crocifisso (oggi sulla Repubblica un lettore scrive ad Augias, io cattolico dicono no al crocifisso negli uffici) o tutto il bailamme sui costi e benefit della Chiesa Cattolica che pesano sulla fiscalità generale di cui i media, con leggero ritardo, si sono accorti mentre sono cose che l'UAAR ripete da anni.
Padova 17/10/2011
Calabrò o colabrodo?
Ritorniamo a parlare di testamento biologico. Lo facciamo perché passata appena qualche settimana dalla mozione del Consiglio Comunale di Padova che chiede: "Al Sindaco e alla Giunta Comunale di disporre, presso la Segreteria Generale, la raccolta e la conservazione delle attestazioni dei cittadini del Comune di Padova che dichiarino di aver depositato la propria dichiarazione anticipata di trattamento presso un fiduciario", in molti si chiedono se, alla luce dell'iter del ddl Calabrò sul fine vita (meglio chiamarlo "contro" il fine vita) passato al Senato e in discussione prossimamente alla Camera, con buone probabilità che venga approvato, quanto deciso da Padova o da altri comuni possa avere ancora senso o si tratta di una battaglia solo di principio. La risposta è decisamente sì. Ha ancora senso.
L'eventuale approvazione della Calabrò, aprirebbe una marea di ricorsi con ottime possibilità che ad averla vinta sia l'autodeterminazione dell'individuo. Perché, prima di tutto, la Calabrò confligge gravemente con l'articolo 32 della Costituzione che stabilisce che a nessuno può essere imposto un trattamento sanitario contro la sua volontà. E quanto ciascuno ha depositato, nel pieno possesso delle sue facoltà, riguardo alla scelta di, per esempio, farsi idratare o procedere alla nutrizione forzosa in caso di situazioni irreversibili, rimane presidio irrinunciabile di libertà e ci pare assurdo che una legge possa decidere sulla pelle di un cittadino, sulla sua coscienza e le sue scelte di vita, assurdo che un medico non debba tenere conto delle volontà del malato. La verità, lo diciamo fuori dai denti, è che il ddl Calabrò è un manifesto ideologico, una sorta di revanscismo clericale postumo contro una società sempre più secolarizzata (per fortuna diciamo noi), alla quale non si perdona di avere vinto battaglie di civiltà come il divorzio e la regolamentazione dell'aborto.
Come UAAR, insieme alle altre associazioni laiche impegnate su questo fronte, difenderemo con i denti le nostre conquiste civili. E se il ddl Calabrò-colabrodo, passasse, speriamo che ci pensi la Corte Costituzionale a stabilirne l'illegittimità.
Padova 10/10/2011
La solita tiritera
L'anno scorso come Circolo UAAR di Padova, abbiamo partecipato alla campagna “Non c'è più religione per chi non la vuole” distribuendo davanti ad alcune scuole della città la cartolina che trovate nella home page di questo sito. Come ogni anno, l'inizio dell'anno scolastico, insieme alle molte problematiche legate ad una scuola pubblica sempre più agonizzante, si ripresenta per i genitori che decidono di non scegliere l'ora di Religione Cattolica (che come sappiamo viene impartita fin dalle scuole per l'infanzia) il muro di burocrazia, di disinformazione (spesso innocente, talvolta no) e tutti gli annessi e i connessi legati all'attivazione dell'Ora Alternativa. La nostra associazione a livello nazionale ha istituito uno sportello, oltre che una mailing list, dedicata proprio a questo ed è sempre pronta a dare consulenza oltre che sostegno legale, a quanti si ritenessero vittime di ostracismo ed abusi. Come circolo padovano siamo disponibili a dare tutte le informazioni utili per potersi barcamenare. Ci arrivano proprio in questi giorni segnalazioni che rivelano una grave carenza di informazioni a riguardo. Alcune hanno anche del paradossale. Come il caso di una classe in cui chi voleva “esonerarsi” dall'ora di religione doveva “pagare” (non si capisce a che titolo) dieci euro! Torniamo alle decime?
Sarà utile rammentare ai genitori non avvalentesi i seguenti punti:
a) Quello di attivare l'attività didattica alternativa alla religione cattolica è un diritto sancito dalla legge e un dovere da parte della scuola che è tenuto a presentare ai genitori all'inizio di ciascun anno scolastico il modello F;
b) Come sancito da diversi Uffici Scolastici Regionali, i costi dell'ora alternativa sono coperti dallo Stato e non gravano sui singoli istituti scolastici;
c) I genitori che scelgono di non far frequentare l'ora di religione, che in orario dovrebbe essere inserita all'inizio o alla fine delle lezioni, possono decidere di ritirare i propri figli in corrispondenza con le predette ore, o richiedere attività didattiche e formative, individuali o di gruppo con l'assistenza di personale docente all'uopo nominato o da ricercarsi tra i docenti che hanno “ore eccedenti” o che si dedicano ai laboratori.
E' bene non lasciarsi troppo influenzare dalle litanie del tipo “non ci sono più soldi” o “la scuola non è attrezzata”. Sprechi e tagli non possono essere recuperati con il venir meno di una dei caratteri fondanti della scuola pubblica: la laicità, che garantisce tutte le diversità.
Gli insegnanti di religione nominati dai vescovi, intoccabili dallo Stato, costano alle nostre tasche almeno 800 milioni di euro l'anno. Si cominciasse da lì a recuperare soldi per le nostre scuole pubbliche. Difficile applicare principi così elementari e così disattesi in una regione come il Veneto, dove assessori regionali in carica fantasticano di regalare bibbie agli alunni o di abolire le scuole materne pubbliche per affidarle ai privati.
