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Circolo UAAR di Padova, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, www.uaar.it/padova/

Il Tribunale di Padova: «attivare l'ora alternativa è un obbligo»

L'ora alternativa è un diritto, e ogni scuola è obbligata a garantirla. È quanto ha stabilito il Tribunale di Padova, accogliendo il reclamo presentato dai genitori di una bambina frequentante una scuola primaria statale della città veneta. Mentre ai suoi compagni era impartito l'insegnamento della religione cattolica, l'alunna era stata costretta prima a rimanere in classe, poi a trasferirsi in classi parallele, senza che l'istituto provvedesse ad attivare le lezioni alternative richieste.

Secondo il tribunale, la loro attivazione costituisce invece un obbligo, e la scuola ha pertanto praticato nei confronti della bambina una doppia discriminazione, «nell'esercizio del diritto all'istruzione e alla libertà religiosa». Per questo «comportamento discriminatorio illegittimo» l'istituto e il ministero dell'istruzioni sono stati condannati anche al pagamento della somma di 1.500 euro.

«Dopo quello sul crocifisso, è un altro importante risultato ottenuto dall'UAAR, che ha sostenuto tecnicamente ed economicamente il ricorso», commenta Raffaele Carcano, segretario dell'associazione: «spiace solo che, per rendere veramente laico questo paese e per vedere riconosciuto un diritto fondamentale, sia stato necessario ancora una volta rivolgersi alla giustizia».

Comunicato stampa dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti




Precisazioni dell'avvocato.

Lettera inviata ai quotidiani locali e non pubblicata.

Con riferimento alle dichiarazioni del Dirigente scolastico Giovanni Zannoni pubblicate da "Il Mattino di Padova" il 10 agosto 2010 a pagina 15, in nome e per conto dei miei assistiti preciso che, prima di agire giudizialmente, i genitori hanno sollecitato ripetutamente la scuola ad attivare le attività didattiche e formative alternative all'insegnamento della religione cattolica. I solleciti sono stati regolarmente protocollati dall'amministrazione scolastica.

Non corrisponde al vero, pertanto, che i genitori non abbiano cercato un "dialogo" con la scuola.

E' vero, invece, che è stata la scuola ad "ostinarsi" nel negare alla bambina un diritto che le spettava, _costringendo_ i genitori a ricorrere al Tribunale, visto che - contrariamente a quanto affermato dal dirigente scolastico - alla data di deposito del ricorso (18 aprile 2010) la scuola persisteva nella condotta discriminatoria, ed anche successivamente alla notifica del ricorso non ha attivato l'ora alternativa. Quanto alla carenza dei fondi, l'esistenza di stanziamenti per l'insegnamento dell'ora alternativa è confermata dallo stato di previsione del Ministero dell'istruzione e dalla documentazione prodotta nel giudizio dalla stessa amministrazione resistente.

Tanto dovevo.

Avv. Fabio Corvaja




Per una scuola senza discriminazioni e umiliazioni

Lettera spedita ai tre quotidiani locali e pubblicata in parte da "il mattino" del 19/10/10 a pagina 20

L’UAAR, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, è un'Associazione di Promozione Sociale riconosciuta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ha soci in tutta Italia, ma nacque a Padova oltre venti anni fa, per difendere la laicità del nostro Paese: nonostante la religione di Stato sia stata abolita nel 1984, le istituzioni pubbliche si comportano infatti come se ancora ci fosse.

In molte città, tra cui Padova, è riuscita ad ottenere una sala per i funerali civili, per non discriminare chi non appartiene alla religione cattolica. Ha ottenuto dal Garante della privacy il diritto allo sbattezzo”, ossia l'elementare diritto umano di abbandonare una confessione religiosa quasi sempre imposta e a non essere più considerati dallo Stato come appartenenti ad essa.

Nel novembre 2009 ha ottenuto dalla Corte di Strasburgo la sentenza che riconosce come violazione della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali (documento che l'Italia ha firmato come membro fondatore e che lo Stato della Città del Vaticano non ha mai sottoscritto) l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche.

Grazie all'UAAR il crocifisso non è presente nelle aule del tribunale di Padova. La sua esposizione in tali luoghi istituzionali comunica ai cittadini che il proprio Stato è più vicino ad alcuni rispetto che ad altri; il nostro impegno è quello di toglierlo da tutte le aule dei tribunali italiani.

L'UAAR ha lanciato il “Darwin Day, una giornata per la scienza”, in tutta Italia.

E ancora siamo quelli degli “ateobus”, coloro ai quali è stato negato il diritto di dire, con messaggi su mezzi pubblici pagati a nostre spese, che LA CATTIVA NOTIZIA È CHE DIO NON ESISTE. QUELLA BUONA È CHE NON NE HAI BISOGNO: a dimostrazione che in Italia non c’è rispetto per le norme della Costituzione sulla libertà di espressione del pensiero, ed in particolare è permesso dire e insegnare nella scuola pubblica che Dio esiste, ma non ci si può azzardare a dire il contrario.