Ci aspettiamo ogni anno la solita tiritera riguardo alle presunte difficoltà di garantire l'Ora Alternativa, ma il muro finalmente è stato scalfito,alla faccia dello zelo filoconfessionale di certi politici nostrani che non vogliono smettere di stupirci. In negativo.
Padova 28/09/2011
Registro per il Testamento Biologico. Bene, anzi benino!
E' il caso di dire che la montagna ha partorito il topolino!
Ci riferiamo all'approvazione, da parte del Consiglio Comunale di Padova, riunito martedì 13 settembre scorso fino a notte tarda, non dell'istituzione del "Registro delle Dichiarazioni anticipate di trattamento" anche nella nostra città, come in altrettanti 70 (e forse più) comuni in Italia, ma di una mozione (in cui le espressioni "registro comunale" e "testamento biologico" non sono nemmeno menzionate) che chiede:
"Al Sindaco e alla Giunta Comunale di disporre, presso la Segreteria Generale, la raccolta e la conservazione delle attestazioni dei cittadini del Comune di Padova che dichiarino di aver depositato la propria dichiarazione anticipata di trattamento presso un fiduciario."
La mozione molto più chiara e determinata, stesa da Marina Mancin (Sel) e Daniela Ruffini (Prc), sostenuta anche da 5 esponenti del Pd, è stata respinta grazie ai voti contrari dell'Udc e della Lega, oltre che di 7 consiglieri democratici.
E' questo il risultato di tanti mesi di iniziative portate avanti da un fronte composito di cittadini, forze politiche, associazioni e altre realtà, tra cui il nostro circolo, che ha visto più di 2.000 cittadini firmare per la richiesta dell'istuzione del Registro presso il Comune.
Sarebbe stata una misura necessaria, dal forte sapore simbolico nel momento in cui in Senato comincia l'iter di discussione della legge Calabrò, che va in direzione opposta alla sensibilità della maggioranza dell'opinione pubblica italiana.
Una misura, quella approvata, non sufficiente, monca, viziata dai veti delle componenti confessionaliste bi-partisan, che ha portato all'approvazione di una mozione non concordata, con superflua e risibile dichiarazione di principio contro l'eutanasia (una specifica inutile, visto che la dolce morte è già vietata dalla legge e, soprattutto, nulla ha a che vedere con il registro del testamento biologico), passata con 17 voti a favore, 5 astenuti e 1 voto contrario.
Se non è propaganda, questa...
Una brutta pagina per il PD padovano ancora una volta spaccato tra l'anima cattolica e quella più laica. Una brutta pagina per la giunta di Zanonato che brillava per la sua assenza (con l'eccezione del solo assessore Zan), sottolineata da qualcuno con un "sennò, chi lo andava a dire poi al vescovo?".
Tra pochi giorni commemoreremo (per chi vorrà esserci, martedì 20 in via XX settembre angolo piazza Castello al monumento del bersagliere a partire dalle ore 17,30) l'anniversario della Breccia di Porta Pia con cui il regno d'Italia poneva fine al potere temporale della Chiesa.
Un modo come un altro per rammentare a tutti che questa Repubblica era nata laica, poi venne il fascismo e ottant'anni di genuflessioni...
Padova 15/09/2011
Testo completo della delibera in pdf
A Mestre c'eravamo anche noi
A detta di molti mestrini la manifestazione oceanica di martedì 6 settembre in occasione dello sciopero generale proclamato dalla CGIL ha avuto numeri d'altri tempi. 50.000 persone che tentavano di occupare Piazza Ferretto non si vedevano dagli anni Settanta.
Tra le migliaia di persone con sigle e bandiere, un gruppetto issava cartelli con scritte come "Il papa veste Prada e tu?", o "Non ho Concordato un bel nulla". Eravamo noi, dell'UAAR, che abbiamo tentato, con successo viste le reazioni, di mettere un po' di colore alla manifestazione. Precisiamo: l'UAAR non ha aderito ufficialmente allo sciopero contro la manovra indetta da un sindacato perché questo esula dai suoi scopi sociali. Ma i soci dei Circoli Veneti hanno voluto partecipare a titolo personale per sottolineare come nella manovra di oltre 50 miliardi di euro non cè un centesimo che vada a scalfire le molte prebende che favoriscono la Chiesa Cattolica in questo Paese. Ormai tutta la stampa, opinionisti e gente comune, sta manifestando tutta l'indignazione per l'inconcepibile "flusso" di danaro che viene dato ad una confessione religiosa tra esenzioni fiscali, oneri di urbanizzazione secondaria, 8xmille (lo ripetiamo sempre, anche le quote non dovute), contributi per manifestazioni come il Congresso Eucaristico di Ancona ecc. Di queste ore la notizia che il Comune di Roma ha scoperto diversi casi di attività commerciali di proprietà della Chiesa cattolica (ma anche di quella evangelica metodista) che non pagano l'Ici e ha avviato tramite Aequitalia diversi contenziosi. Si parla di cliniche private, palestre, case per ferie, alberghi. Ma i cattolici non hanno nulla da dire? Come ripetiamo in un vecchio slogan, "la Chiesa si interessa della tua anima: perché vuole i tuoi soldi?"
A Mestre c'eravamo per dire che è bene che a pagare siano le caste prima di tutto. Tra queste quelle ecclesiastiche sono le più odiose anche perché hanno la faccia tosta di fare ad altri "la predica".
Padova 09/09/2011
Le piramidi? Meglio in Egitto!
La torrida estate padovana è stata animata dalla vicenda della cosiddetta "Piramide di luce", una struttura di 7 metri installata a Valnogaredo, sui Colli Euganei. Va bene che tutte le religioni ci insegnano che l'incontro con il divino predilige le montagne, ma ci sembra che i nostri colli tra madonnine in fil d'acciaio e piramidi "energetiche" stiano diventando terre di "colonizzazione" da parte di fedeli e adepti di ogni specie ai quali, sommessamente, andrebbe detto che la salvaguardia del creato è il miglior modo di onorare la divinità e soprattutto che il monte Venda non è esattamente la catena dell'himalaya e tra costruzioni abusive e sculture varie (che non sono esattamente realizzate da Canova) si rischia di stare un po' strettini.
Teniamo sempre a precisare, in questo sta il nostro essere laici, che ognuno deve essere libero di credere in chi e in cosa vuole (nel mondo anglosassone ai giorni nostri il culto Wicca contempla l'esistenza delle streghe) purché senza... costi per la collettività. Soprattutto le "furbate" non ci piacciono. Già strutture meramente commerciali (alberghi, case di vacanze ecc.) gestite dalla Chiesa Cattolica o dalle sue congregazioni (è dibattito di questi giorni quello della "santa evasione") riescono a non pagare l'ICI perché hanno al loro interno una cappellina, agli aderenti dell'associazione "La Piramide di Luce" è andata peggio nonostante, per evitare il prossimo abbattimento decretato dal Tar del Veneto, hanno provato a dire che la loro struttura servisse per "la stagionatura dei salami"! Alle religioni, tradizionali o new age che siano, non manca certo la fantasia. Non fateci dire chi, secondo noi, sono i "salami" che si lasciano imbonire da faccende come questa. E, per quanto ci riguarda, le piramidi è meglio che stiano in Egitto.
Padova 30/08/2011
Barricate per il Santo? No, grazie
E chi siamo noi, direbbe qualcuno. Se i napoletani insorgono per la cancellazione della festa in onore di San Gennaro, i padovani dovrebbero fare altrettanto per lo spostamento della prossima festa in onore di Sant'Antonio che il prossimo 13 giugno 2012 cadrebbe di mercoledì e così verrebbe celebrata la domenica successiva. Questo almeno nei desiderata di qualche presidente dell'Arca (non quella di Noé) del Santo, di religiosi a vario titolo (e con vari interessi presumiamo), e magari in attesa del solito appello dell'immancabile vescovo Mattiazzo, i quali tentano di dar fuoco alle polveri per lo scippo della festa che la manovra del Governo impone in piena logica di austerity.
Per dirla tutta, con eccezione del Santo Patrono, il Governo ha confermato tutte le feste religiose ("intoccabili perché prevista dal Concordato" secondo il ministro Tremonti) mentre saranno cancellate le feste della Repubblica come il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. Con la differenza che queste ricorrenze sono davvero deposito dell'intera Nazione e rappresentano tutti e non solo una parte (i credenti). Il vero vulnus, ove vi fosse, sarebbe proprio al carattere laico, parola sempre più vituperata in Italia, di queste festività. Senza negare, a meno di ipocrite finzioni, che le stesse ricorrenze religiose in realtà di "religioso" hanno sempre meno e diventano occasione di mero svago e diversivo della quotidianità. E va bene così. In fondo anche il Padreterno si riposò il sabato. Ma lui non aveva problemi di far quadrare i conti.
Insomma va bene tutto, ma con i molti problemi che affliggono la nostra città patavina, non chiedeteci di fare le barricate per Sant'Antonio. Lo spostamento alla domenica? Ce ne faremo una ragione.
Padova 22/08/2011
Le falsità di Gianni Toffali
Certi giornalisti bisogna anche capirli. In estate, tranne qualche episodio eclatante di nera o il solito caldo afoso come non si vedeva da un secolo a questa parte, di notizie ce ne sono ben poche. A Gianni Toffali, che scrive sul Gazzettino, gli perdoniamo volentieri la banalità con cui è riuscito a parlare della pluricampionessa Federica Pellegrini, accusata dopo avere vinto una delle due medaglie d'oro a Shangai di avere innalzato al cielo due vistose corna in segno di vittoria mentre sarebbe stato meglio se si fosse fatta il segno della croce.
Premesso poi che farsi il segno della croce per molti sportivi in certi contesti è pura scaramanzia e poco c'entra, a nostro parere sia pur ateo-agnostico, con la fede. Ma assolutamente gratuito e menzognero è il riferimento che Toffali fa nell'articolo riguardo agli atei che secondo lui, portano volentieri cornetti in tasca per scacciare malocchio, iella, sfortune e maledizioni. Non sappiamo quali atei Gianni Toffali frequenti. Di certo, noi dell'UAAR, abbiamo tenuto a mantenere nel "NOME" la specificazione che oltre ad atei ed agnostici siamo anche razionalisti, e da sempre denunciamo il carattere superstizioso ancora presente in molte fasce della popolazione, che sovente le religioni, cristiana compresa, non aiutano certo a contrastare.
Insomma, Toffali, stavolta ha proprio sbagliato bersaglio. Gli suggeriamo, per quanto riguarda magie, malocchi, amuleti e compagnia cantante di rivolgersi al noto esorcista padre Amorth, che ne sa, e ne pratica, molto più di noi. Come atei abbiamo una miriade di difetti; ma siamo abbastanza adulti da non credere alle favole.
Padova 11/08/2011
Il bello della “diretta”
Abbiamo appreso che domenica scorsa un parroco, don Giuseppe Cassandro, della chiesa di sant'Ambrogio di Pionca, ha annunciato ai fedeli dal pulpito liturgico le sue dimissioni, per i suoi contrasti con il sindaco a proposito di una faccenda legata all'acquisto da parte del Comune dell'asilo parrocchiale da ristrutturare, che però non avrebbe coperto per l'intero pattuito la spesa necessaria alla ristrutturazione esponendo la parrocchia ad un prestito ponte di circa 600.000 euro. Storie di presunte promesse non mantenute, di asili parrocchiali formalmente comunali, di interessi privati in contrasto con gli interessi pubblici.