Il nostro sportello “SOS laicità” riceve centinaia di richieste di aiuto da cittadini vessati da istituzioni pubbliche che attuano comportamenti discriminatori su base religiosa. In particolare sono tante le proteste per le discriminazioni sulla pelle dei bambini di famiglie non cattoliche nelle scuole pubbliche: dai tre anni di età, per due ore la settimana, i bambini di chi sceglie di non sottoporli all'insegnamento della religione cattolica sono discriminati e umiliati, perché privati dell'insegnamento alternativo che spetterebbe loro, parcheggiati in altre classi o sottoposti, in un angolo della propria classe, all'insegnamento cattolico.

La scusa principale per cui i dirigenti scolastici non attivano l’ora alternativa è che non ci sono fondi: la risposta di uno stato civile, soprattutto in un periodo di sacrifici, sarebbe quella di abolire l'anacronistico istituto della religione cattolica nella scuola statale, svolto da insegnanti scelti dal vescovo e pagati dallo Stato. Il risparmio potrebbe arrivare ad un miliardo di euro l'anno.

Nell'attesa che ciò avvenga, e auspichiamo al più presto per evitare l'assurda situazione in cui ogni famiglia ottenga a spese dello Stato l'ora della propria religione o della propria concezione del mondo, l'UAAR difende concretamente i diritti civili dei cittadini atei e agnostici.

Faremo infatti in modo che non ci siano più casi di discriminazione per bambini e ragazzi le cui famiglie hanno richiesto l'insegnamento alternativo alla religione cattolica. Difenderemo in tribunale altre famiglie che non si arrenderanno alla scusa dei “fondi mancanti”.Scusa che di fronte al giudice si è rivelata inconsistente: il Ministero dell'Istruzione mette infatti a disposizione per la regione Veneto appositi finanziamenti anche per assicurare la cosiddetta “ora alternativa”. I dirigenti scolastici devono semplicemente fare il loro dovere e attivarla, garantendo il diritto costituzionale all'istruzione e quello della libertà religiosa, che include la libertà dalla religione: all'inizio del prossimo anno scolastico tutti coloro che hanno richiesto l'insegnamento alternativo alla religione cattolica dovranno averlo.

L'UAAR ha fatto in modo che questo sia un diritto conclamato.



Lettera inviata a "il mattino" e pubblicata in parte il 18/08/10

Si impone la necessità di una replica alle palesi inesattezze esposte dal lettore Andrea Cattelan sul giornale del 15 agosto, giustificabili in chi non ha dimestichezza con le questioni che ruotano attorno alla nostra scuola pubblica.

La tira anche un po' troppo per le lunghe, per sostenere nella sostanza almeno due principi sbagliati, o quantomeno assai opinabili: che la religione cattolica sia una materia culturale (vada gentilmente a documentarsi su quali sono i programmi ministeriali della “materia”), e che sulla sua “valenza culturale” nelle scuole debba decidere il Parlamento, ossia una maggioranza politica. E tira in ballo l'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) che avrebbe lo “scopo di eliminare dalla scuola italiana l'ora di religione”. Eh sì, certo, ma sarebbe opera meritoria, essendo l'irc presente fin dall'asilo (due ore addirittura), prima ancora che inizi l'indottrinamento nelle parrocchie. Come neanche i talebani nelle madrase.

Ebbene no, non è un “tormentone giornalistico”, o ferragostano, quello che riguarda da qualche anno l'ora di religione a scuola, i suoi problemi e la sua sedicente valenza educativa. E' il puro e semplice paradosso che il crocifisso sia un (anzi il) simbolo di laicità: un asserto che si deve martellare nei massmedia fino a farlo diventare senso comune. Analogamente, bisognerà ripetere che anche gli atei credono in qualcosa di più alto e di diverso dalla ragione, l'unico dogma che quei dannati rispettino. Per non parlare dell'immaginario valore pedagogico della fede religiosa, da inculcare dalla prima infanzia. Inoltre, si è chiesto il defensor fidei, che accusa di voler addirittura “discriminare l'irc”, perché i difensori della legalità (e di elementari principi liberali) devono per forza scegliere la “strada giudiziaria” se vogliono far valere il diritto delle minoranze? E' noto che la possibilità di scelta se avvalersi o meno dell'irc a scuola non è frutto d'una sentenza della Corte Costituzionale, ma del Concordato craxiano; ed è notorio che la scelta degli avvalentisi, almeno fino all'adolescenza, non è degli alunni bensì dei genitori. Sicché le ultime polemiche circa l'ora alternativa che non si può o non si vuole istituire nonostante le sentenze dei tribunali, i crediti scolastici dell'irc e consimili privilegi confessionali non fanno che avvalorare la natura squisitamente giuridica di questi dati “sensibili”.

A difesa di tutti, specialmente delle minoranze. Argomenti sui quali, come già sui temi etici di fine vita e dell'embrione, non è chiamata a decidere una maggioranza parlamentare, soggetta inevitabilmente a spinte e pulsioni demagogiche. Altro che “dittatura della minoranza”! In Italia più che mai e più che altrove, sembra prevalere oggi un senso comune (e rassegnato) di illegalità, per non dire di criminalità diffusa, che si riverbera persino sulle agenzie educative. Non sarà certo l'Ora Alternativa ad invertire l'andazzo; eppure va fatto qualche piccolo passo per far valere la laicità delle Istituzioni. Secondo Costituzione. Almeno nella scuola.

Luciano Franceschetti