Sulla cosiddetta sussidarietà una nostra idea ce l'abbiamo. Per una trattazione esaustiva sull'argomento rinviamo all'articolo del nostro segretario nazionale Raffaele Carcano “Tutti pazzi per la sussidarietà” pubblicato nel sito nazionale UAAR.it. Il volontariato, se volontariato è, non dovrebbe pretendere nulla dallo Stato, altrimenti non si capisce perché le istituzioni pubbliche non dovrebbero con i propri mezzi sopperire ai bisogni delle fasce cosiddette deboli. E, come si dice talvolta, lo Stato non è in grado di far fronte a quei bisogni e allora si affida alla buona volontà di tanti enti caritativi ed associazioni che si occupano del sociale, quantomeno sarebbe il minimo pretendere la “pari opportunità” per tutti i soggetti in campo senza la solita corsia preferenziale alle chiese e, segnatamente, a quella cattolica. Vinca, come negli appalti, il più capace, il più affidabile, il meno oneroso per la collettività e sopratutto quello che rispetta meglio la pluralità delle visioni religiose e delle concezioni atee delle famiglie italiane; perché chi non è cattolico deve affidare l'educazione dei suoi figli a chi ha per scopo l'educazione religiosa cattolica dei bambini?
Dopo il merito della questione, entrando sulle modalità, ci lascia perplessi la scelta di don Cassandro, che, peraltro a casa sua può fare quello che vuole. Ma considerare una celebrazione liturgica, che nonostante siamo atei ci pare di ricordare è “il memoriale della morte e resurrezione di Cristo”, alla stregua di un reality show, per fare annunci ad effetto, ci è sembrato un po' sopra le righe. Con un risvolto finanche comico: le dimissioni da parroco a causa dei contrasti con il sindaco assomigliano troppo alla separazione dalla moglie perché si è litigato con il superiore al lavoro! Ma questo è il bello della... diretta. In quest'Italia in cui nessuno vuole lasciare la propria “poltrona” ben vengano anche le dimissioni di un parroco accalorato. Anche se, potendo scegliere, preferiremmo che gli ecclesiastici lo facessero quando sono anche solo sfiorati da accuse gravi come quelle legate alla pedofilia e non pretendessero coperture da quella Chiesa che per troppo tempo ha pensato che nascondendo la polvere sotto il tappeto la casa potesse rimanere pulita.
Padova 04/08/2011
Libertà di espressione
Abbiamo avuto segnalazione da parte di un automobilista di alcuni cartelloni, che sembra campeggino da diverse settimane nelle strade della Padana inferiore e nella Romea verso Chioggia, che raffigura la Madonna con Gesù bambino in versione pro-life. La curiosità ha prevalso e siamo andati a verificare. Ne abbiamo rintracciato uno tra Este e Montagnana all'altezza di Megliadino San Fidenzio. Davvero stupefacente. Lo slogan è il seguente: “500 figli nostri non indosseranno queste scarpette nemmeno oggi”. Le scarpette si trovano metà sopra un prato verde su cui campeggia la scritta “Sì alla vita”, un'altra parte si trova sopra un terreno arido, sovrastato da un “No all'aborto”. In calce in numero verde Sos Vita. L'iniziativa è a firma Movimento Giovani Regina dell'Amore. Presumiamo uno dei tanti rivoli del Movimento per la Vita, sapete quello che in maniera un po' invasiva, per usare un eufemismo, entra negli ospedali per protestare contro le pratiche abortive, senza il minimo rispetto per le donne che, con sofferenza, scelgono la strada irta e difficile dell'interruzione di gravidanza. E in Italia ci è andata di lusso finora. Negli USA alcuni aderenti ai movimenti Pro-Life ammazzano medici, minacciano pazienti per... difendere la vita!
Ma torniamo al nostro cartellone mariano. W la libertà d'espressione, per quanto l'abbiamo trovato pacchiano e di cattivo gusto. Immaginiamo che la Madonna dovrebbe stare dalla parte delle donne che soffrono. Quando qualche mese fa nella diocesi di Recife in Brasile una bambina di soli 9 anni fu fatta abortire dopo che si è scoperto avere una gravidanza a seguito delle violenze sessuali a cui l'aveva sottoposta il patrigno, il vescovo locale, card. Sobrinho, scomunicò tutti, medici, familiari, bambina compresa (dimenticandosi di scomunicare lo stupratore) perché “l'aborto è un crimine più grave dello stupro”. Storia vecchia ma in linea con la tradizione ecclesiastica. Anche sant'Agostino riteneva che stupro ed incesto fossero “meno gravi” di masturbazione e omosessualità. Ci piace pensare, riguardo al fatto brasiliano, che la Madonna forse starebbe con la bambina e non il troppo zelante e cinico successore degli apostoli.
Ribadiamo, nulla quaestio. Il Movimento Giovani Regina dell'Amore usi i suoi soldi come meglio crede. Ci preme però far notare che quando abbiamo come UAAR, con un'idea partita da Padova, fatto un contratto con l'agenzia che aveva in appalto la pubblicità degli autobus cittadini per far circolare per una settimana a Genova un autobus tutto coperto da un cielo azzurro con nuvolette bianche e la scritta, sul retro e sui fianchi; “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”, esponenti della gerarchia cattolica fecero scoppiare un putiferio, con una campagna che determinò, oltre che una insperata visibilità, la disdetta del contratto da parte dell'agenzia pubblicitaria. E quando un circolo UAAR di un'altra regione, in autostrada volle mettere uno striscione con la scritta “Le religioni dividono. L'ateismo unisce”, il vescovo di quella città chiese alle autorità locali che fosse rimosso.
Noi non faremo nessuna campagna contro i cartelloni Pro-Life, la nostra laicità ci impone il rispetto dell'altrui pensiero. Ma non possiamo accettare che ancora una volta in questo Paese le opinioni dei credenti, meglio se cattolici apostolici romani, debbano, per qualche arcana ragione, avere più legittimità rispetto a quelle dei non credenti. E che il “vilipendio della religione” possa essere considerato più grave dell'abuso della “credulità popolare”.
Padova 27/07/2011
Il sindaco e il “buon senso”
L'ordinanza del prefetto di Padova datata 4 luglio 2011 ha suscitato qualche malumore rispetto alla blindatura di alcune piazze del Listón e il rispetto del diritto costituzionale alla libertà di espressione. Il provvedimento distingue tra manifestazioni “statiche” e “dinamiche” e per quelle statiche contempla limitazioni per numero di partecipanti. Quanto a Piazza Erbe, Frutti e dei Signori, si legge che le iniziative di carattere politico verranno limitate a determinati orari e giorni e i cortei limitati alla sola zona viaria. L'ordinanza va nella direzione della salvaguardia della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica ed anche in quella di permettere la libera circolazione del tram. Non siamo, in linea di principio, contrari a che le nostre piazze vengano tutelate come bene della collettività. Facciamo però osservare che in linea di massima le manifestazioni e i cortei “dinamici” più di routine hanno carattere eminentemente religioso, festa del Santo docet. Siccome nel documento prefettizio si parla genericamente di manifestazioni “politiche” c'è da credere che i cortei religiosi sfuggano a questa categoria. Almeno sulla carta. Perché chiediamo: il Family Day, organizzato dalla Chiesa Cattolica con preti e suore al seguito, era o no una manifestazione politica? Insomma, ci sembra, ancora una volta che in questo Paese ogni occasione è buona per ricordare che ci sono cittadini di serie A – i credenti cattolici e i loro mentori – e cittadini di serie B – tutti gli altri, segnatamente i laici e non credenti.
Poi è arrivata la parola risolutiva del sindaco Zanonato a rassicurare tutti. L'ordinanza del Prefetto era “un atto dovuto” ma non cambia nulla. Per quanto riguarda permessi e diritto di manifestare, ci si regolerà come sempre. E qui si conia una nuova categoria nell'ordinamento giuridico: il “buon senso”. Che ci ricorda troppo da vicino quello che viene, ancora, chiamato il “comune senso del pudore” che nessuno ha mai capito chi lo stabilisca.
In uno Stato a sovranità limitata come VaticanItalia, anche una parola innocente come “buon senso” rischia di essere pericolosamente ambigua. Uno Stato autenticamente laico dovrebbe avere regole certe, restrittive od estensive, erga omnes. Ma dopo l'approvazione alla Camera della legge sulla tortura di Stato, altrimenti chiamata Calabrò, siamo ancora uno Stato laico?
Padova 16/07/2011
And no religion too?
Alcune ricerche sui media indicano che i programmi di cronaca nera sono quelli più visti dagli italiani. Sarebbe già per noi questa una ragione sufficiente per non occuparcene. Se lo facciamo questa volta, malvolentieri, in primo luogo perché il fatto truculento riguarda la nostra città e in secondo luogo per la circostanza che più che il fatto in sé – la morte di una giovane mamma scannata dal marito geloso, le dichiarazioni allucinanti di un mediatore culturale sulla lapidazione poi ritrattate su cui stendiamo un velo pietoso, pensando in particolare alla vittima e alle vittime 'collaterali', la figlia di 6 anni di Fatima Chabani - ci preme sviluppare delle riflessioni che sgorgano spontanee.
Sappiamo già a quello a cui state pensando: la solita litania contro le religioni. Sì, ma non solo. Crediamo di essere intellettualmente onesti nel considerare come una storiaccia come questa, o come quella di due genitori musulmani che circoncidono un bambino in casa mettendo a repentaglio la sua vita di cui abbiamo parlato in un editoriale precedente, se riguarda immigrati presenti nel nostro Paese non ci spinge a speculazioni di sorta. Nella 'civilissima' Italia, un giovane 'normale' può, come è successo pochi giorni fa, uccidere a coltellate un caro amico, e violentare e soffocare la sua ex fidanzata senza un apparente 'perché'. La carrellata degli orrori, basta leggere i quotidiani che con gusto quasi maniacale vi ci soffermano, non è esclusiva di alcune etnie o classi sociali. Ma, chissà perché – lo diciamo con ironia amara – dove la provenienza culturale collima con un forte influsso della religione, la violenza è quasi 'naturale' e facilitata. Il virus incubato dalla religione si chiama patriarcato e cioè misoginia, prepotenza maschile in famiglia e in società. Le religioni monoteistiche, in particolare la triade Ebraismo-Cristianesimo-Islam, in questo realizzano un “ecumenismo” insperato: il disprezzo per la donna, la sua inferiorità rispetto all'uomo, la sua subalternità nella scala sociale è sancito dalle Scritture, dove stupro, incesto, lapidazione per la donna infedele, poligamia in un'unica direzione – sempre a favore dell'uomo – è consuetudine a meno di improbabili arrampicate sugli specchi.
Lo Stato laico, per sua stessa natura, è tollerante e “relativista” riguardo alle scelte etiche dei singoli. Ma, come ha spiegato efficacemente in un articolo sull'Ateo n. 3/2004 Valerio Pocar uno dei nostri presidenti onorari, lo Stato laico se è neutrale rispetto alle opinioni dei singoli, che possono decidere se essere integralisti o tolleranti nella loro vita privata, non può esserlo riguardo ai comportamenti che, come quelli integralisti, possono mettere a repentaglio le regole costituzionali su cui si fonda la libertà collettiva.
Ecco perché le nostre riserve sulla religione, sulle religioni in generale, in particolare riguardo a quelle come quella cristiano-cattolica o musulmana che pretendono di sancire per tutti convinzioni che appartengono alle opinioni di alcuni, non devono essere scambiate per disprezzo contro le singole persone. E in ogni caso, nessuna violenza, in nome di alcun dio, può essere mai tollerata. Ma temiamo bisognerà ancora aspettare che il mondo si liberi dalle sue paure perché la profezia lennoniana del 'and no religion too' si avveri.
Da parte nostra se pure crediamo che ci sia del vero nell'espressione homo homini lupus, riteniamo altresì come atei ed agnostici che extra hominem nulla salus, l'unica salvezza possibile per l'uomo può venire dall'uomo e dall'esercizio prudente e saggio della sua facoltà più nobile: la Ragione.
Padova 01/07/2011
Visti da fuori
Nel corso dei consueti banchetti che come Circolo siamo soliti fare nel periodo estivo, ospiti di associazioni, partiti o istituzioni – gli inviti per fortuna non mancano, talvolta però pesano anche gli “inviti mancati”, ma non ci teniamo a essere simpatici a tutti – ci è capitato più di una volta di imbatterci in persone che più di altre esprimono sorpresa nell'incontrarci.
In particolare ci vengono in mente tre incontri. Il primo con un ragazzo italiano “cervello in fuga”in Belgio, Paese di comprovata laicità, che prima di augurarci “buona fortuna” ha sottolineato come nella realtà che lo ospita, pure in preda a mille problemi – da molti mesi manca un governo che metta d'accordo le due enclave – con una tradizione cattolica consolidata, la Chiesa è molto sensibile alle pressioni dell'opinione pubblica, con riferimento espresso alla torbida vicenda degli abusi sessuali di matrice ecclesiastica, con vescovi e sacerdoti sotto inchiesta, costretti quanto meno alle dimissioni.
Il secondo incontro è stato con una ragazza spagnola, talmente meravigliata che “nel Paese che ospita il Vaticano” possa militare un'associazione atea che ha voluto a tutti i costi immortalarci a mo' di souvenir. Ci raccontava poi che in Spagna, dove pure c'è una gerarchia cattolica molto forte che tenta in ogni modo di contrastare il governo di Zapatero, benché quest'ultimo sia un po' in affanno, è sicura che i “diritti civili conquistati” non verranno messi in discussione da alcun successore, neanche il più conservatore.
Il terzo incontro è avvenuto con un attempato e simpatico signore originario di un Paese arabo-mediterraneo, da tempo residente in Italia, il quale avvicinatosi al nostro banchetto ha detto con un certo orgoglio: “Sono arabo ma anche ateo” e “sono felice di poterlo dire qui perché altrove rischierei la pelle”. Ci ha poi spiegato come, nel suo Paese di origine, se è consentito essere più o meno “laici” e cioè più o meno devoti rispetto al culto e alle pratiche religiose, essere atei è ancora un tabù. Perfino qualcuno di noi, caduto nella trappola arabo = musulmano, ha avuto modo di meravigliarsi della sua meraviglia.
Riflessione, amara, a tergo. Rispetto a Belgio e Spagna ci siamo sentiti in un altro...pianeta. Quanto al Maghreb, sembra più vicino che mai; anche da noi essere dichiaratamente atei – fatto per lo più tollerato se circoscritto alla sfera privata – è ancora un tabù.
Motivo in più perché l'UAAR continui a esistere.
Padova 26/06/2011
Padova città del Santo? Sì, no, forse
L'annuale sacra kermesse delle celebrazioni antoniane di giugno con annessi e connessi si è conclusa con il consueto bagno di folla. Ancora l'anno scorso ci eravamo espressi riguardo al cosiddetto 'culto delle reliquie' attraverso una lettera inviata al Mattino, suscitando la reazione indignata di un lettore al quale abbiamo, o meglio avremmo voluto, controreplicare. Trovate tutto su questo sito nella sezione Contributi. Questa volta abbiamo preferito glissare. Conosciamo la posizione di quanti, pur riconoscendo qualche eccesso devozionale alla festa del Santo che la assimilerebbe più a folklore che ad opera di culto, sostengono che le celebrazioni sono occasioni per richiamare turismo a Padova. Certo, ma allora se il problema ruota tutto attorno al fattore pecunia, la festa in onore a sant'Antonio non sarebbe molto diversa da una qualsiasi sagra della salsiccia o di un concerto della popstar di turno. Quello su cui cerchiamo di porre all'attenzione, e ci auguriamo che questo non dispiaccia ai credenti più sinceri, è il discorso sulla qualità dell'evento più che sulla quantità di incassi e/o prenotazioni.
E negli stessi giorni in cui a Padova si concludevano le celebrazioni, in una chiesa della California veniva trafugata – come per la 'lingua' qualche anno addietro – una preziosa reliquia del Santo che ha gettato nello sgomento la comunità dei devoti. Il rettore della Basilica del Santo di Padova ha voluto, con una nota alla stampa, lanciare un appello perché se il gesto è stato compiuto a fini estortivo-criminali stavolta non venga chiesto alcun riscatto senza escludere che possa trattarsi del gesto di uno squilibrato. Ci verrebbe da optare per la seconda possibilità. Se fosse verosimile un furto su commissione finalizzato alla richiesta di un riscatto dovremmo poi considerare l'eventualità che altri 'squilibrati' potrebbero essere disposti a pagare una somma per reimpossessarsi del feticcio dai magici poteri, all'alba del terzo millennio.
Nulla di personale, davvero, con sant'Antonio da Padova, che pure è un santo che ci piace – provate a leggere i suoi sermoni contro l'opulenza degli ecclesiastici: chissà oggi cosa direbbe – ma continueremo, come atei e agnostici, a preferire che Padova non sia considerata solo la città del Santo; questa è anche la città di Galileo, insigne scienziato che traghettò il Seicento nella modernità, di Pomponio de Algerio, giovane studente messo al rogo dall'Inquisizione per le sue convinzioni che non volle mai abiurare e di cui una targa al Bo ne ricorda il sacrificio e molti altri che troviamo nel mausoleo di Prato della Valle.
Allora...W il Santo, ma viva anche tutti gli uomini liberi che, in nome della scienza e delle proprie idee filosofiche, hanno onorato questa città rendendo un po' migliore il mondo.
PD 21/06/2011
Dalla parte dei bambini
C'è chi ancora non ci conosce, o non ci conosce abbastanza bene. Chi pensa agli atei e agli agnostici spesso immagina che pratichiamo una sorta di religione “capovolta” oppure che militiamo in una vera e propria anti-chiesa. Rassicuriamo tutti. Non esiste una “dottrina ufficiale” dell'ateismo o un Manifesto dell'agnosticismo. Il nostro segretario nazionale Raffaele Carcano ama ripetere che esistono tanti ateismi e tanti agnosticismi quanti sono gli atei e gli agnostici. E a legare gli uni e gli altri solo l'attributo “razionalisti” declina meglio il nostro tipo di non credenza. Il senso dell'UAAR in Italia è unicamente quello di chiedere che atei e agnostici non siano discriminati come cittadini rispetto ai credenti. Davvero tutto qua. Se ci fosse una legislazione che favorisse gli atei rispetto a chi pratica una religione, saremmo i primi ad essere in disaccordo. Aborriamo l'ateismo “di Stato” almeno come la religione “di Stato”.
Ma facciamo finta per un attimo di essere quello che non siamo, accettando la caricatura, sovente in malafede, che spesso ci fa chi vuole denigrarci. Nonostante il nostro fondamentalismo, il nostro invasamento, l'anticlericalismo e il laicismo viscerale che ci viene rimproverato, chiediamo: avete mai sentito di atei che fanno la guerra agli agnostici in qualche parte di mondo? O di un ateo iper-razionalista che sgozza il proprio figlio perché non vive più secondo la retta ragione? O di un pedofilo membro dell'UAAR dei cui crimini si chiede la segretezza?
Si tratta di una provocazione, certo. Ma è di questi giorni la notizia, data dal Gazzettino, di un bambino di pochi mesi che nel padovano ha rischiato di morire perché i suoi genitori, musulmani osservanti, gli avevano praticato la circoncisione in casa. Ebbene, nonostante la nostra miscredenza, possiamo ben dire che come atei e agnostici forse abbiamo il senso del “sacro”. Questa sfera riguarda non certo l'empireo ma i bambini, la loro integrità psicologica e morale oltre che fisica. Per questi motivi esprimiamo seri dubbi sull'opportunità di insegnare la religione ai bambini, di sottoporli a rituali più o meno magici in base alle convinzioni dei genitori. Siamo fermamente convinti che le religioni siano diseducative per lo sviluppo di personalità critiche e libere e quanto ai riti imposti, ci fermiamo volentieri alle...vaccinazioni obbligatorie.
I bambini non dovrebbero essere né cristiani né musulmani (ma neanche atei, non insegniamo ai nostri figli a non credere in Dio!) come non dovrebbero essere liberali o comunisti. Bisognerebbe insegnare loro a capire e a ragionare non a credere e ad obbedire ciecamente. E le nostre ossessioni e le nostre superstizioni non trasferiamole a loro. Se da grandi vorranno battezzarsi o circoncidersi avranno il tempo e la libertà di farlo. Tutto qui. Bisogna essere atei per capirlo?
PD 12/06/2011
11 Giugno. L’importanza di esserci
Anche quest’anno motivo di soddisfazione è per il nostro circolo essersi confermato per numero di iscritti tra i primi a livello nazionale. In ragione del raggiungimento di questo obiettivo, abbiamo pensato di arricchire la tradizionale assemblea annuale dei soci, in programma l’11 giugno prossimo, dando ad essa un carattere più festaiolo del solito: la festa del socio, appunto.
Così, questo importante appuntamento, occasione unica per gli iscritti di esprimere con il voto il senso di partecipazione ad un’associazione in continua crescita, si svolgerà con un'appendice culinaria inedita, una cena magrebina preparata da un vero e proprio maestro della cucina mediterranea (potete sin da subito dare la vostra conferma di partecipazione telefonando al circolo al num. 3772106765). L’impronta conviviale della giornata non deve oscurare l’importanza dell'assemblea. I soci quest’anno oltre ad eleggere il nuovo coordinatore e il nuovo cassiere di circolo, saranno chiamati anche ad esprimere un attivo con più componenti, organismo di direzione collegiale la cui istituzione è stata deliberata nell’ultimo Congresso nazionale, con il quale si intende articolare, per aree di interesse, il lavoro dei soci attivi. In soldoni, ciò significa maggiore democraticità nelle decisioni, migliore coordinamento nelle scelte di indirizzo per l’efficacia delle nostre iniziative e, ci auguriamo fortemente, la possibilità di vedere accresciuta la partecipazione, con energie nuove che portano avanti nuove proposte.
Insomma, come soci attivi, non ci basta più una “delega in bianco” da parte degli iscritti. Sappiamo che per molti di loro è impossibile partecipare con continuità alla vita del circolo (ma non sanno cosa si perdono.... in fondo ci si diverte anche...). Ci permettiamo di ricordare a tutti gli altri che anche una collaborazione saltuaria, ad “eventum”, ci sgraverebbe di qualche onere. Il Darwin Day, le serate a tema in sede, il Cinema (quest’anno è partita la prima rassegna con un ottimo riscontro di pubblico), i banchetti (in questi giorni siamo alla festa ASU in golena san Massimo), lo sbattezzo, le conferenze pubbliche, la campagna occhiopermille, l'aggiornamento del sito web, ecc. sono tutti appuntamenti che vorremmo mantenere e magari incrementare. Ma dipende anche dal sostegno che ci viene dal "capitale umano”. Perché, diciamola tutta, siamo un' associazione di promozione sociale riconosciuta ma non ci occupiamo esattamente di lotta al cancro e di infanzia abbandonata, incassando consensi trasversali e aiuti in tutti i canali. Siamo fastidiosi, anti-estetici, denunciamo cose che politici e chiese non vogliono sentirsi dire, e non è mai facile trovare spazi e possibilità di intervento. Continuare a sperare che questo possa essere un paese laico, quindi democratico, dipende anche da te. Se vuoi darci una mano. Non possiamo fare festa l’11 giugno senza…il protagonista.
PD 30/05/2011
L’ossessione del crocifisso
Ce n’eravamo fatti una ragione. La sentenza della Corte di Strasburgo sul crocifisso, pensavamo mettesse fine ad una lunga querelle, che aveva visto un piccolo Davide ovvero una famiglia di nostri soci, contro il “Golia” Vaticano, governo Italiano, e altri Paesi – che in verità non brillano per tolleranza riguardo alle minoranze -.
Stavolta però Golia ha vinto. Con la sensazione, singolare, che alla fine a “difendere” il crocifisso siano stati gli atei-agnostici. Non sembri un paradosso. Abbiamo sempre pensato che essendo un simbolo religioso, dovesse stare nelle chiese non nelle aule scolastiche di uno stato laico, quindi pluralista. Sono gli altri che hanno voluto fare del crocifisso una simbolo politico ed identitario, confondendo Dio con Cesare. Nelle ultime settimane si sono visti in Veneto presidenti di Regione, assessori regionali e provinciali, indossare i panni dei “crociati”. Si sono anche presi la briga di spendere soldi pubblici per acquistare crocifissi artigianali da regalare ai presidi. Un’operazione propagandistica che ha visto, giustamente, l’indignazione dei credenti “veri”, che non ci stanno a vedere un simbolo che amano buttato nell’agone delle campagne elettorali.
Per quanto ci riguarda, continueremo a dire che quel simbolo non ci rappresenta, e al contempo invitiamo certi politici -politicanti a fare meno professioni di fariseismo e ad occuparsi dei problemi veri della collettività.
PD 21/05/2011
Il Papa e i Pink Floyd
Non appaia troppo ardito l'accostamento. La recente visita di Benedetto XVI ad Aquileia e Venezia, in pompa magna, ha suscitato vivaci proteste da parte dei “Cristiani di base” che hanno poi deciso di non partecipare alla messa per i costi eccessivi dell'evento usando proprio l'espressione “trattato come una rockstar”.
Ci pare di ricordare che qualche anno fa, delle rockstar vennero proprio a Venezia, i Pink Floyd, ed anche allora fu evento con una marea di appassionati venuti da tutta Italia. Allora forse non furono stanziati 380 mila euro al valore attuale e in lire per la sicurezza, né predisposti quasi mille agenti tra cui 30 sommozzatori, agenti in borghese, cecchini sui tetti, sigillati i tombini. Non furono donate a David Gilmour & Co. automobili a spese del Comune, come è stato fatto con la papamobile da 25 mila euro che Venezia ha voluto regalare al Vaticano, uno dei primi tre broker mondiali in fatto di turismo. Non ci risulta che coloro che arrivarono avessero sconti sulla Ztl, né che il biglietto venisse ridotto e ripartito sulla fiscalità generale. Né ancora che le spese per il concerto fossero attinte dal fondo della Protezione Civile per le grandi calamità (un modo diverso per dire “grandi eventi”?) come si fa sempre più spesso per le visite del papa, i congressi eucaristici ecc.
A scanso di equivoci: non abbiamo nulla in contrario che un capo di Stato straniero - sia pur di uno Stato molto particolare in cui una religione si “fa” Stato e uno degli ultimi monarchi assoluti dell'Occidente che assomma a sé tutti i poteri e dove è bandita la democrazia – venga a visitare le città italiane. Ma in tempi di ristrettezze per gli Enti Locali costretti a tagliare servizi essenziali per i cittadini, palchi milionari, menù principeschi e altre amenità, ci sembrano un tantino inopportune. Per questo a Mestre c'eravamo anche noi come UAAR. Per tutta la settimana precedente la visita di Ratzinger, abbiamo inaugurato la “settimana della laicità”. E il 30 aprile scorso, i Circoli del Friuli e del Veneto hanno simbolicamente “occupato” piazza Ferretto tutto il giorno con i loro 8 gazebo, ognuno improntato su tematiche quali 8 per mille e spese confessionali, assistenza morale laica negli ospedali, testamento biologico, ecc. per ricordare che c'è un’Italia “altra”, dialogante, interessata a diritti civili, che non ama i “monologhi”. E durante la kermesse papale, un po' defilati, c'eravamo ancora a raccogliere le firme per chiedere che il Comune di Venezia rendesse noti i costi “pubblici” di questa visita, funambolica, ricca di effetti speciali ma che tradisce la crisi profonda di una istituzione che, secondo una recente indagine, in base al numero di vocazioni e fedeli effettivamente praticanti e osservanti, è in profondo declino.
E consentiteci, dovendo scegliere, tra Benedetto XVI e i Pink Floyd, optiamo per Gilmour & Co.
PD 14/05/2011